Da ormai diversi anni longtake cura una parte del corso di Film Critic & Festival Programmer della Civica Scuola Luchino Visconti di Milano. Durante le lezioni abbiamo chiesto alle studentesse e agli studenti di scrivere una loro recensione personale di un film a loro scelta. Ecco quella di Eraserhead scritta da Andrea Alessandro Triacca.
Lynch schiaccia lo scarafaggio di Kafka, e ne riscrive una versione più insidiosa e palpabile.
Prima pellicola del regista dell’onirico, con la quale entrerà a gamba tesa nell’industria cinematografica con un film oscuro, criptico e insidioso. Un'opera magistrale, fatta a strati, che lascia libera interpretazione allo spettatore che rimane scioccato o anche turbato per tutta la sua durata. Un lungometraggio che analizza la paura dell’individuo nell’incapacità di aderire ai rapporti famigliari, sia direttamente come padre, sia indirettamente come marito. Una forte citazione alla poetica kafkiana nelle ambientazioni e nelle angosce che abitano la psiche dei personaggi.
Henry Spence dovrà fare i conti con la solitudine e la sua alienazione - affine a quella di Gregor Samsa - trovandosi scomodo nel mondo su cui poggia i piedi, dove però, al contrario del testo letterario del 1915, a incarnare la paura del diverso e dell’ignoto non è il protagonista stesso bensì il feto alieno presentato nel film come suo figlio.
Eraserhead è un sogno febbrile, un incubo senza risveglio, perchè nel film il mondo reale e quello dell’onirico vengono completamente sovrapposti e ribaltati. L’incubo è quindi la vita che deve affrontare Henry, arredata di quegli oggetti confusi e mistici che il regista usa magistralmente per dar forma alle paure che si sviluppano nel sistema limbico del protagonista, e la morte può essere l’unico ‘risveglio’ verso una realtà forse più dolce, come recita quella grottesca figura che con voce angelica ricorda al protagonista che ‘in heaven, everything is fine’.
Il regista conferma la sua incredibile capacità di dar vita all’invisibile e a ciò che non è tangibile, definendo le forme degli incubi che dilagano nella mente umana. Lynch crea un suo Demiurgo, che al contrario del modello Platonico, si priva del bene come suo unico fine, inventando un incubo fatto di caos e paure. Un demiurgo cattivo, che può essere individuato sia nella figura misteriosa che abita il pianeta, e che muove le leve a suo piacimento per scombussolare le anime dannate che vivono sotto il suo controllo, ma anche nella figura stessa di Henry Spence, un creatore quasi più inconsapevole che cattivo direttamente. Se nella versione platonica il demiurgo plasma l’utile e ne crea vita, qua al contrario questo malvagio creatore prenderà la vita di Henry, plasmandola in utile.
Ci troviamo quindi di fronte a un film sicuramente criptico, e non facile da digerire, che si insinuerà attraverso le orbite nella nostra psiche, rendendoci inermi e sopraffatti, proprio come il povero Gregor Samsa.
Andrea Alessandro Triacca