La locandina del film "Signore & signori"
Una scena di "Signore & signori"

Tre episodi. Toni Gasparini (Alberto Lionello) fa credere al suo medico (Gigi Ballista) di essere impotente in modo da sedurne la giovanissima moglie (Beba Loncar); Osvaldo Bisigato (Gastone Moschin) si innamora della bella cassiera Milena (Virna Lisi), lascia la moglie oppressiva (Nora Ricci) e crea uno scandalo; un contadino (Carlo Bagno) decide di denunciare i ricchi signori che hanno approfittato della figlia sedicenne, ma rinuncia quando la signora Gasparini (Olga Villi) gli offre una ingente somma di denaro.

Germi prosegue la sua lucida e corrosiva analisi sociale sull'Italia del tempo, affrontando la piccola borghesia di una città del Veneto (con ogni probabilità Treviso) mettendone in luce le ipocrisie e il fatuo perbenismo. Lo squallore della provincia è reso attraverso una galleria di personaggi meschini e grotteschi, perfidi e spietati, benestanti ma sostanzialmente infelici e moralisti. Gli unici che sembrano in qualche modo salvarsi dinnanzi a questo campionario di mostri dalla faccia per bene sono i protagonisti del secondo episodio, due ingenui e teneri innamorati che si trovano a lottare contro tutti gli ostacoli che una società rigidamente cattolica, conformista e puritana, impone, uscendone sconfitti. La satira di Germi e degli sceneggiatori Luciano Vincenzoni, Age e Scarpelli scandaglia con ironia sagace e amaro disincanto tutti i componenti di questo avvilente quadro umano senza risparmiare nessuno: quindi le donne dispotiche o frustrate si mostrano più incisive e feroci dei rispettivi uomini, così come contadini e giornalisti non fanno certo una figura migliore degli avidi e presuntuosi borghesi. L'episodio che vede protagonisti Gastone Moschin e Virna Lisi trae ispirazione e rilegge in chiave farsesca e malinconica il soggetto de L'uomo di paglia (1958), film firmato sempre da Pietro Germi. Palma d'Oro a Cannes ex aequo con Un uomo, una donna (1966) di Claude Lelouch.

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