La locandina del film "Viale del tramonto"
Una scena di "Viale del tramonto"

Los Angeles. Giovane sceneggiatore disoccupato, Joe Gillis (William Holden) finisce per caso nella villa di Norma Desmond (Gloria Swanson), ex diva del cinema muto che vive sognando un utopico ritorno sulla scena: si farà convincere, in cambio di denaro, a trasferirsi da lei e ad aiutarla nella stesura di una roboante sceneggiatura da sottoporre alla Paramount.

Immortale capolavoro del cinema americano degli anni '50 e una delle più importanti pellicole cinematografiche di sempre, Viale del tramonto è, con ogni probabilità, il miglior film realizzato da Hollywood su se stesso e sullo star system, antesignano di una serie di altre opere più o meno riuscite, da I protagonisti (1992) di Robert Altman a Mulholland Drive (2001) di David Lynch, fino ai più recenti The Canyons (2013) di Paul Schrader e Maps to the Stars (2014) di David Cronenberg, che hanno riflettuto sul mondo funereo, malato ma anche affascinante del cinema americano e del divismo. Girato da Billy Wilder (qui all'apice della sua carriera) con un registro anomalo, che fonde il dramma, la commedia, ma anche il noir e atmosfere lugubri tinte quasi di horror (tendendo a una fusione totale di tutti i generi classici inventati da Hollywood), Viale del tramonto descrive il cinema come una grande fabbrica di sogni e di schegge di immaginario collettivo (le strade di cartapesta degli studi della Paramount che, nella vita del personaggio di Nancy Olson, costituiscono i luoghi d'infanzia, se non proprio i luoghi dell'anima del passato), mettendone contemporaneamente in risalto l'anima oscura nella stigmatizzazione di semidei abbandonati come relitti. E a un contenuto di straziante verità va ad aggiungersi la scelta, radicale e coraggiosa, di adottare il punto di vista di un morto, ulteriore prova del collasso di un mondo in putrefazione. Buona parte del cast recita in chiave metacinematografica: Gloria Swanson fu davvero una star del cinema muto degli anni '10 e, prima di Viale del tramonto, non girava un film da 15 anni; Erich von Stroheim, qui nei panni del misterioso autista della diva decaduta, fu uno dei più grandi registi del cinema muto americano degli anni ‘20, ostracizzato da Hollywood a seguito della nascita del sonoro ma soprattutto in quanto autore scomodo, poi reinventatosi attore negli anni '40; Buster Keaton, genio comico degli anni '20, qui appare come uno dei “fantasmi” del passato che si ritrovano a giocare a bridge a casa di Norma Desmond. Cameo del regista Cecil B. DeMille (che consacrò la carriera della Swanson sul finire degli anni '10) nei panni di se stesso. Fotografia di John F. Seitz, musiche originali di Franz Waxman e costumi di Edith Head. Epocale, per nulla scalfito dallo scorrere del tempo, inserito dall'American Film Institute al 16° posto dei migliori film americani di sempre, ricevette 11 nomination all'Oscar, portandone a casa tuttavia solo tre (miglior sceneggiatura, miglior scenografia, miglior colonna sonora).

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