La locandina del film "Manchester by the Sea"

Manchester by the Sea

Manchester by the Sea

Dopo l’improvvisa morte del fratello maggiore Joe (Kyle Chandler), Lee Chandler (Casey Affleck), un idraulico di Boston, si ritrova costretto a fare ritorno nella propria città natale, Manchester-by-the-Sea: scoprirà di essere diventato il tutore legale del nipote sedicenne, Patrick (Lucas Hedges).

Il regista newyorkese Kenneth Lonergan, autore anche dello script, dirige Casey Affleck in un dramma intenso e non retorico, capace di equilibrare al meglio disadattamento privato e tragedia familiare, solitudine estrema e legami tra consanguinei da riabilitare a dispetto di un passato che tutto sembra fare fuorché rimarginare ferite più che mai aperte. Tali delicate tematiche, piuttosto consuete ma non semplici da maneggiare, trovano buona sintesi nella sceneggiatura, che ha dalla sua il pregio dell’essenzialità e della giusta distanza, aliena dagli eccessi tipici delle drammaturgie troppo scaltre e indisponenti. Il risultato è un'opera immersa fino al collo negli umori marginali, gelidi ma comunque toccanti, della provincia americana, raffigurata in tutta la sua dolente mestizia: un nord-est statunitense minimale e fin troppo ordinato e ordinario, capace tuttavia di splendere di luce propria tanto nei dettagli ambientali (le case colorate, gli scorci da costiera scandinava) quanto nella messa a punto delle sfumature caratteriali e psicologiche dei singoli personaggi. Fin dalle primissime inquadrature, estremamente seducenti dal punto di vista visivo, la regia di Lonergan spicca per il tono maturo e autunnale di ogni singola immagine, in bilico tra nostalgia ovattata e tristezza spudorata, tra vocazione pittorica e sguardo obliquo su una comunità come tante. Apprezzabile prova d’attore del protagonista Casey Affleck, qui davvero ai suoi massimi in un ruolo sfaccettato e sgradevole, pieno di trappole e non semplice da gestire. Il film poggia tutto sulle spalle e sulla vocazione disillusa e respingente del suo Joe; peccato per qualche passaggio di scrittura qua e là convenzionale e fin troppo studiato a tavolino nel suo programmatico cinismo. Presentato con successo nel 2016 al Sundance, al Toronto Film Festival e, in Italia, alla Festa del Cinema di Roma. Prodotto da Matt Damon (che avrebbe dovuto interpretare il protagonista e che ha avuto il final cut sul film) e da John Krasinski. Due Oscar: miglior attore a Casey Affleck e miglior sceneggiatura originale.

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