Master MICA - Analisi di "Nightmare Alley - La fiera delle illusioni"
22/03/2024
Gli studenti del Master in Management dell'Immagine, del Cinema e dell'Audiovisivo dell'Università Cattolica di Milano, hanno svolto delle interessanti analisi per il corso di Storia e scenari dell'immagine e dell'audiovisivo: le pubblichiamo con piacere sul nostro portale! Complimenti!
"Nightmare Alley - La fiera delle illusioni"
di Marco Morocutti
“Che è successo alla terra dell’abbondanza? Dove c’è abbondanza per i pochi e poco per tutti gli altri? È questo il sogno americano?” Le parole dell’attore Sean Pean nel film The Assassination riflettono in modo significativo il nucleo critico del sogno americano, un concetto profondamente radicato nell’identità nazionale e culturale degli Stati Uniti. Questo rappresenta da sempre la profonda convinzione che ogni individuo, indipendentemente dalle proprie origini, possa raggiungere il successo economico e sociale mediante l’impegno e la determinazione. Tuttavia, come la storia ha dimostrato, tale aspirazione si rivela essere solo un’illusione, a causa delle sempre più marcate disuguaglianze economiche, dell’accesso limitato alle opportunità e della scarsa mobilità sociale per molti individui. Il regista Guillermo del Toro decide di affrontare questa tematica nel film Nightmare Alley – La fiera delle illusioni, un adattamento dell'omonimo romanzo del 1946 scritto da William Lindsay Gresham. Il regista trae ispirazione dalle atmosfere noir del romanzo per proporre un film che affronta con profondità le tematiche attuali, offrendo una rappresentazione autentica della società americana moderna e smascherando il mito illusorio del sogno americano attraverso il percorso del protagonista Stanton Carline.
La scalata sociale del protagonista ha origine dalle ceneri della sua vita pregressa, dopo aver compiuto il tragico gesto dell’uccisione del padre e aver dato in fiamme la casa nella quale è stato seppellito. Nonostante il suo trascorso, il contesto gli concede l’opportunità di ricominciare da zero e di tracciare nuove prospettive per il futuro. Stan avvia così il suo cammino verso una nuova esistenza, trasportando con sé unicamente la radio e l'orologio del padre, gli unici accessori che ancora lo legano al passato. Tale gesto simbolizza il percorso intrapreso dai migranti per raggiungere gli Stati Uniti, che animati dalla speranza di costruire un futuro più promettente, portano con sé pochi ma significativi oggetti che custodiscono l'essenza della loro identità. La società, a sua volta, alimenta l’illusione di un potenziale cambiamento, offrendo loro possibilità effimere nel percorso di ascesa individuale. Nel film sono Clem e Zeena ad esercitare un’influenza significativa sul protagonista, inducendolo a prendere decisioni che ritiene possano condurlo al successo. Mentre Clem, il proprietario del circo, offre a Stan opportunità di lavoro e di guadagno, la chiaroveggente Zeena lo persuade ad intraprendere una carriera nel mentalismo, lodandone l’eloquenza e suggerendogli di diventare un inibitore. Nella storia degli Stati Uniti emergono ricorrenti episodi in cui lo Stato ha alimentato aspettative ingannevoli tra i propri cittadini, fornendo loro illusioni di un futuro migliore e promettente. Questo fenomeno è stato particolarmente evidente durante periodi di profonda crisi, ma soprattutto durante i conflitti mondiali per motivare, mobilizzare e sostenere lo sforzo bellico.
Incoraggiato dalla consapevolezza delle proprie capacità e dalla visione di prosperità futura, anche Stan si immerge nell’ambizione di compiere la scalata sociale. Egli nutre con ferma convinzione la fiducia di poter migliorare, analogamente a milioni di persone che intraprendono viaggi migratori col desiderio di ridefinire il proprio destino. Tuttavia, come precedentemente sottolineato, il sogno americano si rivela essere solo un’illusione effimera, tema che il film affronta con numerosi riferimenti all’impossibilità di progresso sociale. Ripetutamente, il protagonista è ritratto accanto alla ruota panoramica, la cui incessante rotazione riflette non solo il suo percorso entro il contesto narrativo, ma anche la circolarità che caratterizza l’opera stessa, che si conclude nel medesimo punto d’inizio. Inoltre, anche la casa della dannazione offre indizi rilevanti che consentono di comprendere da subito il destino del protagonista. All’interno della struttura uno specchio recante l'incisione "osserva te stesso, peccatore" è circondato da rappresentazioni dei peccati capitali, confermando la sua inesorabile condanna come peccatore e l'associazione del suo destino a tale identità. Nel contesto attuale, questa impossibilità di miglioramento si concretizza nell’incremento delle disuguaglianze economiche tra le classi sociali americane, nonostante il forte periodo di crescita economica iniziato nel dopoguerra.
Questo impedimento al progresso sociale è simbolizzato dall’interferenza della provvidenza divina, che punisce il protagonista per essere diventato complice del sogno americano, perseguendo il proprio successo a discapito degli altri. Il suo egoismo e individualismo lo spingeranno ad ingannare e a commettere omicidi, mentre la giustizia divina interverrà per ristabilire l’equilibrio sociale, riconducendo il protagonista alla sua giusta collocazione nella società. La personificazione più evidente di questo concetto è incarnata dalla figura di Enoch, un bambino deceduto nel grembo materno che presenta la peculiarità di avere un terzo occhio sulla fronte. Il suo occhio diviene l'emblema della giustizia divina onnisciente, costantemente impegnata a valutare e giudicare il nostro operato. Clem, introducendolo al protagonista, osserva: "L'occhio ti segue, come in quei ritratti". Infatti, nel corso del film, l'occhio di Enoch è frequentemente raffigurato mentre osserva Stan, ma in particolare quando fissa lo spettatore stesso, sottolineando la visione di una giustizia universale che giudica le azioni di tutti. L’immagine del terzo occhio è visivamente replicata sulla benda che il protagonista utilizza durante i suoi spettacoli, riflettendo i suoi presunti poteri come mentalista e suscitando nel pubblico l’illusione di possedere una visione in grado di vedere oltre i confini della percezione umana ordinaria. Enoch incarna così il suo egocentrismo, nonché la sua convinzione di essere onnisciente ed onnipotente. Tuttavia, questa presunta autorità del protagonista si rivela presto illusoria, poiché nel corso del film emerge che egli non possiede un autentico potere, pur convincendo il proprio pubblico di ciò. Sarà la dottoressa Lilith, femme fatale della storia, a mettere in discussione tale convinzione. Nonostante Stan nutra l'illusione di aver realizzato il mito del sogno americano, la sua meschinità ed egocentrismo lo rendono vulnerabile alla manipolazione della dottoressa, e sarà proprio lei a trascinare il protagonista verso la rovina, privandolo dei suoi averi e avviandolo verso una spirale discendente che lo riporterà allo stato iniziale di miseria e disperazione.
A differenza sua, Molly, pur attratta dal sogno americano, non ne diventa vittima ed evita di cadere nella trappola di una società individualista, poiché conserva il suo legame umano, ha un senso di collettività e un luogo di appartenenza da cui ricevere sostegno: non è sola. La sua integrità morale diviene il veicolo della provvidenza divina che rivelerà l'ipocrisia del sogno, smascherando il protagonista e rivelandone la vera natura. Quando finalmente giunge alla consapevolezza che il sogno americano è illusorio, si rassegna al proprio destino, ritrovandosi solo, privo di difese e di mezzi, impotente di fronte alle proprie illusioni e imprigionato nel labirinto del proprio destino.
Così come il protagonista ritorna alla propria condizione iniziale, anche coloro che non soddisfano le aspettative della società vengono respinti attraverso la ghettizzazione, l’esclusione sociale e l‘ostracizzazione, fenomeni che inesorabilmente conducono alla povertà. Il circo offre un quadro esaustivo delle condizioni di povertà presenti nel Paese. La mancanza di solidarietà tra gli artisti e l’indifferenza alla violenza circostanti, riflettono l'inerzia e la passività con cui la società tratta gli individui ghettizzati e trascurati. È la stessa struttura sociale che, inizialmente, incita gli individui a superare i propri limiti verso l’ambizione e l’eccesso, per poi condannarli al fallimento e all'esclusione. Infatti, l’uomo bestia incarna una condizione primitiva, nella quale chiunque potrebbe un giorno ritrovarsi se non si è in grado di soddisfare le aspettative imposte dalla società. A riguardo, Clem spiega che i geek sono principalmente individui provenienti dalla guerra, con problemi di droga o alcolismo. Questo rispecchia la realtà attuale negli Stati Uniti, in cui la maggioranza dei senzatetto è senza dimora cronica, veterani delle forze armate o giovani, la maggior parte con problemi mentali o dipendenze da alcol e droghe. Quest’ultima problematica viene riflessa nel film attraverso l'inizio della dipendenza dall'alcol di Stan, il quale scambia l'orologio del padre per una bottiglia, perdendo così il suo senso di identità e l'unico legame con il suo passato. Tale evento segna il culmine della sua discesa verso il fallimento e l'inevitabile rovina del sogno, privandolo così di ogni possibilità di riscatto o rinascita.
Il sogno americano ha sempre rappresentato un'aspirazione universalmente desiderabile, in grado di attrarre ogni anno un notevole flusso migratorio, spinto dalla ricerca di successo e prosperità. Tuttavia, la realtà empirica svela che il sogno americano è una realtà frastagliata, permeata da disuguaglianze e disillusioni, e sottolinea l'urgente necessità di affrontare le sfide persistenti della povertà e della segregazione sociale. Nightmare Alley non solo vuole mettere in luce come ancora oggi il sogno americano sia un aspetto intrinseco della società statunitense, ma si propone di stimolare una riflessione critica tra gli spettatori riguardo alla realtà socioculturale dell'America contemporanea. Lo sguardo penetrante di Enoch mentre scorrono i titoli di coda pone una domanda diretta allo spettatore, un interrogativo che risuona con forza e invita ad un’analisi profonda sulla nostra stessa natura e la società che abbiamo contribuito a creare: E voi, cosa siete realmente, uomini o bestie?
"Nightmare Alley - La fiera delle illusioni"
di Marco Morocutti
“Che è successo alla terra dell’abbondanza? Dove c’è abbondanza per i pochi e poco per tutti gli altri? È questo il sogno americano?” Le parole dell’attore Sean Pean nel film The Assassination riflettono in modo significativo il nucleo critico del sogno americano, un concetto profondamente radicato nell’identità nazionale e culturale degli Stati Uniti. Questo rappresenta da sempre la profonda convinzione che ogni individuo, indipendentemente dalle proprie origini, possa raggiungere il successo economico e sociale mediante l’impegno e la determinazione. Tuttavia, come la storia ha dimostrato, tale aspirazione si rivela essere solo un’illusione, a causa delle sempre più marcate disuguaglianze economiche, dell’accesso limitato alle opportunità e della scarsa mobilità sociale per molti individui. Il regista Guillermo del Toro decide di affrontare questa tematica nel film Nightmare Alley – La fiera delle illusioni, un adattamento dell'omonimo romanzo del 1946 scritto da William Lindsay Gresham. Il regista trae ispirazione dalle atmosfere noir del romanzo per proporre un film che affronta con profondità le tematiche attuali, offrendo una rappresentazione autentica della società americana moderna e smascherando il mito illusorio del sogno americano attraverso il percorso del protagonista Stanton Carline.
La scalata sociale del protagonista ha origine dalle ceneri della sua vita pregressa, dopo aver compiuto il tragico gesto dell’uccisione del padre e aver dato in fiamme la casa nella quale è stato seppellito. Nonostante il suo trascorso, il contesto gli concede l’opportunità di ricominciare da zero e di tracciare nuove prospettive per il futuro. Stan avvia così il suo cammino verso una nuova esistenza, trasportando con sé unicamente la radio e l'orologio del padre, gli unici accessori che ancora lo legano al passato. Tale gesto simbolizza il percorso intrapreso dai migranti per raggiungere gli Stati Uniti, che animati dalla speranza di costruire un futuro più promettente, portano con sé pochi ma significativi oggetti che custodiscono l'essenza della loro identità. La società, a sua volta, alimenta l’illusione di un potenziale cambiamento, offrendo loro possibilità effimere nel percorso di ascesa individuale. Nel film sono Clem e Zeena ad esercitare un’influenza significativa sul protagonista, inducendolo a prendere decisioni che ritiene possano condurlo al successo. Mentre Clem, il proprietario del circo, offre a Stan opportunità di lavoro e di guadagno, la chiaroveggente Zeena lo persuade ad intraprendere una carriera nel mentalismo, lodandone l’eloquenza e suggerendogli di diventare un inibitore. Nella storia degli Stati Uniti emergono ricorrenti episodi in cui lo Stato ha alimentato aspettative ingannevoli tra i propri cittadini, fornendo loro illusioni di un futuro migliore e promettente. Questo fenomeno è stato particolarmente evidente durante periodi di profonda crisi, ma soprattutto durante i conflitti mondiali per motivare, mobilizzare e sostenere lo sforzo bellico.
Incoraggiato dalla consapevolezza delle proprie capacità e dalla visione di prosperità futura, anche Stan si immerge nell’ambizione di compiere la scalata sociale. Egli nutre con ferma convinzione la fiducia di poter migliorare, analogamente a milioni di persone che intraprendono viaggi migratori col desiderio di ridefinire il proprio destino. Tuttavia, come precedentemente sottolineato, il sogno americano si rivela essere solo un’illusione effimera, tema che il film affronta con numerosi riferimenti all’impossibilità di progresso sociale. Ripetutamente, il protagonista è ritratto accanto alla ruota panoramica, la cui incessante rotazione riflette non solo il suo percorso entro il contesto narrativo, ma anche la circolarità che caratterizza l’opera stessa, che si conclude nel medesimo punto d’inizio. Inoltre, anche la casa della dannazione offre indizi rilevanti che consentono di comprendere da subito il destino del protagonista. All’interno della struttura uno specchio recante l'incisione "osserva te stesso, peccatore" è circondato da rappresentazioni dei peccati capitali, confermando la sua inesorabile condanna come peccatore e l'associazione del suo destino a tale identità. Nel contesto attuale, questa impossibilità di miglioramento si concretizza nell’incremento delle disuguaglianze economiche tra le classi sociali americane, nonostante il forte periodo di crescita economica iniziato nel dopoguerra.
Questo impedimento al progresso sociale è simbolizzato dall’interferenza della provvidenza divina, che punisce il protagonista per essere diventato complice del sogno americano, perseguendo il proprio successo a discapito degli altri. Il suo egoismo e individualismo lo spingeranno ad ingannare e a commettere omicidi, mentre la giustizia divina interverrà per ristabilire l’equilibrio sociale, riconducendo il protagonista alla sua giusta collocazione nella società. La personificazione più evidente di questo concetto è incarnata dalla figura di Enoch, un bambino deceduto nel grembo materno che presenta la peculiarità di avere un terzo occhio sulla fronte. Il suo occhio diviene l'emblema della giustizia divina onnisciente, costantemente impegnata a valutare e giudicare il nostro operato. Clem, introducendolo al protagonista, osserva: "L'occhio ti segue, come in quei ritratti". Infatti, nel corso del film, l'occhio di Enoch è frequentemente raffigurato mentre osserva Stan, ma in particolare quando fissa lo spettatore stesso, sottolineando la visione di una giustizia universale che giudica le azioni di tutti. L’immagine del terzo occhio è visivamente replicata sulla benda che il protagonista utilizza durante i suoi spettacoli, riflettendo i suoi presunti poteri come mentalista e suscitando nel pubblico l’illusione di possedere una visione in grado di vedere oltre i confini della percezione umana ordinaria. Enoch incarna così il suo egocentrismo, nonché la sua convinzione di essere onnisciente ed onnipotente. Tuttavia, questa presunta autorità del protagonista si rivela presto illusoria, poiché nel corso del film emerge che egli non possiede un autentico potere, pur convincendo il proprio pubblico di ciò. Sarà la dottoressa Lilith, femme fatale della storia, a mettere in discussione tale convinzione. Nonostante Stan nutra l'illusione di aver realizzato il mito del sogno americano, la sua meschinità ed egocentrismo lo rendono vulnerabile alla manipolazione della dottoressa, e sarà proprio lei a trascinare il protagonista verso la rovina, privandolo dei suoi averi e avviandolo verso una spirale discendente che lo riporterà allo stato iniziale di miseria e disperazione.
A differenza sua, Molly, pur attratta dal sogno americano, non ne diventa vittima ed evita di cadere nella trappola di una società individualista, poiché conserva il suo legame umano, ha un senso di collettività e un luogo di appartenenza da cui ricevere sostegno: non è sola. La sua integrità morale diviene il veicolo della provvidenza divina che rivelerà l'ipocrisia del sogno, smascherando il protagonista e rivelandone la vera natura. Quando finalmente giunge alla consapevolezza che il sogno americano è illusorio, si rassegna al proprio destino, ritrovandosi solo, privo di difese e di mezzi, impotente di fronte alle proprie illusioni e imprigionato nel labirinto del proprio destino.
Così come il protagonista ritorna alla propria condizione iniziale, anche coloro che non soddisfano le aspettative della società vengono respinti attraverso la ghettizzazione, l’esclusione sociale e l‘ostracizzazione, fenomeni che inesorabilmente conducono alla povertà. Il circo offre un quadro esaustivo delle condizioni di povertà presenti nel Paese. La mancanza di solidarietà tra gli artisti e l’indifferenza alla violenza circostanti, riflettono l'inerzia e la passività con cui la società tratta gli individui ghettizzati e trascurati. È la stessa struttura sociale che, inizialmente, incita gli individui a superare i propri limiti verso l’ambizione e l’eccesso, per poi condannarli al fallimento e all'esclusione. Infatti, l’uomo bestia incarna una condizione primitiva, nella quale chiunque potrebbe un giorno ritrovarsi se non si è in grado di soddisfare le aspettative imposte dalla società. A riguardo, Clem spiega che i geek sono principalmente individui provenienti dalla guerra, con problemi di droga o alcolismo. Questo rispecchia la realtà attuale negli Stati Uniti, in cui la maggioranza dei senzatetto è senza dimora cronica, veterani delle forze armate o giovani, la maggior parte con problemi mentali o dipendenze da alcol e droghe. Quest’ultima problematica viene riflessa nel film attraverso l'inizio della dipendenza dall'alcol di Stan, il quale scambia l'orologio del padre per una bottiglia, perdendo così il suo senso di identità e l'unico legame con il suo passato. Tale evento segna il culmine della sua discesa verso il fallimento e l'inevitabile rovina del sogno, privandolo così di ogni possibilità di riscatto o rinascita.
Il sogno americano ha sempre rappresentato un'aspirazione universalmente desiderabile, in grado di attrarre ogni anno un notevole flusso migratorio, spinto dalla ricerca di successo e prosperità. Tuttavia, la realtà empirica svela che il sogno americano è una realtà frastagliata, permeata da disuguaglianze e disillusioni, e sottolinea l'urgente necessità di affrontare le sfide persistenti della povertà e della segregazione sociale. Nightmare Alley non solo vuole mettere in luce come ancora oggi il sogno americano sia un aspetto intrinseco della società statunitense, ma si propone di stimolare una riflessione critica tra gli spettatori riguardo alla realtà socioculturale dell'America contemporanea. Lo sguardo penetrante di Enoch mentre scorrono i titoli di coda pone una domanda diretta allo spettatore, un interrogativo che risuona con forza e invita ad un’analisi profonda sulla nostra stessa natura e la società che abbiamo contribuito a creare: E voi, cosa siete realmente, uomini o bestie?