Il mio nome è Riccardo Cocciante: intervista a Stefano Salvati, regista del primo docufilm sulla vita del cantautore
28/02/2026

Il mio nome è Riccardo Cocciante, il primo docufilm sulla vita di Riccardo Cocciante andrà in onda in prime time su Rai 1 il 4 marzo per poi restare disponibile su RaiPlay dal 5 marzo nella sezione Documentari.

Il film, diretto da Stefano Salvati, farà scoprire allo spettatore le diverse sfumature di questo artista poliedrico, attraverso il suo inedito racconto in prima persona tra ricordi, difficoltà, incertezze e una ricchissima vita artistica.

Immagini di repertorio e fotografie personali inedite restituiscono il ritratto dell’artista in gioventù e del suo contesto familiare. Per la prima volta le elaborazioni grafiche saranno integrate anche da contenuti generati dall’AI che andranno a impreziosire i repertori giovanili della vita di Cocciante e si uniranno alle molte testimonianze raccolte.

Per l’occasione, abbiamo avuto modo di intervistare il regista, dialogando con lui circa le origini e gli obiettivi di questo progetto.

D: Prima di entrare nello specifico di questo film, partirei dal tuo percorso. Hai alle spalle una carriera a strettissimo contatto con la musica, tra videoclip, film musicali e altri documentari di settore. Qual è il tuo approccio quando ti interfacci con la materia?

R: Nel raccontare questi grandi profili, prima di tutto cerco di entrare nella loro storia, nel loro DNA, nella loro personalità. Per cercare di capire e di intuire da dove nasce ciò che loro fanno.

D: In questo tuo ultimo lavoro però non c’è solamente un grande protagonista, Riccardo Cocciante appunto, ma sullo sfondo emerge a gran voce un viaggio all’interno della musica italiana lungo diverse decadi. Era tua intenzione focalizzarti anche su questo aspetto?

R: Non troppo in realtà, ma è stato naturale che l’esito fosse questo. Quando nell’ambiente della musica si è sparsa la voce che stavamo iniziando a progettare questo film, moltissimi artisti si sono fatti avanti per partecipare. Tutti i personaggi che appaiono in scena, devono qualcosa a Cocciante. Ad esempio, Marco Masini dice espressamente che ha deciso di intraprendere questa carriera dopo aver ascoltato Cocciante. Le persone che hanno lasciato un contributo alla pellicola, lo considerano un po’ come un loro maestro.

D: Da dove nasce l’idea di realizzare un docufilm su Cocciante?

R: La spinta è nata da una lacuna. Prima di questo lavoro, non esisteva un libro, un film o uno speciale biografico su Riccardo Cocciante. Questo perché Cocciante è la musica. Ci sono artisti che suonano per passioni, chi lo fa per mestiere. Riccardo invece lo fa semplicemente perché quando è lontano dal pianoforte, non gli sembra di essere vivo. La musica è tutta la sua essenza. La sua lingua. Ecco perché, fino a oggi, ancora nessuno era riuscito a convincerlo per raccontarsi su altri canoni che non fossero le note musicali.

D: E come hai fatto allora tu a convincerlo a salire a bordo?

R: In effetti all’inizio mi disse di no. Poi però nel 2025, Riccardo avrebbe dovuto lavorare su un nuovo album, un tour annesso, i nuovi casting di Notre Dame de Paris e per giunta una nuova opera. Il tutto alla soglia degli ottant’anni. Da qui l’idea di raccontare un anno da vivere con tutto l’entusiasmo e la vitalità di un artista non più giovanissimo. Il progetto lo ha convinto e siamo partiti.

D: Il film è decisamente equilibrato, tra l’uomo e l’artista e tra la ricostruzione cronachistica e la sua personalità più intima. Come sei riuscito a mantenere questo equilibrio?

R: Lo scopo era raccontare un anno di lavoro di Cocciante, ma allo stesso momento provare a calare il pubblico all’interno del così detto “Pianeta Cocciante”, per far capire chi è quest’uomo (non solo questo artista). Mi piaceva l’idea di riuscire a dialogare tanto con i fan della prima ora quanto con i neofiti. Ci siamo riusciti perché Riccardo mi è venuto dietro, si è messo in gioco in tutto e per tutto. Ho scoperto un uomo disponibile, autoironico, allegro, tosto... Si è messo a nudo, infatti non ci sono altri prodotti simili che iniziano con 25 minuti circa di intervista unicamente dedicata al protagonista. Il mio nome è Riccardo Cocciante è un titolo programmatico in tal senso: la prima persona, l’individuo, è al centro del discorso.

Simone Soranna

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