Si firmava "Symeoni", con quella ipsilon che trasformava un cognome in un marchio e in quel piccolo vezzo grafico c'è già tutto il personaggio: Sandro Simeoni, nato a Migliarino, nel ferrarese, il 6 aprile 1928, è stato il più moderno dei cartellonisti italiani, un pittore che ragionava da grafico e un grafico che dipingeva da pittore. Arrivato a Roma dalla provincia emiliana, attraversa da protagonista quarant'anni di cinema con una produzione sterminata, migliaia di opere scelte dalle distribuzioni per ogni genere possibile, dalla commedia al peplum, dall'horror al cinema d'autore, e per ogni titolo uscivano spesso dal suo studio sia il manifesto sia la locandina, non di rado con soggetti differenti.

Il poster del film Per un pugno di dollari (1964) è il suo biglietto per la storia: su un fondo giallo acceso, steso a pennellate larghe come una sciabolata di sole, una rissa di pistoleri si torce intorno alla figura centrale accovacciata con la colt spianata. Niente ritratto di Clint Eastwood, che nessuno ancora conosceva: solo movimento, violenza e quel giallo che nessun western aveva mai osato. E c'è un dettaglio stampato sul foglio che vale un romanzo: la regia è accreditata a "Bob Robertson", lo pseudonimo americano dietro cui si nascondeva Sergio Leone, in un'epoca in cui il western made in Italy si travestiva per farsi accettare. Il film che fondò un genere uscì quasi di nascosto e fu anche quell'immagine gialla, così nuova, ad accendere il passaparola.

Il manifesto del film Il conte Max (1957) mostra l'altra faccia del suo talento: Alberto Sordi in basco da edicolante alza il dito ammonitore, Vittorio De Sica in giacca da sci porge il giornale con il titolo e intorno a loro la montagna d'alta quota esplode in macchie di colore pure, arancio, turchese, giallo, con un pupazzo di neve che sorride nel sole. La commedia italiana trattata come un dipinto astratto che si ricompone nell'occhio: pochi fogli degli anni Cinquanta sembrano così in anticipo sul decennio successivo.

E il poster del film Maciste contro il vampiro (1961) lo vede giocare con i generi come un prestigiatore: il gigante Gordon Scott piega un avversario in una lotta di muscoli dipinti alla perfezione, le due bellezze del film guardano lo spettatore e sul fondo, in una caverna viola da incubo gotico, la sagoma nera del vampiro attende in cima alla scala. Peplum e horror nella stessa inquadratura, cuciti dal colore: la firma "Sym", abbreviata, sigilla l'opera come un timbro pop.
Symeoni muore a Roma nel 2008, lasciando un'eredità che il collezionismo internazionale ha ormai consacrato. Le sue opere, fotografate dalle stampe originali, rivivono oggi nell'archivio di Movie.it: il giallo di Per un pugno di dollari, visto da vicino, abbaglia ancora.