Scott Rudin e le accuse di abusi: il produttore fa un passo indietro rispetto ai suoi progetti futuri
21/04/2021
"Sto facendo un passo indietro dai miei progetti cinematografici e di streaming oltre al mio lavoro a Broadway. Lo sto facendo per prendermi il tempo di lavorare su questioni personali che avrei dovuto affrontare da tempo".
È stata questa la prima dichiarazione di uno dei produttori più potenti di Hollywood e di Broadway, Scott Rudin, vincitore del premio Oscar al miglior film per Non è un paese per vecchi, finito nell'occhio del ciclone in seguito a una manciata di accuse di abusi lanciate contro di lui da parte di ex assistenti e dipendenti della sua compagnia.
Lanci di oggetti attraverso la stanza, mani di assistenti schiacciate sotto i monitor dei computer, laptop scagliati contro le finestre e una valanga di insulti: sono solo alcune delle testimonianze che The Hollywood Reporter ha reso pubbliche in uno sconvolgente articolo di inizio aprile che rivela anni di bullismo di Rudin nei confronti del primo sottoposto che gli capitava sotto tiro.
Il clima di terrore tra i collaboratori di Rudin era noto da anni tra gli addetti ai lavori, ma nessuno osava aprir bocca per timore di peggiori ritorsioni. Adesso, nel suo ultimo commento, il produttore si dichiara "profondamente dispiaciuto per il dolore che il mio comportamento ha causato".
Lo scorso weekend, il sedici volte vincitore del Tony Award aveva già annunciato la sua intenzione di prendersi del tempo dai suoi vari progetti di Broadway, ma adesso il suo imponente castello ha ceduto del tutto, estendendo il suo passo indietro anche ai suoi piani futuri per il cinema: "Quando ho commentato durante il fine settimana, ero fortemente concentrato sulla riapertura di Broadway e non volevo che il mio comportamento precedente sminuisse gli sforzi di tutti per tornare", ha affermato Rudin. "Mi è chiaro che dovrei prendere la stessa strada nel cinema e nello streaming".
Giù il velo, dunque, per una delle figure più chiacchierate dal caso Weinstein. Dopo l'articolo di The Hollywood Reporter, la star di Broadway e vincitrice del Tony Award, Karen Olivo, aveva affermato che non sarebbe tornata a lavorare a Moulin Rouge! a causa del "silenzio" che circonda Rudin.
Anche la fondatrice e produttrice cinematografica Megan Ellison, che ha lavorato con Rudin alla produzione de Il Grinta dei fratelli Coen, si è fatta avanti sui social media per commentare l'articolo in questione: "Questo pezzo gratta appena la superficie del comportamento abusivo, razzista e sessista di Scott Rudin. Come per Harvey [Weinstein], troppi hanno paura di parlare. Io sostengo e applaudo coloro che l'hanno fatto. C'è una buona ragione per avere paura, perché lui è vendicativo e non si fa scrupoli a mentire".
Da anni, Scott Rudin si dimostra una presenza ingombrante all'interno del panorama cinematografico e teatrale statunitensi, e il suo sterminato curriculum (ha prodotto, tra gli altri, The Social Network e otto film di Wes Anderson) lo dimostra. Gli ultimi film che ha prodotto sono stati Diamanti grezzi e La donna alla finestra (in arrivo su Netflix).
Quelli futuri, invece, avrebbero dovuto essere cinque progetti legati alla A24: La tragedia di Macbeth, diretto da Joel Coen (ora anche produttore unico) e interpretato da Denzel Washington e Frances McDormand, The Humans di Stephen Karam (Eli Bush ora produttore unico), Red, White and Water di Lila Neugebauer (Bush, Jennifer Lawrence, e Justine Polsky produttori), Everywhere All at Once di Dan Kwan e Daniel Scheinert, e Men di Alex Garland. Progetti che non saranno più di sua competenza.
Fonte: IndieWire
È stata questa la prima dichiarazione di uno dei produttori più potenti di Hollywood e di Broadway, Scott Rudin, vincitore del premio Oscar al miglior film per Non è un paese per vecchi, finito nell'occhio del ciclone in seguito a una manciata di accuse di abusi lanciate contro di lui da parte di ex assistenti e dipendenti della sua compagnia.
Lanci di oggetti attraverso la stanza, mani di assistenti schiacciate sotto i monitor dei computer, laptop scagliati contro le finestre e una valanga di insulti: sono solo alcune delle testimonianze che The Hollywood Reporter ha reso pubbliche in uno sconvolgente articolo di inizio aprile che rivela anni di bullismo di Rudin nei confronti del primo sottoposto che gli capitava sotto tiro.
Il clima di terrore tra i collaboratori di Rudin era noto da anni tra gli addetti ai lavori, ma nessuno osava aprir bocca per timore di peggiori ritorsioni. Adesso, nel suo ultimo commento, il produttore si dichiara "profondamente dispiaciuto per il dolore che il mio comportamento ha causato".
Lo scorso weekend, il sedici volte vincitore del Tony Award aveva già annunciato la sua intenzione di prendersi del tempo dai suoi vari progetti di Broadway, ma adesso il suo imponente castello ha ceduto del tutto, estendendo il suo passo indietro anche ai suoi piani futuri per il cinema: "Quando ho commentato durante il fine settimana, ero fortemente concentrato sulla riapertura di Broadway e non volevo che il mio comportamento precedente sminuisse gli sforzi di tutti per tornare", ha affermato Rudin. "Mi è chiaro che dovrei prendere la stessa strada nel cinema e nello streaming".
Giù il velo, dunque, per una delle figure più chiacchierate dal caso Weinstein. Dopo l'articolo di The Hollywood Reporter, la star di Broadway e vincitrice del Tony Award, Karen Olivo, aveva affermato che non sarebbe tornata a lavorare a Moulin Rouge! a causa del "silenzio" che circonda Rudin.
Anche la fondatrice e produttrice cinematografica Megan Ellison, che ha lavorato con Rudin alla produzione de Il Grinta dei fratelli Coen, si è fatta avanti sui social media per commentare l'articolo in questione: "Questo pezzo gratta appena la superficie del comportamento abusivo, razzista e sessista di Scott Rudin. Come per Harvey [Weinstein], troppi hanno paura di parlare. Io sostengo e applaudo coloro che l'hanno fatto. C'è una buona ragione per avere paura, perché lui è vendicativo e non si fa scrupoli a mentire".
Da anni, Scott Rudin si dimostra una presenza ingombrante all'interno del panorama cinematografico e teatrale statunitensi, e il suo sterminato curriculum (ha prodotto, tra gli altri, The Social Network e otto film di Wes Anderson) lo dimostra. Gli ultimi film che ha prodotto sono stati Diamanti grezzi e La donna alla finestra (in arrivo su Netflix).
Quelli futuri, invece, avrebbero dovuto essere cinque progetti legati alla A24: La tragedia di Macbeth, diretto da Joel Coen (ora anche produttore unico) e interpretato da Denzel Washington e Frances McDormand, The Humans di Stephen Karam (Eli Bush ora produttore unico), Red, White and Water di Lila Neugebauer (Bush, Jennifer Lawrence, e Justine Polsky produttori), Everywhere All at Once di Dan Kwan e Daniel Scheinert, e Men di Alex Garland. Progetti che non saranno più di sua competenza.
Fonte: IndieWire