In sala dal 17 settembre Calle Málaga, intervista alla regista Maryam Touzani
03/09/2026

Il dolore, la perdita e la possibilità di ricominciare sono al centro di Calle Málaga, il nuovo film della regista marocchina Maryam Touzani, in uscita il 17 settembre. Protagonista è María Ángeles, interpretata da Carmen Maura, l’attrice che il pubblico ha consacrato anche grazie a Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Pedro Almodóvar. È attraverso il suo personaggio che Touzani racconta il passaggio dalla perdita a una nuova consapevolezza, senza rinunciare alla complessità e alle contraddizioni della rinascita.

L’esperienza diretta del lutto da parte della regista dà alla narrazione una forte autenticità, restituendo uno sguardo intimo sul diritto individuale di elaborare l’assenza secondo tempi e modalità proprie. “Conosco fin troppo bene la perdita. Non si possono fare paragoni, ciascuno la vive a modo suo” dice Touzani. “Ho iniziato a fare film dopo la morte di mio padre; nel mio primo lavoro ho raccontato la storia di una bambina che accompagna il nonno verso la morte, gli dice addio come desidera e non come vorrebbero imporle gli altri”.

Per la regista l’assenza ha un valore necessario nel suo rapporto con il cinema; in ogni suo lavoro, infatti, la mancanza si percepisce come elemento narrativo dominante. Perché? “Penso che quando perdiamo qualcosa o qualcuno a volte impariamo anche in modo violento ad apprezzare ciò che abbiamo”, confessa. “In Calle Malaga c’è la perdita di mia madre. È stata violenta, improvvisa, e mi ha spinto a scrivere questo film”.

La protagonista ha 79 anni, vive sola a Tangeri, è vedova, ma tutt’altro che rassegnata. Vive una quotidianità fatta di sane abitudini e piccoli piaceri, nella sua casa e nella città che ama, ma questo sereno equilibrio si spezza quando la figlia piomba nella sua routine con un piano preciso: vendere l’appartamento della madre e portarla a vivere con lei a Madrid. María, invece, è decisa a difendere la propria casa e la propria autonomia. Mette quindi in atto un piano che si trasforma in un percorso di rinascita. Riaffiora anche il sentimento verso un uomo e una sensualità sorprendente.

“Il personaggio di María Ángeles è tutto incentrato sulla libertà”, continua Maryam. “La libertà è sempre stata parte essenziale di ciò che sono. Sono stata fortunata, non mi sono mai sentita in dovere di rinunciare a nulla per essere libera, fin da piccola. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori molto aperti che mi capivano. Erano sulla mia stessa lunghezza d'onda, non dovevano imporsi”. 

Nel film, che ha vinto il Premio degli Spettatori – Armani Beauty al Festival di Venezia (2025), anche l’attenzione ai luoghi è fondamentale: la casa è protagonista tanto quanto l’attrice spagnola Carmen Maura. “Sì, la casa stessa è un personaggio centrale. In Calle Málaga c’è la mia casa d'infanzia. Come nel caso di María Angelès, i miei ricordi di quel periodo risiedono in un unico spazio che li riunisce. Penso che i luoghi siano parte integrante di ciò che siamo, anche quando ci trasferiamo, scegliamo di portare con noi certe cose perché raccontano la nostra storia, proprio come gli ambienti in cui viviamo. Questa casa si trasforma: viene svuotata e nuovamente riempita. Si reinventa, proprio come fa la donna che la abita. Devo sentire una connessione quasi spirituale tra il personaggio che immagino e dove lo colloco. Quindi la preparazione richiede molto tempo.” 

A proposito di tempo, a 79 anni la protagonista ritrova l’amore e, con grande ironia, riscopre il desiderio e la sessualità, quanto è importante per te l’ironia per affrontare certe esperienze di vita? “Non avrei mai pensato di scrivere un film con scene divertenti. A tratti la scrittura è stata molto dolorosa. Piangevo spesso, ma avevo bisogno di ridere per sopravvivere. Quando di notte chiudevo gli occhi e viaggiavo con María Ángeles, lei mi portava in luoghi diversi, situazioni diverse. Il giorno dopo mi svegliavo e scrivevo quello che avevo vissuto con lei. A volte erano cose divertenti. Penso che l'umorismo sia necessario. Scrivere mi ha fatto ridere anche quando pensavo che non ci sarei riuscita. Credo che la nostra mente, il nostro inconscio, se la cavi meglio di noi, se ascoltiamo ciò che ci dice”.

È una storia che porta il fuoco di una donna che mette al centro la cura verso quello che più la appaga, senza farsi condizionare dal volere altrui, senza lasciare che le aspettative degli altri possano limitare le sue passioni. Ama la vita e ha un carattere forte proprio come la nonna di Maryam che l’ha ispirata. Racconta che era spiritosa e aveva un grande senso di appartenenza rispetto alla sua città. “Amava prendersi cura di sé. Da bambina mi sembrava una cosa molto bella. Ricordo anche come il tema dell'appartenenza abbia iniziato a risuonare in me fin dall'infanzia. Mi ha fatto riflettere su cosa significa appartenere. Era spagnola nelle tradizioni, ma allo stesso tempo era legata a Tangeri, al Marocco. Trovavo interessante questa ricchezza: poter essere cose diverse contemporaneamente”. 

Da questo ricordo intimo e identitario emerge anche una riflessione più ampia che si estende al modo in cui guardiamo alle generazioni più anziane e al valore della loro esperienza. “Credo che ci sia una vera saggezza che arriva con l'età, e che vada rispettata. A un certo punto i giovani cominciano a credersi migliori delle persone anziane. È una cosa che trovo offensiva”. 

Nel percorso della regista è stato importante avere accanto delle donne forti, esempi stimolati che hanno contribuito a definire personaggi come questo. “Essere forti può assumere forme diverse. Può anche voler dire essere resilienti. Mia madre praticava un amore incondizionato. C’è qualcosa di stimolante in questo, ha anche contribuito a costruire parte del personaggio di María Ángeles. Dopo che è mancata, ho avuto bisogno di rivedere i suoi gesti, vederli accadere davanti ai miei occhi. È stato come tornare a casa”.

Hilary Tiscione

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