Ci siamo, l'edizione numero 83 della Mostra del Cinema di Venezia (2-12 settembre) sta per iniziare. Per la giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, sarà un'impresa decisamente ardua scegliere il film a cui assegnare il prestigioso Leone d'oro. Ecco i nostri 10 titoli più attesi del concorso:
9. WILD HORSE NINE di Martin McDonagh
Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. Tra le emblematiche statue dell’isola, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse ribelli rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno di tutti in questo remoto paradiso. McDonagh torna a Venezia dopo il notevole riscontro di critica e pubblico ottenuto con Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Premio per la miglior sceneggiatura nel 2017) e Gli spiriti dell'isola (Premio per la miglior sceneggiatura e Coppa Volpi a Colin Farrell nel 2022) con una commedia nera perfettamente in linea con il mood dei suoi lavori migliori. Con John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi.
8. LOOK BACK di Horokazu Kore-Eda
Fujino, adolescente determinata e piena di talento, sogna di diventare una mangaka. Kyomoto, schiva e solitaria, vive quasi sempre chiusa nella sua stanza, dedicando ogni istante al disegno. Unite dalla stessa passione, le due ragazze, cresciute in una piccola città, inseguono per tredici anni il sogno di diventare autrici di manga. Dopo essere stato in concorso a Cannes pochi mesi fa con il mediocre Sheep in the Box, uno dei rarissimi passi falsi della sua carriera artistica, Kore-Eda arriva in competizione anche a Venezia con un film che promette di toccare le corde migliori del cinema sensibile e intimista del grande autore giapponese. Il film è un adattamento live action dell'omonimo manga del 2021 di Tatsuki Fujimoto, già trasposto al cinema in un film anime nel 2024.
6. DAU di Ilya Khrzhanovsky
Ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica, DAU segue il percorso di un brillante fisico di origine greca dal 1928 in Unione Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene chiamato al servizio dello Stato per creare una delle armi più letali della storia. Ritratto intimo di un uomo alla ricerca della felicità e della libertà, e insieme vasto affresco di una società fondata sulla violenza e sull’ideologia, il film fa parte di un monumentale progetto artistico multidisciplinare iniziato più di vent'anni fa. Secondo quanto dichiarato dal regista, il processo di riprese si è trasformato in una “installazione totale” piuttosto che in una produzione cinematografica convenzionale. Un'esperienza immersiva che promette di essere il film-evento della mostra. «Documentario, sogno, visione e memoria diventano stati equivalenti di un’unica realtà, non più lineare né immutabile, in sintonia con i principi della fisica quantistica» (Ilya Khrzhanovsky).
5. MR. NELSON,. DID YOU KILL PEOPLE? di Shinya Tsukamoto
Nato in una famiglia povera di New York, Allen Nelson si arruola nel Corpo dei Marines a diciotto anni per sfuggire alla discriminazione e alla miseria. Dopo aver prestato servizio a Camp Hansen, a Okinawa, nel 1966 viene inviato al fronte durante la guerra del Vietnam, convinto di poter diventare un soldato coraggioso al pari degli eroi cinematografici. Ma ciò che lo attende non è la gloria, ma una realtà terrificante e atroce, che lo costringe a uccidere. Al suo rientro in patria, a ventitré anni, lo attendono giornate tormentate e notti insonni, ossessionate dai ricordi del campo di battaglia. Dramma e film di guerra si incrociano in un film di grande impatto, ispirato all'omonimo manga del 2005, un'autobiografia di Allen Nelson (1947–2009), un reduce afro-americano della guerra del Vietnam.
3. SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE di Nanni Moretti
«Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?». Questa la sinossi ufficiale, morettiana al 100%, del film che si presenta al Lido come il titolo italiano di punta di questa edizione della mostra. A cinque anni da Tre piani (2021), Moretti torna ad adattare sul grande schermo un'opera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, scegliendo questa volta come soggetto di partenza alcuni racconti della raccolta Legàmi. «Leggendo i racconti di Eshkol Nevo quello che mi ha colpito subito è stata la precisione con cui sono descritte le relazioni e la profondità dei sentimenti. Sono storie che parlano di amori, incontri e abbandoni, ma anche di genitori e figli adulti e di tutti quei legami che ci accompagnano, in modo più o meno silenzioso, per tutta la vita. È un film sui sentimenti e sul bisogno di nominarli: lasciare che si manifestino, ammettere senza riserve di volersi bene, dirsi senza pudore che ci si ama» (Nanni Moretti). Nel cast Jasmine Trinca, Louis Garrel, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro e lo stesso Moretti.
2. PRIMETIME di Lance Oppenheim
Biopic dai toni thriller e noir sul presentatore televisivo Chris Hansen (interpretato da Robert Pattinson) incentrato sulla creazione del programma TV To Catch a Predator (2004–2007), il film si presenta come uno dei titoli più d'appeal di tutto il concorso nonché la punta di diamante della quota A24 al Lido. Basandosi sull'articolo Tonight on Dateline This Man Will Die di Luke Dittrich, il giovane documentarista Lance Oppenheim (classe 1996), all'esordio nel cinema di fiction, ha dato vita a quello che dovrebbe essere un dramma arthouse che spinge sul pedale della ricerca visiva. Laureato ad Harvard nel 2019 in Cinema e arti visive, con i cineasti sperimentali Ross McElwee, Robb Moss e Guy Maddin come suoi insegnanti, Oppenheim ha tutte le carte in regola per stupire ed entusiasmare. «Sono cresciuto guardando la televisione generalista e i reality show dei primi anni duemila, e con Primetime ho voluto giocare con il loro linguaggio visivo. Gran parte dei reality show è scabrosa per natura, ma pochi programmi hanno saputo mantenere una presa così salda sulla cultura di massa – e sulla mia stessa immaginazione – come ha fatto la rubrica To Catch a Predator di Dateline nei vent’anni trascorsi dalla sua prima messa in onda. Il suo conduttore, Chris Hansen, ha inaugurato uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale si è trasformata in un appuntamento televisivo irrinunciabile. E mi piaceva l’idea di ritornare alla cultura dei media dei primi anni duemila, prima che il panorama dell’informazione si frammentasse, quando una fascia di “prima serata” sembrava una questione di vita o di morte. Per alcuni, lo fu davvero» (Lance Oppenheim).



