The Quiet Girl: un approfondimento
02/02/2023
Riceviamo e volentieri condividiamo questo pezzo di Letizia Piredda su The Quiet Girl, film in uscita il 16 febbraio.


E’ avvolta nel silenzio Càit, la piccola protagonista del film The quiet girl, di Colm Bairéad, adattamento cinematografico del romanzo Foster di Claire Keegan.

Un silenzio così fitto che quasi ci fa dubitare della sua esistenza, in netto contrasto con il chiasso familiare che la circonda. Un silenzio carico di parole trattenute, di emozioni congelate. La sua presenza rivela sempre un chè di provvisorio, come pure i suoi movimenti: seduta in pizzo a una sedia, rannicchiata su un letto stretto e respingente. “Combina sempre guai” tuona il padre sprezzante e a noi, che vediamo la figura esile ben disegnata di una bambina dal bel viso un po’ affilato, occhi azzurri e capelli lunghi e lisci, suona davvero come un rimprovero assurdo e poco realistico. Ci arriva l’eco di altre storie, dalle più classiche come Cenerentola, alle più recenti come L’arminuta, che un duplice strappo priva di ogni forma di appartenenza. 
Ma torniamo alla nostra storia. La famiglia già numerosa è in attesa di un figlio che deve nascere tra poco. Càit viene spedita per le vacanze da una cugina della madre che non ha figli e vive in campagna col marito. Con un sacchetto di poche cose messe dentro alla rinfusa, la bambina viene prelevata dal padre, infilata in macchina e trasportata dai parenti. Un sacco di patate sarebbe stato trasportato con più cura.
Per la prima volta Càit sperimenta quello che non aveva mai conosciuto: l’essere oggetto di cura, nei fatti e nell’affetto. E’ un percorso lento, sia da parte sua che da parte dei suoi genitori adottivi soprattutto del padre ma
che alla fine produce un cambiamento inatteso, palpitante che si svela nella scena in cui lei corre nel viale per andare a prendere la posta, inevitabile il richiamo ad altre corse cult, una per tutte quella di Antoine Doinel ne I 400 colpi. La mdp la inquadra frontalmente sottolineando tutta la carica vitale e gioiosa del suo sguardo e del suo corpo teso a raggiungere il tempo record, cronometrato dal “padre”.

Poi il ritorno doloroso e cruento a casa, che la vede aggirarsi come un’estranea in una famiglia dove era sempre rimasta ai margini. Non ci sono accenni di spiragli possibili: la famiglia biologica prevale sempre su tutto.
Ma forse no. Chissà, forse Kore’eda con le sue famiglie a geometria variabile, alla fine ci potrà venire in aiuto.
Anche se procede con un andamento lineare il film è costruito con grande intelligenza e un’attenzione meticolosa ai particolari. E proprio la sua linearità riesce ad occultare piccoli e grandi colpi di scena. Il cast di attori è di alto livello e la performance della piccola Càit, Catherine Clinch è rigorosa e versatile insieme.


Letizia Piredda

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