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I 5 migliori film di Hayao Miyazaki
I 5 migliori film di Hayao Miyazaki
lunedì 13 novembre 2017 alle 16:16
In occasione dell’uscita in sala di Never-Ending Man: Hayao Miyazaki, documentario dedicato al grande maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, che dopo aver annunciato il suo ritiro a seguito del suo film Si alza il vento pare proprio averci ripensato, ecco la nostra top 5 tra i film del genio dello Studio Ghibli, a insindacabile giudizio della redazione.
Il castello errante di Howl
Molti degli elementi della poetica di Hayao Miyazaki sono presenti in questa complessa pellicola dalla trama leggermente intricata: i castelli volanti, le giovani intraprendenti, le stregonerie, le creature della mitologia giapponese, l’amore tormentato tra due giovani. Ma anche il tema della guerra come nemesi dell’uomo: il mago Howl si trasforma in uccello che interviene nei bombardamenti che stanno distruggendo il mondo. Non a caso, Miyazaki dichiarò di essere stato condizionato anche dai fatti tragici della guerra in Iraq. Un (nuovo) classico dello Studio Ghibli e dell’immaginario steampunk, tratto dall’omonimo romanzo inglese del 1986 di Diana Wynne Jones, sapientemente rimaneggiato dallo stile del maestro nipponico e costellato di personaggi diventati iconici, dal demone del fuoco Calcifer allo spaventapasseri Testa di Rapa.
 Qui la nostra scheda completa del film.
Ponyo sulla scogliera
Il mare è per la cultura giapponese un nemico terribile e, allo stesso tempo, l’amico più prezioso: per questo Hayao Miyazaki ha voluto raccontarne l’ambivalenza in questo film, in assoluto quello visivamente più ancorato (all’interno della sua opera) alla tradizione illustrata nipponica. Le onde del mare che si accavallano e si inseguono, ipnotiche e terribili a un tempo, sembrano uscite da una stampa di Hokusai e il mondo acquatico è ritratto in modo stilizzato e bidimensionale.
 Qui la nostra scheda completa del film.
Il mio vicino Totoro
Un delicato inno alla scoperta della natura come elemento taumaturgico e una poesia sull’incanto dell’infanzia che riesce ad abbellire con la sua purezza anche il dolore. Il mio vicino Totoro insegna ai bambini l’ineluttabilità della sofferenza, da affrontare a testa alta, aiutati dalla propria immaginazione. Il nume dei boschi, lo smisurato Totoro (da tororu, l’equivalente giapponese di troll, storpiato dalla piccola Mei) regala alle bambine dei semini da piantare, distraendole dalla condizione della madre e rendendole felici della loro nuova vita all’aria aperta. Poco importa che sia sogno o realtà, Totoro è il compagno protettivo e rassicurante che ogni bambino, e più di un adulto, vorrebbe avere accanto nella vita. Indimenticabile la scena della fermata dell’autobus, con il Gattobus che passa a recuperare Totoro: la sua figura è talmente radicata nell’immaginario collettivo giapponese che esistono alcune fermate con una gigantografia del personaggio sotto la pensilina.
 Qui la nostra scheda completa del film.
Princess Mononoke
Chi si era abituato a un Hayao Miyazaki “semplicemente” sognante e delicato, dopo Principessa Mononoke è costretto a ricredersi: il cineasta nipponico dà qui vita a uno dei suoi film più crudi, dove anche i dettagli scabrosi non sono per nulla nascosti. Scontri violenti e teste mozzate riescono a non disturbare lo spettatore, ma anzi diventano necessari strumenti per le poetiche parabole animate tipiche del regista. La morale pacifista ed ecologista, già presente in Nausicaä della Valle del vento (1984), non è totalmente abbandonata, anzi è ulteriormente approfondita e sviscerata. L’eroina che si aggira per i boschi cavalcando lupi e salvando animali e piante è il simbolo di un’umanità spirituale ancora attenta alla natura. Mononoke è un’eroina femminile, indipendente e forte (topos ricorrente in Miyazaki), protagonista di un ottimo film d’avventura e di azione in cui l’aspetto visivo è importantissimo, ricco di sequenze da ricordare e valorizzato da una grande cura di ogni dettaglio.
 Qui la nostra scheda completa del film.
La città incantata
Uno splendido affresco ispirato dal folklore giapponese, popolato da tutte le creature, demoni e spiritelli, che ne animano racconti e leggende. Il più grande film di Hayao Miyazaki è un indimenticabile campionario di personaggi, teneri e feroci, buffi e temibili, che si imprimeranno per sempre nella mente dello spettatore: dai minuscoli Makkurokurosuke, spiritelli del carbone già incontrati anche ne Il mio vicino Totoro (1988) al “senza volto” Kaonashi, un divoratore compulsivo, dal drago-bambino Haku al ragno antropomorfo Kamaji. È Chihiro, l’unica umana “normale”, a essere l’outsider della città incantata, guardata con sospetto e curiosità dai suoi bizzarri abitanti. In nome dell’amore, per i genitori ma anche per il nuovo amico Haku, la ragazzina imparerà a mettere da parte le proprie esigenze e addirittura la propria identità, costretta a prendere in mano le redini della situazione e, dunque, a crescere. Il geniale contesto dell’impianto termale per divinità diventa così lo sfondo per le frenetiche avventure di Chihiro, ma anche il pretesto per una serie di gag esilaranti che parodizzano in qualche modo il business degli umani.
 Qui la nostra scheda completa del film.

Articolo di Redazione