La concezione del tempo nel cinema di Linklater
11/02/2026

Riceviamo e con piacere condividiamo questo approfondimento di Letizia Piredda


Per anni è stato legato a storie che si svolgevano nell’arco delle 24 ore in tempo reale (La vita è un sogno, subUrbia, Prima dell’alba) e poi all’improvviso si trova proiettato con Boyhood su un periodo di tempo vastissimo, 12 anni.

Linklater concepisce il tempo come durata: due sono le opere principali: la Trilogia del Before e Boyhood.

BOYHOOD

Tutti e due hanno in comune la radice cinematografica francofila: la Trilogia prende da Rohmer e dai suoi incessanti dialoghi su amore e filosofia, e da Godard con il suo masculin e feminin, Boyhood invece riprende l’esperimento di Antoine Doinel che Truffaut aveva realizzato con cinque film in successione.

Ma Boyhood resta l’opera più audace: vediamo lo stesso attore crescere dai 6 ai 18 anni, un’esperienza unica in cui il tempo ha sostituito il concetto di intreccio. E’ un “conto alla rovescia emotivo” che evidenzia la finitezza umana trasformando il passare degli anni in un’esperienza poetica e significativa.

Boyhood è privo di riferimenti temporali esterni, fatta eccezione per le bandierine pro-Obama che compaiono per forza nel 2008, “ perché è così che la vita procede: non ti metti a pensare oh è un altro anno, ora vedrò cosa c’è di nuovo”- semplicemente vai avanti e non ci badi.

L’unico elemento a cui è assegnato il compito di scandire il tempo che passa, di datare i ricordi e le emozioni, di assegnare le pagine e il mood dell’album delle foto di famiglia, è la musica.

E la scelta dei brani non si basa sui “migliori” brani di un anno specifico, ma di quelli “inciampati” nella vita di Mason (che è anche la vita di Linklater). Prova ne è l’ultima canzone inclusa nel film, “Hero” che Mason ascolta in macchina dopo aver rotto con la sua ragazza, e da cui trae conforto, proprio come è capitato a Linklater nella sua giovinezza.

La sintesi filosofica che chiude il film : “Più che essere noi a cogliere l’attimo, è l’attimo a cogliere noi”si pone in chiara antitesi con lo spirito individualista e dinamico dell’Attimo fuggente [1]che spinge all’azione, e quindi rappresenta un’antitesi al Carpe diem, la consapevolezza di avere un proprio ruolo nel cosmo, non necessariamente straordinario. “E’ sempre ora”non serve affannarsi disperatamente per paura della morte”.

“C’è solo un istante e è adesso e è l’eternità!”

LA VITA E’ UN SOGNO

Ma tra queste due opere della “durata” va citato assolutamente un altro film che non appartiene al tempo come durata ma al tempo come si imprime nella memoria: La vita è un sogno. Profondamente diverso da American Graffiti, dove la nostalgia viene eretta a sentimento collettivo e smussato nella sua asperità, qui la nostalgia è presente solo a livello di esperienza individuale. La vita è un sogno non rappresenta le cose come sono davvero, ma come vengono ricordate. Ci parla quindi del funzionamento della memoria, dove è difficile fare distinzioni tra ciò che è accaduto, tra quello che io penso sia accaduto, e quel che vorrei che sia accaduto. Un’operazione ardita che nessun film ha mai tentato di fare con l’abilità con cui è stato realizzato La vita è un sogno.

 TRILOGIA DEL BEFORE

…dentro a ogni momento ce n’è un altro che avviene contemporaneamente…

In questi tre film [2] che tracciano un arco di tempo di 18 anni, Linklater sembra sviluppare l'arte di imbastire dialoghi spezzandone continuamente la prevedibilità: al centro dei suoi film c’è il racconto, una trama fitta intessuta di dialoghi, che scandiscono come un metronomo tutti gli attimi di cui è fatta la nostra vita. L’idea di evitare quanto più possibile il montaggio, per far scorrere la naturalezza della vita sullo schermo, si accorda all’altro elemento che viene celebrato nel film: la parola, come flusso, come interscambio tra individui e, dunque, il dialogo. Dialoghi che vengono filmati con un mix di campo e controcampo alternato a riprese dei soggetti in un’unica inquadratura.

Ha scelto gli attori in modo meticoloso: belli e straordinariamente bravi, Ethan Hawke e Julie Delpy. Come già abbiamo detto per Boyhood, la sua filosofia sembra più un rovesciamento del Carpe diem, di quel cogli l'attimo a cui siamo stati abituati. Linklater ci dice che è l'attimo a cogliere noi, sempre impreparati, sempre indecisi: difficile vivere quell'attimo che poco dopo sfiorisce. Con tutte quelle parole, con tutti quei giri di parole riesce a esprimere la traiettoria arzigogolata labirintica dei sentimenti, l’andirivieni del desiderio, ricama, sogna, torna alla realtà, ma qual è la realtà che conta, quella vera…

Ce lo dice Celine (Prima dell’alba): “sai io credo che se esistesse un qualsiasi Dio, non sarebbe in nessuno di noi. Né in te né in me. Ma solo in questo piccolo spazio nel mezzo. Se c’è una qualsiasi magia in questo mondo, deve essere nel tentativo di capire qualcuno condividendo qualcosa. Lo so, è quasi impossibile riuscirci, ma che importa in fondo? La risposta deve essere nel tentativo”

 [1] Sono due gli attori che partecipano al film L’attimo fuggente: Ethan Hawke e Robert Sean Leonard.

[2] https://www.odeonblog.it/2025/06/30/la-trilogia-del-before-di-richard-linklater/


Letizia Piredda

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