Il granchio nudo, il docufilm dedicato alla storia di Marco Pesaresi, è stata lo scorso anno in programma al Nòt Film Fest, il festival internazionale di cinema indipendente che accende i riflettori su opere fuori dagli schemi e autori innovativi: oltre a quella proiezione speciale fuori concorso, che ha registrato il tutto esaurito nella Sala Wenders del Supercinema di Santarcangelo, vanno ricordate anche le tre proiezioni sold out al Cinema Fulgor di Rimini tra ottobre e novembre dello scorso anno e le successive tre proiezioni alla Cineteca di Rimini durante la kermesse di eventi del Capodanno riminese.
Ora il film sbarca finalmente a Milano! Sarà infatti in programma il prossimo 16 febbraio alle ore 19:00 al Cinema Arlecchino (Cineteca di Milano) per una serata evento alla quale saranno presenti gli autori.
Il film narra, attraverso i racconti di chi gli è stato vicino, la storia del fotografo riminese Marco Pesaresi (1964-2001) che, nonostante un talento ampiamente riconosciuto, si suicida a soli 37 anni lanciandosi con l’auto in mare. Quale forza comunicativa sanno esprimere, ancora oggi, i suoi scatti?
Cosa raccontano, oggi, gli scatti di un fotografo che, all’apice del successo, si toglie la vita in un inverno di inizio millennio? Come è possibile che di lui e del suo lavoro sia rimasta così poca memoria al di fuori dei suoi luoghi e di un’élite di “addetti ai lavori”? Eppure, chiunque si avvicini alle immagini di Marco Pesaresi ne rimane inevitabilmente conquistato: sono fotografie che - ancora oggi, vent’anni dopo - parlano a tutti e con tutti, con candore e immediatezza, senza discriminazioni e pre-giudizi. “Il granchio nudo” racconta la storia di questo fotografo, e lo fa attraverso le testimonianze delle persone che, a diverso titolo, hanno fatto parte della sua vita. L’ambientazione prevalente è Rimini: questa città dalla duplice anima che muta d’aspetto con cadenza stagionale è la protagonista del progetto fotografico più intimo di Marco. Sospeso tra le luci sguaiate e stranianti delle discoteche della riviera estiva e la malinconia della costa innevata semi-deserta durante l’inverno, il bianconero struggente di quelle immagini ricalca la spaccatura insanabile e ben più profonda che lo porterà a togliersi la vita nel 2001. La narrazione ripercorre anche gli anni in cui Marco lavora e viaggia. I suoi reportage compaiono sulle più significative riviste internazionali e gli permettono di siglare la collaborazione con l’agenzia Contrasto: sono proprio le prestigiose firme dell’agenzia che lo hanno seguito in quegli anni – oggi autorevoli personalità in ambito artistico/editoriale - a raccontarci il loro particolarissimo rapporto personale e professionale con Marco. Marco Pesaresi si rivela una figura complessa, stratificata e contrastante ma intrisa di una dolcezza e una vulnerabilità rare; l’ambizione di questo film è di restituirne la misura.
La coralità protagonista del film è attraversata da alcuni elementi ricorrenti ed essenziali che hanno funzione di fil rouge tra le varie interviste situazionali e non posate. Durante i suoi viaggi e negli incontri col vasto atlante di umanità che popola i suoi scatti, Marco Pesaresi scrisse un gran numero di poesie, diari e appunti. Sono proprio le sue parole, dunque, ad accompagnare lo spettatore attraverso un voice over, cui presta la voce l’attore emiliano Enrico Salimbeni. Rimini, invece, prende vita sia nei luoghi ancora abitati dagli affetti di Marco, sia nelle immagini di repertorio e d’archivio che la riportano negli anni Ottanta e Novanta: video girati con pellicole in Super 8 che restituiscono scorci di vita quotidiana e l’atmosfera di una città eternamente duplice e complessa. La macchina da presa, inoltre, sale a bordo dell’automobile con cui il fotografo era solito muoversi lungo le strade riminesi. La narrazione, quindi, si sviluppa attorno alla semantica del viaggio: sia quello che ha caratterizzato la sua vita e la sua fotografia, dal lungomare di Torre Pedrera alla caotica metropolitana di Calcutta, sia quello meramente temporale, che ripercorre le varie tappe della sua esistenza fino al drammatico epilogo. La musica originale, composta dal cantautore riminese Daniele Maggioli e arrangiata da Marco Mantovani, fa da perfetto contrappunto - amaro e dolcissimo allo stesso tempo – al dipanarsi della storia.
La scoperta casuale della fotografia di Pesaresi porta istintivamente a interrogarsi sul perché di questo artista non si parli abbastanza e il suo nome non risuoni al pari di quello di altri suoi più noti colleghi. Non solo per le sue capacità tecniche, per lo sguardo capace di individuare con naturalezza gli equilibri tra le masse e i vuoti, ma soprattutto per il suo rivelare in ogni scatto porzioni di mondo esterno intrise di parti profonde di sé. Approfondendo la conoscenza di Marco impariamo a riconoscere la sua ecletticità, il suo offrirsi a ciascuna delle persone con cui è entrato in contatto in un modo diverso, dedicato, pur rimanendo profondamente autentico. Questo suo “darsi” in maniera così totale e totalizzante gli ha permesso di ricevere in cambio la medesima apertura da parte dei soggetti che fotografava. Per questo è così facile affezionarsi a coloro che le popolano all’interno di scenografie a volte desolate ma che mostrano sempre una nota poetica, anche quando si tratti dei luoghi della sua quotidianità, di mondi lontani o di quelli della solitudine di massa. Sono mondi rarefatti, i cui confini scivolano indefiniti tra l'interiore e l'esteriore, dove lo sguardo di una prostituta rivela la paura del vuoto, le pallide luci del metrò sfarfallano su solitudini ammassate, e la neve posata sulla sabbia appesantisce la giovinezza. La scoperta casuale della fotografia di Pesaresi ci ha portato, per l’appunto, a volerne fortemente condividere la poesia.
Marta Erika Antonioli, classe 1995, laureata con lode nel corso magistrale in Cinema, Televisione e New Media all’Università IULM di Milano. Filmmaker freelance dal 2019, ha collaborato con realtà quali Unicef e FAI, viaggiando in Italia e all’estero per progetti di carattere documentaristico. Nel 2021, ha co-diretto il biopic sulla vita di Pupi Avati "Vorrei sparire senza morire", proiettato nell’ambito della 78esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Appassionata di fotografia, gli scatti e la vicenda di Marco Pesaresi l’hanno da subito affascinata in modo inedito e profondamente personale.
Elena Padovan, regista e filmmaker da sempre appassionata di fotografia e cinema, si è laureata nel 2020 in Televisione, Cinema e New Media all’Università IULM di Milano. Ha collaborato come videomaker per realtà quali Emergency, Unicef e le case di produzione Natia Docufilm e Alpha Charlie Production. La scoperta postuma degli scatti di Marco Pesaresi e la sua straordinaria sensibilità nell’immortalare chi sta ai margini della società ha reso naturale e immediata l’idea di raccontarne lo sguardo. Il desiderio è quello di riportare alla luce anche quelli che sono i suoi scatti meno conosciuti ma che hanno ancora molto da dire.
Riccardo Caccia, ideatore, produttore e sceneggiatore del progetto, si è interessato alla figura del fotografo Marco Pesaresi dopo essere rimasto colpito dalla forza espressiva della sua opera. Riccardo è docente di Storia del Cinema e di Laboratorio di Streaming all’Università IULM di Milano e collabora con varie riviste di cinema. Ha tradotto libri sui registi Martin Scorsese e Alfred Hitchcock e il catalogo della mostra di David Lynch tenutasi alla Triennale di Milano nel 2007. È autore di monografie sui registi Orson Welles (Mursia) e David Lynch (Il Castoro) e co-autore del volume Maestri in serie (Falsopiano). Ha collaborato all’Enciclopedia del cinema edita da Garzanti. Il suo ultimo libro è Storia e cultura del cinema. Figure, forme temi (Pearson, 2021).
Michela Fragomeni, ideatrice, produttrice e sceneggiatrice del progetto. Appassionata di fotografia, romana di nascita ma romagnola per vocazione, il suo “incontro” con Marco Pesaresi avviene quasi casualmente, dopo una lunga serie di coincidenze e percorsi emotivi comuni che l’hanno portata negli anni a frequentare e ad amare quei luoghi così ricchi di contrasti e di suggestioni - luoghi della cui anima egli aveva nei suoi scatti così poeticamente tratteggiato il candore e il tormento. Da quell’incontro tanto casuale quanto folgorante è scaturito il suo desiderio di approfondire il lavoro e la poetica di questo fotografo e di provare a restituirne, attraverso una testimonianza filmica, tutta la dolcezza.