Sei corti italiani under 35, sei incontri con gli autori: un progetto sostenuto da SIAE “Per Chi Crea” che consolida NOAM come spazio formativo e laboratorio di visibilità
Si è concluso il primo ciclo di proiezioni di “NOAM: LAB & YOUTH”, sezione fuori concorso sostenuta dal bando SIAE “Per Chi Crea” 2024 e realizzata a cura del Cineclub Il Raggio Verde. Il bilancio, già nelle prime giornate del festival, è netto: partecipazione altissima e costante, con almeno 150 partecipanti per ciascuna delle sei proiezioni dedicate alle scuole tra Cinema Europa, Cinema Italia e Cinema Sarti. Un risultato che non è soltanto numerico, ma culturale: “LAB & YOUTH” ha dimostrato come un festival possa essere, allo stesso tempo, vetrina e dispositivo educativo.
Sei proiezioni per un pubblico attivo
Il dato più significativo non è soltanto l’affluenza — oltre 900 presenze complessive sulle sei matinée — ma la qualità della fruizione: proiezioni vissute come momento di ascolto e confronto, Q&A partecipati, domande puntuali su scrittura, regia, montaggio, scelte di linguaggio e costruzione dei personaggi. Le classi non si sono limitate ad assistere: hanno discusso, criticato, riconosciuto temi e immagini come parte del proprio presente.
La struttura del progetto ha funzionato proprio perché “LAB & YOUTH” non chiedeva al pubblico scolastico di adattarsi al festival, ma ha portato il festival incontro alle scuole: tempi, contesti, introduzioni e dialoghi disegnati per rendere il cinema un’esperienza accessibile e, allo stesso tempo, complessa.
I sei corti: generi e immaginari per raccontare il presente
Le opere selezionate hanno offerto una gamma ampia di linguaggi: ARCA di Lorenzo Quagliozzi ha acceso un confronto sul rapporto tra cinema, storia e immaginario politico, sul valore dell’archivio e sul cinema come “eredità” da custodire e trasformare.
Playing God di Matteo Burani ha colpito per la forza materica della stop motion e per la sua riflessione sul corpo, sul creare e sul sentirsi parte di qualcosa, aprendo domande su identità e appartenenza. Rapacità di Martina Mele ha innescato un dialogo diretto su potere, emancipazione e rappresentazione simbolica, con letture che hanno intrecciato cinema e vissuto quotidiano.
Il Dio dei gatti è immortale di Riccardo Copreni ha incontrato un’attenzione particolare nelle classi per il suo racconto di pre-adolescenza, capace di restituire l’intensità emotiva di quell’età senza semplificarla. Il posto vuoto di Giuseppe Fonti, presentato in prima mondiale, ha fatto emergere un rapporto forte tra territorio e narrazione: riti, attese, amicizia e assenza come elementi di un realismo sospeso.
Nostos di Mauro (Maurizio) Zingarelli ha portato la fantascienza nel cuore della discussione scolastica: la nostalgia come rischio e rifugio, l’oggetto come totem di un passato “perfetto” e la memoria come valore non monetizzabile.
Risultati: visibilità, competenze, relazioni
Per i sei talenti coinvolti, “LAB & YOUTH” è stato un laboratorio di visibilità: proiezione in un festival in crescita, incontri con un pubblico numeroso e un contesto che valorizza la presenza dell’autore come parte integrante dell’opera. La dimensione formativa — spesso sottovalutata nelle pratiche festival — qui è diventata un elemento di rafforzamento professionale: saper presentare il film, rispondere alle domande, raccontare il processo creativo, entrare in relazione con spettatori e operatori.
Il progetto ha inoltre consolidato un modello replicabile: un festival che non vive solo nelle serate “evento”, ma costruisce una comunità culturale anche nelle fasce orarie e nei pubblici spesso esclusi dai circuiti di fruizione. In questo senso, la riuscita di “LAB & YOUTH” rafforza la missione del NOAM: essere ponte tra sguardi, paesi, generazioni — e farlo partendo dalla sala, dal territorio, dalle scuole.
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