Il regista Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) convive con i diversi satelliti che gli gravitano attorno, dagli ecclesiastici alla moglie remissiva e fedele (Anouk Aimée), dall'amante focosa (Sandra Milo) ai ricordi variopinti di un'educazione e un'istruzione repressive. Passando per una presenza femminile misteriosa ed eterea (Claudia Cardinale) e un film da farsi che però sembra non esserci più.

La monumentale autobiografia di un genio in forma di racconto polifonico. Il testamento artistico multiforme di un autore che si dona al mondo non risparmiando nulla della magnifica integrità delle sue bugie quotidiane. è il film in cui verità e menzogna coincidono magistralmente e la realtà e la finzione cessano per sempre di essere distinguibili. Guido, regista debilitato in modo mellifluo dalla malinconia e dall'indolenza ma anche suadente e sfaccettato nell'animo, è per Federico Fellini molto più di un alter-ego o di un transfert. È il veicolo attraverso cui far passare un flusso di coscienza prepotente, nel quale le luci e le ombre del mondo felliniano dialogano le une con le altre, delineando una sorta di moderno romanzo cinematografico in prima persona. L'avanguardismo radicale nelle mani svagate e profonde di Fellini diventa autoanalisi, psichiatria sorniona, svelamento del proprio stesso ego che si guarda allo specchio. Il regista, profondo sostenitore della ricchezza inesauribile della superficie, dà vita a una ronda di personaggi teneri, intristiti e indulgenti che è forse la più ombelicale e allo stesso tempo irrinunciabile della storia del cinema, con momenti di sano godimento per l'invenzione (l'astronave) e sprazzi di onirismo che non è mai stato così carnale (si veda la sequenza iniziale del sogno, entrata di diritto nella storia del cinema): il visionario, dopotutto, è l'unico realista. Due Oscar, ai costumi di Piero Gherardi e al miglior film straniero. Il titolo fa riferimento alle regie di Fellini firmate fino a quel momento, dato che Luci del varietà (1950) era stato co-diretto con Alberto Lattuada. Per il protagonista Fellini aveva pensato, si mormora, anche a Laurence Olivier e a Charlie Chaplin.

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