DIALOGHI ALLA 52. MOSTRA DEL NUOVO CINEMA, QUANDO LA CRITICA CINEMATOGRAFICA E’ REALIZZATA CON MEZZI CINEMATOGRAFICI
08/07/2016

La tavola rotonda Critofilm – Cinema che pensa il cinema, tenutasi ieri mattina in Pescheria – Centro Arti Visive, si è aperta con Bruno Torri che ha ricordato il primo critofilm presentato a Pesaro nel 1966, Il cinema di Pasolini (Appunti per un critofilm) di Maurizio Ponzi. Adriano Aprà, curatore della sezione e, assieme a Torri, moderatore del dibattito, ha evocato l’origine italiana del termine critofilm, attribuita a Carlo Ludovico Ragghianti (1952) e ha aggiunto: “consiglierei ai giovani che vogliono fare critica di abbandonare la carta stampata e di fare film, critofilmâ€.

Sono intervenuti, Frédérique Devaux e Michel Amarger(Cinéxperimentaux 9: Stephen Dwoskin), Samuel Alarcòn (La Ciudad de Los Signos), Olivier Bohler e Céline Gailleurd (Jean-Luc Godard, Le Désordre Exposé), Pasquale Misuraca (Le ceneri di Pasolini), Mario Canale (Marco Ferreri, il regista che viene dal futuro), Chiara Grizzaffi, Federico Rossin, Patrizia Pistagnesi e Simone Starace.

“Il nostro intento è far conoscere meglio i registi che abbiamo incontrato. Si tratta di un’idea partecipativa di cinemaâ€, afferma Michel Amarger. Gli fa eco Frédérique Devaux, che aggiunge“vogliamo comprendere il modo in cui i registi sperimentali che prediligiamo nei nostri film, si approcciano al mondoâ€. Samuel Alarcòn ha sottolineato come il cinema sonoro abbia cambiato le caratteristiche del cinema-saggio, affermando che “i materiali non hanno significato di per sé, ma solo in rapporto alla parola e alla colonna sonoraâ€. Secondo Olivier Bohler, sono fondamentali in questo tipo di progetti, il montaggio e l’uso di un personaggio fittizio in grado di mediare tra il pubblico e il personaggio reale che si vuole rappresentare. “Per il nostro film su Godard abbiamo utilizzato materiale d’archivio non in forma illustrativa, ma quasi come un giocoâ€spiega invece Céline Gailleurd.

Pasquale Misuraca racconta come nel 1981, accortosi che la sua saggistica “non arrivava alle persone normaliâ€, abbia optato per la televisione, e dunque per i critofilm, come mezzo di comunicazione: “se il saggista riuscirà a diventare anche un artista, allora i critofilm si imporranno come un nuovo modo di comprendere e analizzare la realtàâ€. Mario Canale concorda con i registi di Cinéxperimentaux 9: Stephen Dwoskin, aggiungendo che “è opportuno ricordarsi dei costi elevati, derivanti dall’acquisto dei diritti d’autore, anche se si tratta di un minuto o di un singolo fotogrammaâ€. Chiara Grizzaffi distingue tra critofilm e videoessays, individuando nei primi una pratica elitaria e massificata nei secondi. “Il critofilm non è la storia della lavorazione di un processo creativo, ma è la descrizione di un modo di vedereâ€, aggiunge Federico Rossin.Simone Starace constata invece come manifestazioni come quella pesarese, possano favorire la circolazione di nuovi modelli di rappresentazione. Infine Patrizia Pistagnesi ricorda i suoi anni trascorsi alla Rai, quando la critica cinematografica aveva molta più udienza rispetto a oggi: “Il critofilm nella sua riuscita realizza senz’altro quello che diceva Godard – Il cinema non è il riflesso della realtà, ma la realtà di quel riflessoâ€.

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