La locandina del film "Quarto potere"
Una scena di "Quarto potere"

Dopo la morte del magnate Charles Foster Kane (Orson Welles), il giornalista Thompson (William Alland) è chiamato a indagare sulla sua vita e a scoprire il senso dell'ultima parola pronunciata prima di spirare, Rosabella (Rosebud in originale). Thompson incontrerà il braccio destro di Kane, Bernstein (Everett Sloane), il suo miglior amico, Leland (Joseph Cotten), la sua seconda moglie, Susan (Dorothy Comingore), e il maggiordomo Raymond (Paul Stewart).

Folgorante esordio di Orson Welles, all'epoca venticinquenne e reduce dai successi del Mercury Theatre, nonché dallo scandalo suscitato dal leggendario scherzo radiofonico ispirato a La guerra dei mondi. Considerato uno dei migliori film mai realizzati, Quarto potere è sicuramente uno dei titoli più importanti nella storia della settima arte per la sua capacità di rivoluzionarne profondamente il linguaggio, segnando di fatto la nascita del cinema moderno grazie a uno sperimentalismo che indaga tutte le potenzialità espressive della macchina da presa e della messa in scena. Così, il racconto in flashback, guidato da molteplici punti di vista (in cui uno stesso episodio può essere raccontato da due prospettive diverse), si fa portatore di una polifonia narrativa funzionale nel cercare di restituire la complessità e la confusione del reale attraverso lo stile. Gli stacchi sono ridotti allo stretto indispensabile, sostituiti da un montaggio interno alle inquadrature garantito da una mobilissima macchina da presa e dall'uso di riprese lunghe che favoriscono l'unità di tempo, mentre l'utilizzo della profondità di campo (grazie allo straordinario lavoro del direttore della fotografia Gregg Toland) permette un uso insolito degli spazi scenici e sfida l'attenzione dello spettatore, chiamato a cogliere dettagli significativi. Un realismo inseguito attraverso la finzione e i trucchi del cinema, un inganno veicolato dalla fantasia e dalla creatività che infrangono regole consolidate in nome di un gioco stimolante e beffardo; come beffardo è il destino di Kane, vero e proprio alter ego di Welles, personaggio bigger than life, ambizioso e geniale, megalomane ma inconcludente, disperatamente bisognoso di affetto eppure incapace di amare, refrattario a compromessi e ad accettare condizioni imposte da altri, condannato per questo alla solitudine e alla sconfitta. Per realizzare questo film, Welles firmò un contratto che gli garantì totale libertà e l'ultima parola sul montaggio finale, privilegi che il cineasta non ottenne mai più in tutta la sua carriera. Oggetto di svariati boicottaggi (il principale guidato dal magnate William Randolph Hearst, cui il personaggio di Kane è velatamente ispirato), accolto con freddezza dal pubblico e dalla critica americana ed europea (celebre la stroncatura di Jean-Paul Sartre), premiato con un solo Oscar (quello per la miglior sceneggiatura andato a Welles e Herman J. Mankiewicz) su nove nomination, Quarto potere ha visto, col passare del tempo, riconosciuto meritatamente il proprio status di capolavoro assoluto e di opera imprescindibile per chiunque faccia, studi o, semplicemente, ami il cinema.

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