Il cinema delle origini: le vostre analisi!
11/02/2022
Durante il workshop dedicato al cinema delle origini, abbiamo proposto ai partecipanti di scrivere una loro analisi collegata ai film che hanno scritto le prime pagine della nostra Storia preferita, quella del cinema! Ecco il lavoro che ha meritato la pubblicazione!

Tornare alle origini. E trovarci già tutto.
di Lucia Cirillo

Il cinema possiede quello che in economia si definirebbe un “vantaggio comparato” rispetto a tutte le altre arti: è nato molto dopo di loro. Rispetto alla pittura, alla musica, alla scrittura, il cinema si è affermato durante uno stadio dell’”evoluzione” umana già molto avanzato rispetto a quello di tutte le altre forme espressive, imponendosi in un mondo già culturalmente maturo nella definizione del gusto, nella sensibilità, oltre che nelle stesse possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnica e, non ultimo e per nulla fattore irrilevante, nei modelli organizzativi ed economici a fondamento di una società intesa in senso moderno. Per tutte queste ragioni il cinema risulta essere anche la forma d’arte più strutturata, perché in grado di mutuare formule espressive già esistenti, strumenti tecnici e organizzativi, professionalità già operanti in altri campi…su cui declinare la propria produzione creativa. Il cinema è un’arte composita, per esistere ha bisogno di tutte le forme espressive esistenti, oltre che di un apparato industriale.

Basterebbe anche solo ripensare all’incanto restituito dai dodici minuti di un piccolo capolavoro come il cortometraggio “La vendetta di un cineoperatore” per sentirsi immediatamente al cospetto di un poderoso esempio di consapevolezza del mezzo, piuttosto che di un (pur legittimo) esempio di timida sperimentazione verso una forma espressiva appena nata. La cura verso il più piccolo dettaglio nella scenografia, tanto da lasciar dubitare che quegli “attori” fossero dei pupazzi (non a caso la sfida ha riguardato proprio la riproduzione di insetti, esseri piccolissimi su cui impiegare un lavoro di sapiente artigianato, come protagonisti della storia), gli inserti musicali più appropriati a sottolineare salti emotivi o passaggi narrativi decisivi, il perfetto equilibrio tra ironia e valore etico del messaggio, il ragionamento metacinematografico che lascia intendere una concezione già molto matura ed evoluta sul ruolo del cinema e le sue implicazioni nell’evoluzione del pensiero, le astuzie per mantenere alta la soglia di attenzione verso un racconto così bizzarro eppure avvincente per la sua intera durata. Un condensato preziosissimo di inarrivabile maestria tecnica ed estetica capace di catturare anche il più smaliziato spettatore contemporaneo. Nulla, nel cinema delle origini, fa pensare a semplici esperimenti, tentativi grezzi o, men che meno, ad opere ingenue, quanto piuttosto ad uno sguardo già enormemente raffinato e consapevole, tanto più stupefacente se si pensa che anche allora (come sempre del resto) il vero argine alla creatività era dato esclusivamente da vincoli produttivi, dai costi spesso insostenibili per la perfetta realizzazione del progetto. Il cinema delle origini trabocca di talenti e di sfide creative collettive, professionalità che si sono intese tra loro sin da subito, trucchi tecnici per ovviare alla penuria di mezzi. Il risultato, per quanto ci è pervenuto, è il prodotto di un condensato di sfide appassionate e vinte, nonché una lezione imprescindibile per chi, a qualunque età e in qualsiasi epoca, ami definirsi cinefilo.

Alice Guy Blachè. La pioniera dimenticata. 
di Mirta Tealdi

Tutti noi cinefili, dai comuni ai più esperti ai più sofisticati, abbiamo condiviso all’inizio, una stessa esperienza: quella prima proiezione, il primo film che (come il famoso primo bacio), non si può più scordare. È la fatidica scintilla, la fascinazione repentina che ci ammalia e sospinge dolcemente verso l’innamoramento irreversibile per la Settima Arte.

Alice Guy Blachè, giovane segretaria della Gaumont, fondata dall’ingegnere e inventore Léon Gaumont (inizialmente ditta di macchinari fotografici e poi casa di produzione tra le più importanti), questa seduzione la provò a soli 22 anni, nel 1895, quando fu invitata con Gaumont, alla proiezione privata de La sortie des usines Lumières (1895) dei fratelli Lumière, per presentare il loro Cinématographe. Questo primo film della storia del Cinema segnò la giovane segretaria nel profondo, tanto che chiese a Gaumont se poteva utilizzare pochi metri di pellicola per girare un corto. Gaumont, abbastanza sorpreso ma indifferente, le accordò la pellicola, raccomandandole però di non trascurare il suo lavoro. Ed Alice non lo trascurò affatto, diventando in pochi anni la responsabile di tutta la produzione Gaumont, nonché la prima regista della Storia.

È così infatti che nacque (mai termine fu più appropriato visto il titolo del suo primo film), La Fée aux Choux (1896), il primo cortometraggio della Storia, scritto e diretto da una donna (che rappresentava la Fata che prendeva i bambini appena nati, da sotto i cavoli). 

La giovane Alice aveva intuito le potenzialità di questo nuovo mezzo, che proiettava fotografie animate e che sarebbe potuto diventare un modo per narrare delle storie. Utilizzando la sua intraprendenza e le competenze tecniche che stava acquisendo alla Gaumont, cominciò a sperimentare e creare realizzazioni sempre più articolate e ricche dal punto di vista dei contenuti e della forma. Antesignana e pioniera, alla pari dei suoi colleghi maschi, di un’arte e una realtà produttiva tutta da creare: il campo era vergine e ancora libero dagli interessi economici dei decenni successivi, e il clima era probabilmente quello elettrizzante e creativo della sperimentazione e messa a punto di un mezzo e un linguaggio agli esordi. La cosa incredibile è che questa donna, che ha ricoperto tutti i ruoli della realizzazione di un’opera cinematografica ed ha contribuito a creare, con la competenza tecnica dovuta al lavoro presso Gaumont, l’industria cinematografica, sia stata presto dimenticata e non abbia mai ricevuto il giusto riconoscimento per l’enorme contributo alla nascita e all’affermarsi della Settima Arte. Sceneggiatrice, regista, produttrice di oltre 700 film di cui riconosciuti circa 150, ebbe una vita intensa e ricca come solo un’eroina cinematografica avrebbe potuto avere. Trasferitasi col marito Herbert Blachè negli Stati Uniti, per conto di  Gaumont, fonda la Solax Company, nel 1910, uno studio cinematografico che presero da Gaumont  in Flushing NY. Alice ne era la direttrice artistica e regista e il marito si occupava della produzione. Dato il successo, nel 1912 investirono in un nuovo Studio, più moderno e attrezzato in Fort Lee, New Jersey, che diventò il centro dell’industria Cinematografica Americana. Con i suoi film e con la sua eccezionale sensibilità artistica, la talentuosa signora Guy Blachè sperimentò molte delle tecniche di linguaggio cinematografico, come il primo piano con Madame a des envies (1906) (dove una signora incinta, tema non convenzionale per l’epoca, ne combina di tutti i colori in preda alle sue voglie).  Fu la prima ad usare una trama, a sperimentare il colore a mano, fotogramma per fotogramma, (Pierrette’s Escapades.1900) e il Chronophone: un sistema primitivo di sincronizzazione del suono con l’immagine. Sperimentò e si cimentò in ogni genere cinematografico, dalla slapstick comedy e il suo umorismo caustico, al western, dal mistery, al poliziesco, allo storico, (La naissance la vie et la mort du Christ.1906) dalla commedia al sentimentale, (Falling Leaves.1912) in cui la vena patetica della trama si stempera nella sensibilità poetica della regista. In The fool and his money.(1912) il cast è tutto con attori di colore. 

Anche nella direzione degli attori la sua influenza fu determinante, "Be Natural", l’imperativo che Alice aveva voluto scritto su cartelli, nelle sale di posa della Solax, contribuì lentamente a trasformare una recitazione sovrabbondante e dai toni fortemente tetrali,  in una recitazione, appunto, più vera e naturale.

Come nella vita di ogni eroina di film, anche in quella di Alice si addensarono le nuvole. Il suo ultimo film fu nel 1920, Tarnished reputations, con il marito come co-regista. Lentamente nell’industria cinematografica, non c’era più tanto posto per le donne autrici. La concorrenza delle Major e la nascita di Hollywood come centro dell’industria cinematografica americana contribuirono al fallimento della Solax, inoltre il marito la abbandonò da sola con i due figli. Non le restò che tornare in Francia, dove però non c’era più posto o riconoscimento per lei, come regista o sceneggiatrice e l’avvento del sonoro non l’aiutò. Passò buona parte della sua vita a cercare di recuperare la sua filmografia e le copie dei suoi film che, non essendo firmati da lei, era difficile reperire o vederseli attribuire. Cercò in tutti i modi di avere il riconoscimento e il posto che le spettava nella Storia della Settima Arte, scrisse anche una biografia che venne però pubblicata solo nel ‘76. 

Morì nel 1968 nel New Jersey.

E allora, se anche Alice Guy Blachè, come abbiamo visto una delle signore più importanti dell’Arte Cinematografica delle origini, l’avesse pensata come Louis Lumiere: “Il cinema è un’invenzione senza futuro”, non avremmo avuto la fortuna e l’onore di conoscere una delle figure più importanti e autorevoli del cinema delle origini. Ingiustamente negletta dalla storia del cinema e defraudata dagli storici e dalla critica di molti dei film che aveva sceneggiato, diretto e prodotto. È stata riscoperta dopo la sua morte. 

Una donna all’avanguardia, dal femminismo naturale ed elegante. Una pioniera appassionata e dotata, che conosceva perfettamente i meccanismi dell’industria cinematografica, ma che possedeva anche quel quid, quel pizzico di follia e il grande genio, che solo i massimi artisti possono vantare.

https://www.youtube.com/watch?v=zli0mysaUeU&ab_channel=Obscurity
https://www.youtube.com/watch?v=bPUJRtrp_EE
https://www.youtube.com/watch?v=4F9mVFK9nJ4&ab_channel=FilmatLincolnCenter
https://www.femaleworld.it/alice-guy-prima-donna-regista/

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