Da ormai diversi anni longtake cura una parte del corso di Film Critic & Festival Programmer della Civica Scuola Luchino Visconti di Milano. Durante le lezioni abbiamo chiesto alle studentesse e agli studenti di scrivere una loro recensione personale di un film a loro scelta. Ecco quella di Millennium Mambo scritta da Federico Dasti.
Il terzo millennio, su cui tante speranze e tante attese sono state riposte, è una storia già passata, forse già finita. La voce narrante, fin dalla scena iniziale, un magnetico piano-sequenza in cui Vicky - un’ottima Shu Qi - cammina sotto le luci al neon di un ponte pedonale coperto, ci informa che quella che seguiremo è la vita della ragazza com’era dieci anni prima, nel 2001. Una vita sbandata fatta da serate in discoteca a Taipei, feste in casa, droghe, e soprattutto dalla relazione tossica con Hao Hao da cui Vicky non riesce mai a uscire definitivamente.
Per descriverci questo personaggio e il mondo di cui fa parte, Hou, coadiuvato dai suoi storici collaboratori, utilizza diverse tecniche. Innanzitutto, azzera quasi totalmente la componente narrativa, sia mostrandoci una quotidianità squallida e sempre uguale a sé stessa, sia facendo anticipare in maniera sistematica alla voce narrante i piccoli accadimenti che vedremo sullo schermo. Ridotto quindi all’osso l’intreccio, Hou preferisce comunicarci il mondo interiore di Vicky attraverso lunghi piani-sequenza in cui manca la profondità di campo e il personaggio appare spesso schiacciato tra lo sfondo e una folla di oggetti (bicchieri, lattine vuote, ciarpame) posta davanti al soggetto per “sporcare” l’inquadratura. A comporre questo quadro allucinato e alienante concorrono anche la fotografia di Mark Lee Ping-bing, in cui oltre al blu delle luci al neon, predominano gli altri colori primari, giallo e rosso, e soprattutto la colonna sonora composta da Lim Giong che, mischiando il suono sfarfallante dei neon, la ripetitività martellante della musica elettronica e una componente vocale misticheggiante che cerca timidamente di farsi strada, restituisce in maniera puntuale il mondo della protagonista.
Millennium Mambo arriva tre anni dopo Flowers of Shanghai (1998) e forma con esso un dittico sull’amore percepito come ossessione soffocante. Se in Flowers of Shanghai la scelta di girare solamente in interni era dovuta alla mancata autorizzazione per girare in Cina, in questo caso Hou decide di riprendere la stessa impostazione e realizza un altro film girato quasi solamente in interni, in cui gli esterni a Taiwan sono solamente dei tunnel e in cui l’unico frammento di cielo azzurro si vede a dieci minuti dalla fine riflesso su un palazzo.
Flowers of Shanghai è ambientato a fine Ottocento in quella che all’epoca era la capitale cinese, Millennium Mambo a inizio XXI secolo a Taipei. In mezzo ai due film si snoda il Novecento, secolo che per Taiwan è diviso a metà tra il periodo, tutto sommato florido, della dominazione giapponese (1895-1945), e la dittatura del Kuomintang, iniziata nel 1949 e finita proprio nel 2000 con l’elezione del primo presidente espresso da un partito di opposizione. Il Novecento è ovviamente anche il secolo del cinema e allora non è sicuramente un caso che l’uscita dal tunnel e forse la salvezza Vicky la troverà a Yubari, piccola cittadina giapponese nell’Hokkaido, che esaurita la sua vocazione mineraria si è reinventata organizzando un festival cinematografico in inverno tra soffici cumuli di neve candida.
Millennium Mambo è una pellicola volutamente ripiegata su sé stessa e a volte frustrante, che, senza scendere a compromessi, obbliga lo spettatore a compiere lo stesso viaggio di purificazione della protagonista. Purificazione che arriva grazie al potere trasfigurante del cinema.
Federico Dasti