Da ormai diversi anni longtake cura una parte del corso di Film Critic & Festival Programmer della Civica Scuola Luchino Visconti di Milano. Durante le lezioni abbiamo chiesto alle studentesse e agli studenti di scrivere una loro recensione personale di un film a loro scelta. Ecco quella di Love scritta da Simone Torricella.
Perché sul catalogo Netflix è presente un film porno firmato Gaspar Noè?
Presentato Fuori Concorso a Cannes, Love, quarto lungometraggio di Gaspar Noè, segna l’abbandono definitivo della tematica di vendetta collaudata in Seul Contre Tous (1998) e consolidata in Irreversible (2002), per focalizzarsi sui rapporti e la loro disgregazione cominciata in Enter the Void (2009). È chiaro che il regista franco-argentino voglia spingersi oltre i limiti, immortalando l’atto sessuale nella sua concezione più espressiva, rinunciando a qualsiasi tipo di censura.
L’incipit vede Murphy, frastornato la mattina di Capodanno, ascoltare la segreteria del suo cellulare. La voce di una donna, corrispondente alla madre di Elektra, gli rivela di non avere più notizie della giovane, la quale aveva avuto una relazione con Murphy, terminata dal tradimento con un’altra donna, Omi, madre di suo figlio.
Il regista sfrutta la potenza evocativa delle immagini abbandonando i lunghi piani-sequenza concitati di Enter the Void e Irreversible, adottando invece una tecnica maggiormente riflessiva ed immortalando attraverso lunghe inquadrature fisse dall’alto i momenti più intimi dei protagonisti. L’obiettivo è di incorniciare l’atto sessuale elevandolo ad opera d’arte, supportato mediante l’uso espressivo del colore che vira al bordeaux nei momenti di maggior passione tra Murphy ed Elektra e dominato da grigi e bianchi per esprimere la lontananza tra Omi e il protagonista.
La pellicola è girata in 3D e appare plausibile che la scelta sia finalizzata a consentire una piena immersione a chi ne fruisce. Tuttavia, non si può ignorare il contesto di produzione degli ultimi anni partorito da Hollywood, che può aver portato Noè ad accettare questo compromesso, affinché il progetto potesse essere finanziato e dato alla luce. In questo modo la scelta verte su un ulteriore spettacolarizzazione delle immagini, amplificata dalla distribuzione da parte di Netflix, una piattaforma in piena espansione che, intercettando il successo di saghe ad alto contenuto erotico (Cinquanta Sfumature di Grigio uscito pochi mesi prima ad esempio), decide di selezionare un autore controverso allo scopo di abbracciare un pubblico differente. Noè sfrutta questo meccanismo insinuandosi nelle case delle famiglie per portare nei televisori, iPad e computer un racconto di dipendenza affettiva e mascolinità tossica mascherato da opera apparentemente puramente pornografica. Le immagini restituiscono le sensazioni di un film hardcore, elevando un cinema che, fino ad allora, ha sempre privilegiato la potenza visiva in sfavore di una scrittura piuttosto debole. Murphy è la rappresentazione del paradigma di uomo che, nascondendosi dietro la presunta irrefrenabilità degli istinti, piange e si dispera solo nel momento in cui raggiunge la consapevolezza di ciò che ha perso. Invece Elektra, dal greco «elektron» (splendente), brilla attraverso le sue parole e i suoi sorrisi, attestandosi come unica autentica luce sia della relazione con Murphy che dell’intera opera. È lei che decide di scomparire, allontanandosi da una realtà che non ne ha saputo riconoscere e apprezzare la purezza, mantenendo dietro di sé solo un ricordo malinconico e persistente, reso percepibile nella sequenza finale.
In conclusione, è il paradosso stesso del film a renderlo così emblematico: una pellicola pensata per la piena immersione in sala, finisce per essere degradata ad una fruizione su una piattaforma che rende vana la scelta del 3D. Esattamente ciò che avviene con Murphy che preferisce il corpo all’anima. Love, quindi, non è semplicemente un contenuto pornografico in catalogo, ma si configura come opera audace, per questo necessaria e ben riuscita.
Simone Torricella