Il romanticismo nichilista di Valerio Zurlini
01/08/2026

Sospeso tra arte e tragedia umana, il cinema di Valerio Zurlini è spesso dimenticato o non abbastanza ricordato, relegato all’ombra dei grandi registi di cui godette l’Italia tra anni ’60 e ’70.

A distanza di cent’anni dalla sua nascita, è doveroso ripensare a questo autore e a quella “malinconia senza rimedio” – l’espressione è dello stesso Zurlini - che si vede dipinta sui volti dei suoi personaggi.

Nato a Bologna il 19 marzo 1926, Valerio Zurlini è stato un uomo colto, raffinato, grande amante e conoscitore della storia dell’arte, come testimoniato dai suoi saggi su alcuni pittori e dal ruolo che questa ricopre in molti suoi film - indimenticabile la sequenza con al centro l’affresco La Madonna del parto di Piero della Francesca ne La prima notte di quiete (1972).

Dopo l’esordio del 1954 con Le ragazze di San Frediano, Zurlini deve attendere cinque anni prima di realizzare il suo secondo lungometraggio, Estate violenta, opera che va a comporre insieme ai successivi La ragazza con la valigia (1961) e La prima notte di quiete un trittico di film tutti ambientati tra Rimini e Riccione, in mezzo lo snodo fondamentale rappresentato dal bellissimo Cronaca familiare (1962).

A partire da Estate violenta, Zurlini elabora uno stile fortemente riconoscibile: attraverso un linguaggio cinematografico intenso e poetico, i suoi lavori trovano un perfetto equilibrio tra memoria storica e introspezione psicologica dei personaggi. Sono proprio i personaggi del cinema di Zurlini a rimanerci indelebilmente impressi nella mente, uomini e donne travolti da un amore romantico che sembra rappresentare l’unica disperata via di scampo da un mondo grigio e conformista. Ci sono Carlo e Roberta in Estate violenta, lui giovane ventenne, figlio di un gerarca fascista, e lei donna più matura, vedova e confinata insieme alla figlia nella casa della rigida madre. La loro breve e travagliata relazione si consuma durante un’estate a Riccione, in un’Italia sconvolta dalla seconda guerra mondiale. Un amore ancora più impossibile è al centro di La ragazza con la valigia, in cui il timido sedicenne Lorenzo, appartenente a una famiglia aristocratica, prende una cotta per la sottoproletaria ventunenne interpretata da Claudia Cardinale; i due proveranno insieme a vincere la solitudine che li attanaglia.

Solitudine e sofferenza sono temi centrali anche ne La prima notte di quiete, che rappresenta nella filmografia di Zurlini una sorta di approdo, una summa di quanto fatto in precedenza.

Ancora una volta due anime perse, dopo Carlo e Roberta in Estate violenta e Lorenzo e Aida in La ragazza con la valigia, Daniele e Vanina incarnano l’acme di quel cinema intimista che contraddistingue l’opera del cineasta bolognese. In Zurlini l’amore è spesso turbolento, passionale, tormentato, sembra ardere di un fuoco così violento che non ha possibilità di durare a lungo.

I protagonisti dei suoi film ci appaiono destinati fin dall’inizio a un destino infausto, eppure lottano stoicamente per i loro sentimenti. Il suo è un romanticismo pregno di nichilismo e fatalismo, che egli esprime perfettamente attraverso lenti e semplici movimenti di macchina, soffermandosi sui silenzi e gli sguardi tra innamorati, sulle parole non dette, sul movimento dei corpi. Il sentimento è travolgente, ma esplorato dal regista in maniera delicata, quasi pudica, senza frasi gridate o parole altisonanti. È proprio questa esplorazione dell’interiorità dei personaggi e questo scandagliare in maniera sincera e originale i loro moti dell’animo a rendere il suo cinema così velatamente erotico, commovente e unico.


Riccardo Franceschini

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