La locandina del film "Miami Vice"
Una scena di "Miami Vice"

I detective della polizia di Miami, Sonny Crockett (Colin Farrell) e Ricardo Tubbs (Jamie Foxx) si infiltrano nell'organizzazione criminale di Arcangel Montoya (Luis Tosar) che trasporta droga negli Stati Uniti. La situazione si complica quando Sonny finisce con l'innamorarsi, ricambiato, della donna di Montoya, Isabella (Gong Li). Il braccio destro del boss, Josè Yero (John Ortiz) sospetta della buona fede di Crockett e Tubbs, riesce a smascherarli e medita vendetta.

Michael Mann porta sul grande schermo il celebre serial degli anni '80 (di cui era uno degli autori e produttori), riprendendo i personaggi e attualizzando ambienti e atmosfere. Non un remake o un semplice adattamento: la derivazione televisiva è poco più che un pretesto per proseguire la sperimentazione estetica legata al digitale HD già avviata con Collateral (2004) e fornire uno sguardo personalissimo e innovativo sulla contemporaneità. Adottando una narrazione complessa che sfrutta sottotracce e parallelismi interni, il regista utilizza prevalentemente il linguaggio visivo, grazie a una mirabile e mai banale costruzione delle inquadrature e a un utilizzo sempre sorprendente della macchina da presa, per raccontare la frammentarietà e la precarietà del presente. Anche l'apparente freddezza con cui vengono tratteggiati i personaggi e i loro rapporti interpersonali è in realtà funzionale alla descrizione di un mondo velato di malinconia e romanticismo inespresso e inesprimibile, in cui le conflittualità psicologiche e i sentimenti sono più propensi a implodere che non a manifestarsi apertamente. Straordinario l'apparato visivo che unisce suggestioni notturne a squarci lirici. Un'opera straniante, sfuggevole e adrenalinica, capace di osare al di là di ogni moda e convenzione. L'edizione home video americana presenta una director's cut da 140 minuti con una diversa sequenza iniziale. Fotografia di Dion Beebe.

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