La 79ª edizione del Festival di Cannes (12-23 maggio) è ormai alle porte e allora ecco i nostri 10 film da non perdere per nessun motivo al mondo quest'anno sulla croisette. L'entusiasmo anche solo nel leggere i nomi dei registi è, ça va sans dire, letteralmente alle stelle. Qualche escluso eccellente non manca, a dimostrazione di quanto, ancora una volta, sia una missione quasi impossibile scegliere solo dieci titoli all'interno della Sélection officielle. Italia grande assente, ma ci rifaremo.
Presidente di giuria del festival sarà il cineasta sudcoreano Park Chan-wook.
10. AMARGA NAVIDAD (Pedro Almodóvar)
Dopo il Leone d'oro a Venezia 2024 per La stanza accanto, Pedrito torna con una tragicommedia sul gender che promette faville. Dopo la morte della madre, la direttrice pubblicitaria Elsa si immerge nel lavoro per sopravvivere. Quando un attacco di panico la costringe a prendersi una pausa, decide di andare a Lanzarote con l'amica Patricia, mentre il suo compagno Bonifacio rimane a Madrid. Questa la trama di quello che sembra essere un piccolo progetto in cui ritrovare temi e dinamiche tipici del cinema del geniaccio spagnolo.
9. PARALLEL TALES (Asghar Farhadi)
Tra i nomi di punta del cinema iraniano contemporaneo, Farhadi è un autore di grande respiro internazionale, abituale frequentatore dei festival più prestigiosi (Orso d'argento per il miglior regista per About Elly e Orso d'oro a Berlino per Una separazione; Prix du scénario per Il cliente e Grand Prix Speciale della Giuria per Un eroe a Cannes). Qui azzarda una sfida tanto impegnativa quanto affascinante, in una produzione francese con cast all-star (Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney e Catherine Deneuve) che mette in scena il remake, aggiornato al clima di tensione legato agli attentati a Parigi del 2015, di Decalogo 6 (Non commettere atti impuri) di Krzysztof Kieślowski. Musiche di Zbigniew Preisner, storico collaboratore dell'indimenticato e indimenticabile autore polacco.
8. THE MAN I LOVE (Ira Sachs)
Autore colto e raffinato, Sachs (Passages, Peter Hujar's Day) arriva a un turning point della sua carriera, approdando all'ambitissimo concorso di Cannes. Ambientato nella New York di fine anni '80, il film segue le vicende di Jimmy George, un attore che affronta una malattia incurabile e che accetta quello che potrebbe essere il suo ultimo ruolo importante. Dramma, musical e accenni fantasy dovrebbero miscelarsi in un'opera di estremo interesse, che potrebbe rivelarsi la sorpresa del festival (magari anche in ottica palmarès...). Con Rami Malek, Tom Sturridge, Luther Ford e Rebecca Hall.
7. HER PRIVATE HELL (Nicolas Winding Refn)
Un thriller audace, ipnotico e squilibrato, basato su una storia originale che promette "un sacco di glitter, sesso e violenza". Parola di Refn. Si potrebbe tranquillamente proseguire oltre senza aggiungere ulteriori dettagli, tanto è grande la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di maledettamente intrigante. Dopo le due miniserie di culto Too Old to Die Young (Amazon Prime Video) e Copenhagen Cowboy (Netflix), questo film segna il ritorno di Refn al cinema a dieci anni esatti di distanza da The Neon Demon (2016). Her Private Hell è un film di sexploitation britannico del 1968, ma il riferimento dovrebbe essere solo un vezzo cinefilo. Presentato fuori concorso.
6. ALL OF A SUDDEN (Ryûsuke Hamaguchi)
Dopo il capolavoro Drive My Car (2021), adattamento cinematografico dell'omonimo racconto di Haruki Murakami, e il notevole Il male non esiste (2023), Hamaguchi continua la sua esplorazione delle relazioni, del caso e della profondità delle connessioni umane, ma in un'ambientazione francese. Virginie Efira e Tao Okamoto saranno, rispettivamente, una direttrice di una casa di cura francese e una regista teatrale giapponese, il cui legame inaspettato si forma mentre una delle due affronta una grave malattia.
5. EL SER QUERIDO (Rodrigo Sorogoyen)
A quattro anni dal clamoroso As Bestas, il madrileno Sorogoyen, classe 1981, torna con un complesso dramma che promette di scavare a fondo nella psicologia dei personaggi. La trama segue il rapporto padre-figlia tra un acclamato regista (Javier Bardem) e un'attrice di medio livello (Victoria Luengo), che si riuniscono sul set dopo diversi anni di lontananza, e racconta la storia di una troupe cinematografica impegnata nelle riprese di un film a Fuerteventura intitolato Desierto, a sua volta ambientato nel Sahara Occidentale degli anni '30.
4. PAPER TIGER (James Gray)
L'atteso ritorno di Gray (I padroni della notte, Two Lovers, Ad Astra) è un crime-drama con un cast stellare che include Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller. In una sorta di ritorno alle atmosfere degli esordi, il talentuoso regista newyorkese racconta qui una storia di corruzione, violenza e tradimento incentrata su due fratelli, invischiati in pericolosi affari della mafia russa mentre inseguono il sogno americano. La tragedia greca in chiave metropolitana sembra, ancora una volta, dietro l'angolo. Che sia il suo gangster-movie definitivo?
3. SHEEP IN THE BOX (Hirokazu Kore-eda)
Premio della giuria per Father and Son (2013) e Palma d'oro a Cannes per Un affare di famiglia (2018), Kore-eda (qui regista, sceneggiatore e montatore), dopo il meraviglioso L'innocenza (2023), prosegue la propria poetica minimale e delicata mettendo al centro ancora una volta il complesso momento dell'infanzia e dell'adolescenza, legandolo al rapporto genitori/figli. Con il valore aggiunto, questa volta, dell'incursione nella fantascienza e di una importante riflessione sull'intelligenza artificiale. Sinossi: in un Giappone nel futuro prossimo, due anni dopo la morte di loro figlio, i coniugi Kōmoto, l'architetta Otone e Kensuke, presidente dell'impresa edile paterna, adottano Kakeru, un androide dalle fattezze di bambino.
2. FJORD (Cristi Mungiu)
Concreta, innovativa, sorprendente e di inusitata potenza espressiva. Tutte queste caratteristiche sono racchiuse nella cinematografia rumena del XXI secolo, di cui Mungiu, accanto a quel geniale autarchico di Radu Jude, è l'esponente più nobile. Cinema teso e impegnato, che riflette sulla Romania contemporanea attraverso le vicende di singoli individui costretti a fronteggiare drammatiche scelte morali. Questo nuovo film racconta di una coppia scandinavo-rumena e del progressivo scontro tra le famiglie che vivono in un remoto villaggio norvegese immerso nella natura. Tra gli interpreti, spicca la bravissima Renate Reinsve (classe 1987), attrice prediletta di Joachim Trier, vincitrice del Prix d'interprétation féminine a Cannes 2021 con La persona peggiore del mondo e co-protagonista del "bergmaniano" Sentimental Value, Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2025 e Miglior film internazionale agli Oscar 2026. Che sia la volta buona per la seconda Palma d'oro per Mungiu, a diciannove anni di distanza da quella ottenuta nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni?
1. FATHERLAND (Pawel Pawlikowski)
Il film si concentra sul rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler ) e la figlia Erika (Sandra Hüller ). Nel '49, a bordo di una Buick, i due intraprendono un viaggio nella Germania ridotta in macerie: da Francoforte, sotto influenza statunitense, arrivano fino a Weimar, controllata dai sovietici. Regista e sceneggiatore di classe sopraffina, capace di parlare di conflitti universali concentrandosi sull'intimità dei personaggi, il polacco Pawlikowski ha ottenuto successo mondiale di critica e pubblico con i suoi due ultimi, meravigliosi film. A Ida (2013), premio Oscar per il miglior film straniero più un'infinità di altri premi internazionali, è seguito l'ancor più affascinante Cold War (2018), Prix de la mise en scène a Cannes, cinque EFA, Premio Goya come miglior film europeo, miglior film straniero per il National Board of Review più tre nomination agli Oscar (regia, fotografia e film straniero). E in questo nuovo film, basato sul meraviglioso romanzo The Magician (2021) di Colm Tóibín (che è un immaginario racconto biografico della vita di Mann), rimane ancora centrale la Guerra Fredda, vista in ottica geopolitica ma presumibilmente anche in senso metaforico per quanto riguarda i sentimenti. Anche quest'opera, come i due film precedenti del regista, si avvale della fotografia in bianco e nero di Łukasz Żal (La zona d'interesse). Un posto di prim'ordine nel palmarès sembra già prenotato.