La locandina del film "Fellini Satyricon"
Una scena di "Fellini Satyricon"

I due giovani spregiudicati Encolpio (Martin Potter) e Ascilto (Hiram Keller) si rendono protagonisti di svariate peregrinazioni e disavventure di natura tragica, grottesca, villana, erotica nella Roma neroniana. Un universo rovesciato volgare e sboccato, seducente e oscuro, simile a un girone infernale.

Federico Fellini trasfigura il Satyricon della scrittore romano Petronio Arbitro (26 d.C. – 66 d.C.) reinventandolo sequenza per sequenza. Se l'originale aveva molto da dire sulla società del tempo, i suoi vezzi e i suoi vizi, all'autore romagnolo interessano più che altro le pulsioni mortuarie del mondo di oggi: Roma si tramuta così in uno sfondo macabro e debordante, pregno di colori saturi che assumono connotazioni sinistre. Domina incontrastato il senso per l'invenzione arbitraria e personale, al servizio di una messa in scena di crudezza visionaria e di grande livore. Un'opera zeppa di simboli estremi, eccessiva, ridondante, in cui la manipolazione della pagina scritta conserva sempre un preciso costrutto. La pienezza psicanalitica e mitologica di questo esercizio onanistico non ha perso fascino, nonostante il passare degli anni metta in luce qualche forzatura di troppo (soprattutto nella ricerca del finale). La scena del Minotauro fu creata completamente dal nulla, mentre quella della cena di Trimalcione è una delle più fedeli al testo di Petronio. Nomination all'Oscar per la miglior regia.

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