La locandina del film "Il padrino"
Una scena di "Il padrino"

New York, 1946. Don Vito Corleone (Marlon Brando), onnipotente boss mafioso siculo-americano, rifiuta di aprirsi al mercato della droga nonostante le pressioni delle altre famiglie criminali. Da questa decisione scaturirà una violentissima guerra tra gang, che vedrà emergere la figura di Michael Corleone (Al Pacino), figlio di Vito inizialmente lontano dall'universo mafioso.

Pietra miliare del cinema americano e architrave della cosiddetta New Hollywood, Il padrino (sceneggiato da Francis Ford Coppola insieme a Mario Puzo, autore del romanzo omonimo) è il film che rilanciò il business delle mega-produzioni americane e che, soprattutto, fece entrare nell'immaginario collettivo il mondo della mafia siciliana. Il culto della famiglia, il parallelismo con la politica, lo sfarzo, l'economia intesa come scambio di favori reciproci e il capitalismo di relazione, dopo l'uscita del film sono diventati un fenomeno pop. La pellicola ha influenzato tutto il cinema successivo sui gangster e anche, paradossalmente, il reale mondo della criminalità, che ha cercato di emulare le gesta dei Corleone nell'estetica e negli atteggiamenti. Lugubre e solenne tragedia shakespeariana, dal ritmo sostenuto e dall'atmosfera cupissima (splendida la fotografia di Gordon Willis), il film di Coppola è un'acuta riflessione sulla permeabilità del male come forza endemica che riesce a insinuarsi anche tra le maglie degli animi all'apparenza più miti e insospettabili. Così il fardello che Michael si trova a ereditare, dopo aver lungamente cercato di evitarlo, si fa strumento rivelatore di un'efferatezza feroce e sopita che logora e condanna alla solitudine. Emerge, inoltre, un confronto-scontro tra due diverse modalità di pensiero e azione: più votata alla salvaguardia dell'onore e di principi considerati sacri quella della vecchia scuola incarnata da don Vito; pragmatico, cinico e spietato è invece il modus operandi delle nuove leve, indifferenti a derive amorali in nome del perseguimento di un obiettivo. Strepitosa prova di attori con un Brando che giganteggia anche quando rischia di gigioneggiare. Il film lanciò il giovane Al Pacino e tutta una generazione di attori destinati a entrare nella storia del cinema, da Diane Keaton a Robert Duvall. Tre Oscar: miglior attore protagonista a Marlon Brando, miglior sceneggiatura e, soprattutto, miglior film. Con due seguiti.

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