Tra i padri del manifesto italiano, Enrico De Seta è quello che arrivò al cinema dalla risata. Nato a Catania il 17 febbraio 1908 e cresciuto a Roma fin da bambino, esordisce quindicenne come vignettista e attraversa tutta la grande stagione della stampa umoristica italiana: Il Travaso delle idee dal 1929, poi dal 1938 il leggendario Marc'Aurelio, dove crea il popolarissimo Mago Bacù e dove diventa il punto di riferimento di un giovane collaboratore appena arrivato da Rimini, Federico Fellini. L'amicizia tra i due è un pezzo di storia del cinema: è De Seta a presentare a Fellini Aldo Fabrizi, ed è con lui che nel 1944, nella Roma appena liberata, apre la Funny Face Shop, una bottega dove i due disegnano caricature per i soldati alleati. Da quel bizzarro negozio, il futuro regista partirà per incontrare Rossellini e il proprio destino. Il destino di De Seta, invece, sono i muri: nel dopoguerra si dedica all'illustrazione cinematografica e diventa uno dei cartellonisti più prolifici d'Italia, con oltre millecinquecento opere tra manifesti e locandine scelte dalle maggiori case, in particolare dalla De Laurentiis. La sua arma segreta è la doppia natura: pochi sanno tenere insieme come lui il ritratto pittorico e la caricatura, il divo e la macchietta. Lo capì Totò, che paragonò la mutevolezza del proprio volto proprio alla matita di De Seta e di Onorato: il comico più grande riconosceva nei due disegnatori i propri fratelli d'arte.

Il poster del film La strada (1954) di Fellini è il frutto più commovente di quell'antica amicizia: Zampanò a torso nudo spezza la catena con una smorfia di sforzo, Gelsomina in primo piano alza gli occhi tristi sotto i capelli rosa, e in alto, su un filo teso, il Matto con le ali d'angelo cammina nel buio. Tre personaggi, tre destini, disposti come una piccola sacra rappresentazione.

Il manifesto del film Il nemico di mia moglie (1959) di Gianni Puccini mostra invece il doppio registro in azione: al centro Giovanna Ralli e Marcello Mastroianni, dipinti con pienezza da ritratto, discutono guancia a guancia, mentre intorno sciama un corteo di figurine verdi in caricatura, vecchi indignati, mariti armati di mazza, automobili prese a martellate. I divi veri e la commedia matta nella stessa immagine.

E a dimostrare che quella mano non invecchiava, ecco il poster del film El Topo (1973) di Alejandro Jodorowsky: il volto scuro del pistolero incombe dall'alto con gli occhi azzurri spalancati sotto il cappellaccio, mentre due ragazze si fronteggiano a un soffio dal bacio. Il sessantacinquenne cresciuto a vignette firma il western più psichedelico di sempre.
Enrico De Seta si spegne a Roma nel 2008, centenario, lasciando il mestiere in eredità al figlio Roberto. Le sue opere, fotografate dalle stampe originali, rivivono oggi nell'archivio di Movie.it: la prova che si può far ridere e sognare con lo stesso pennello.