La locandina del film "Lo chiamavano Trinità..."
Una scena di "Lo chiamavano Trinità..."

Il solitario avventuriero Trinità (Terence Hill), conosciuto come “la mano destra del diavolo” per la sua abilità di pistolero, va a trovare il fratello Bambino (Bud Spencer), altrettanto abile ladro di cavalli e sedicente sceriffo di un piccolo villaggio. A dispetto dei loro piani da mascalzoni, si troveranno a difendere una pacifica comunità religiosa vessata dal prepotente Maggiore Harriman (Farley Granger).

Lo chiamavano Trinità è la consacrazione definitiva di una delle coppie cinematografiche italiane più amate di sempre, Bud Spencer e Terence Hill, chiamati a interpretare due improbabili fratelli. Antieroi a tutto tondo, fuorilegge dal cuore d'oro, dal pugno facile e dal grilletto miracoloso, i protagonisti formano un'irripetibile associazione a delinquere a fin di bene, disegnando per entrambi i personaggi due profili piacevolmente contrastanti: tanto l'uno è svelto, donnaiolo e pronto a cacciarsi nei guai, quanto l'altro è pigro, inamovibile, desideroso di tranquillità ma incapace di non supportare il fratello nelle sue follie. Indimenticabile l'incipit con Trinità che dorme trascinato dal cavallo sulle note del celeberrimo commento sonoro omaggiato anche da Quentin Tarantino in Django Unchained (2012), ma sono molte le sequenze riuscite: dallo scontro coi rozzi messicani di Mezcal (Remo Capitani) alla padella di fagioli divorata dal cowboy in un batter d'occhio. Uno spaghetti (o forse meglio dire fagioli) western in perfetto equilibrio fra comicità e azione, con qualche ingenuità da filmetto nazional-popolare. Anche se le intenzioni di Barboni (accreditato come E.B. Clucher) erano quelle di realizzare un film serio (e a dimostrarlo non manca qualche morto ammazzato), lo straordinario successo di pubblico fu regalato proprio dall'irresistibile ilarità scatenata dai siparietti fra i due iconici protagonisti. Seguito da Continuavano a chiamarlo Trinità (1971).

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