Al Festival dei Popoli di Firenze è stato presentato un documentario che ha attirato molta attenzione e curiosità da parte del pubblico presente e della stampa.
Stiamo parlando di While They Watched, diretto dal giovane regista londinese Jake K. Smith. Ambientato in Corea del Nord, in un futuro distopico all’indomani di un evento storico (il crollo del regime) e costruito attraverso vere testimonianze di ex agenti della propaganda, soldati dei gulag coreani, professori di storia, esuli, diplomatici e attivisti, il film ci mostra un futuro sperato ma con cui è difficile fare i conti.
Come mai un giovane regista londinese decide di debuttare nel documentario raccontando una storia sulla Corea del Nord?
Vorrei realizzare film di ogni tipo, specialmente documentari sulle persone. Soprattutto mi interessa il modo in cui la società si attribuisce delle regole e come le ideologie impattano sui singoli nel lungo periodo. Abuso di potere e popolazioni che combattono sistemi ingiusti sono temi che sto sviluppando nei miei documentari. In questo caso, lo spunto mi è stato suggerito da un libro che mi ha regalato mia sorella. Si intitola Nothing to Envy di Barbara Demick e mi ha aperto gli occhi su quello che la popolazione nordcoreana sta subendo a causa di un regime che abusa ampiamente del proprio potere.
Immaginiamo che non sia stato facile realizzare questo lavoro. Come ti sei mosso per farcela?
Sono andato a Seoul senza conoscere la lingua, senza telecamera o troupe, ma con la volontà di realizzare un documentario sulla Corea. Per conoscere persone ho iniziato a insegnare inglese e così ho conosciuto Yeomni Park, profuga nordcoreana, che ha voluto raccontarmi la sua storia. Poi ho partecipato a eventi di networking e così ho trovato telecamera e altre persone che volessero aiutarmi. Ho realizzato un teaser e l’ho messo sulla piattaforma Indie Go Go che è stato notato da una casa di produzione di Seoul ed ora eccomi qui, dopo due anni da quando sono partito, a presentare il mio film.
Quali sono state le difficoltà più grosse che hai incontrato?
Ero in un paese straniero, incapace di parlare in coreano, senza nessun equipaggiamento, cercando di incontrare persone che non volevano parlare con me. Superato questo primo enorme ostacolo, il resto è stato in discesa. Mi ci sono voluti circa 3 mesi di pre-produzione, 12 mesi nel girare e 3 mesi di montaggio. Ho fatto ricerche, letto libri e articoli, consultato tonnellate di siti internet ma la cosa più difficile da gestire riguardava il problema economico. Mi sentivo davvero male nel partecipare ai bandi o a chiedere fondi. Mi sembrava di perdermi ogni scadenza piuttosto che non rientrare in nessun criterio di finanziamento. È più facile fare il film senza soldi, cosa alquanto impossibile, piuttosto che stare seduti a riempire gli infiniti form di partecipazione.
While They Watched ha vinto molti premi in festival internazionali e ora ha avuto la sua anteprima italiana al Festival dei Popoli dove il pubblico ha potuto vederlo in sala. Contemporaneamente però viene distribuito da The Tide Experiment in 15 paesi europei, compresa l’Italia, attraverso piattaforme VOD (Video On Demand) di streaming digitale. Come regista, cosa pensi delle nuove forme di distribuzione digitale?
La distribuzione digitale è uno strumento eccezionale per i filmmaker indipendenti. Ci sono molti vantaggi nel distribuire online, piuttosto che in sala, soprattutto perché costa molto, ma molto meno. Inoltre un film può essere disponibile in tutto il mondo in pochissimo tempo: una volta arrivato su una grande piattaforma, While They Watched è arrivato in tutto il mondo. Certo, è impensabile competere con le uscite cinematografiche in termini di marketing e promozione, ma la distribuzione digitale permette di rientrare degli investimenti sul lungo periodo. Si può trovare il proprio target di pubblico attraverso i social media più facilmente, piuttosto che pianificare investimenti pubblicitari su radio, tv e altri media tradizionali. Se si hanno le idee chiare su chi potrebbe essere interessato a vedere un film, si potranno indirizzare tutte le proprie energie per intercettarlo direttamente. Inoltre, come filmmaker, va sempre considerata la differenza di fruizione su schermi diversi, come tablet e smartphone. Io amo andare al cinema, continuo e continuerò a farlo, però la distribuzione digitale permette agli indipendenti di raggiungere il proprio pubblico e di farlo in tutto il mondo, compreso chi al cinema (per distanza o altri impedimenti) non potrebbe andarci.
Questa settimana è morto Fidel Castro, trovi ci siano delle similitudini tra Cuba e la Corea del Nord?
Non direi. Capisco la natura della domanda, ma c’è una grande differenza: da paesi come la Cina o Cuba abbiamo sempre avuto informazioni, immagini, notizie. La Corea del nord è completamente chiusa e non possiamo nemmeno sapere cosa davvero stia succedendo all’interno del paese.