Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Niccolò Marnati.
Nasci, consuma, riproduciti, muori…. Ripeti. Non farti domande, tranquillizzati, conformati e non pensare, continuiamo a dormire mentre essi vivono. Uscito sui grandi schermi americani nel 1988, dopo otto anni di presidenza reaganiana, gli USA sono ancora con i piedi nelle ‘’Reaganomics’’, in una miscela di economia neoliberista, tagli alla spesa sociale e una spaccatura sociale sempre più netta tra chi ha tutto e chi non ha niente. All’interno di una delle sue pellicole più iconiche, il maestro dell’horror John Carpenter punta il suo obbiettivo sugli slums che raccolgono centinaia di disoccupati nei sobborghi di Los Angeles per avere lo scenario ideale per la storia dello scontro tra John Nada e una stirpe di alieni che ha assunto il potere e controlla la mente degli umani attraverso un apparente benessere che si rivela essere solo sottomissione e obbedienza. Un feroce attacco e allo stesso tempo un’esplicita fotografia dell’America di Reagan e del capitalismo in generale. Il tema dell’invasione aliena, unito alla tematica sociale, è maneggiato da Carpenter in uno stile avvincente, vigoroso e allo stesso tempo condito da un’irriverenza che costituisce il marchio di fabbrica del regista. Una surreale composizione che alterna scenari realistici a rappresentazioni fantascientifiche che richiamano fortemente al cinema di genere degli anni ’50, giocando con colori sbiaditi, quasi televisivi, del presente e un bianco e nero tipico della fantascienza più old school. Un forte contributo è altresì dato dal tono Southern blues della soundtrack, la quale, oltre a conferire una voce vera e propria all’ambientazione underground, immergendo con il suo ritmo lento e quasi ipnotico lo spettatore, rimarca passo dopo passo il cammino del protagonista verso il suo destino nella lotta contro gli invasori. John Nada costituisce la figura dell’antieroe carpenteriano per eccellenza, esattamente come Jena Plissken in 1997 – Fuga da New York e Napoleone Wilson in Distretto 13 – Le Brigate della Morte: un uomo fuori tempo che, per salvare sé stesso, deve salvare un mondo al quale non appartiene più. Essi vivono è senza mezzi termini un’opera politica. Una netta presa di posizione del regista contro un paese che non voleva più guardare in faccia la realtà, verso un popolo illuso da un benessere apparentemente alla portata di tutti mentre la realtà presentava migliaia di persone senza più niente. Un’opera poliedrica come solo il cineasta di Carthage è in grado di presentarci. Dalla già citata fantascienza anni ’50, fino alle influenze provenienti dal cinema western. Basti considerare l’arrivo di John Nada a Los Angeles col suo zaino in spalla, il suo incedere, che trasporta i tratti del cinema di frontiera nella contemporaneità della metropoli. Il paesaggio sociale degradato degli USA reaganiani si ricongiunge, infatti, a quel luogo eterno di identità americana, ovvero il Far West. Non a caso, come ammesso esplicitamente dallo stesso Carpenter, il modello di riferimento è, in tale frangente, tra John Ford e John Wayne. John Nada è l’antieroe che incarna i valori tradizionali della stessa società da cui è stato escluso, muovendosi nel crepuscolo di un mondo al termine, cercando di sopravvivere affidandosi solamente alla sua forza di istinto. In qualche modo, Essi Vivono, nonostante la sua esplicita critica politico-sociale, rappresenta attraverso il suo protagonista ciò che può essere visto come un atto di fede nei confronti dell’uomo, il ritorno a uno sguardo limpido sul mondo, l’affermazione della realtà che diventa verità.
Niccolò Marnati