Tijuana, Todavía (Still, Tijuana), scritto e diretto da Gabriel Gutierrez Morales e prodotto e interpretato dall’attore di Amores Perros Humberto Busto, verrà presentato in anteprima mondiale all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film è stato selezionato, sviluppato e prodotto nell’ambito della quattordicesima edizione (2025/2026) di Biennale College Cinema, un laboratorio di alta formazione lanciato in occasione della Mostra del Cinema di Venezia del 2012 e aperto a registi di tutto il mondo per la produzione di film a micro budget. Tijuana, Todavía è stato realizzato grazie a un sostegno alla produzione di 200.000 euro assegnato dalla Biennale di Venezia.
Ambientato alla Playas di Tijuana, il film racconta l’incontro tra Maksim, un ragazzo queer in fuga dalla Russia per sottrarsi alla coscrizione per la guerra in Ucraina, e Chava, un uomo gay di mezza età del Messico settentrionale che si confronta con l’atteggiamento machista del suo Paese.
«In qualità di produttore e attore, sento che questo film arriva in un momento cruciale», afferma Humberto Busto. «Tijuana, Todavía parla direttamente della situazione attuale in Russia e delle conseguenze della migrazione delle persone queer verso Paesi come il Messico. Questa esperienza di sradicamento e reinvenzione, al confine, costituisce il cuore identitario del film.” Busto aggiunge: «In quanto filmmakers queer, siamo particolarmente preoccupati dalle continue minacce rivolte alla nostra comunità, ed è per questo che vogliamo reagire attraverso questo film e instaurare un dialogo».
Prodotto da Fosfo Producciones e distribuito in Messico da Colmena, il film vede nel cast Humberto Busto nel ruolo di Chava e Petr Filimonov in quello di Maksim, insieme a Miry Rodríguez, Dilan Rivera, Elliot Roy Rensky e Jorge Domínguez Cerdá.
Esilio queer e connessioni al confine
Inizialmente nascosti dietro alter ego digitali su un’app di incontri gay, i due protagonisti sono costretti ad affrontare le ferite emotive delle rispettive emarginazioni, quando la loro relazione esce dal mondo virtuale e si confronta con la complessa realtà di un confine che divide.
«In fondo, questo film parla di due uomini che, bloccati al confine, si incontrano nel mezzo di un percorso di crescita emotiva», afferma lo sceneggiatore e regista Gabriel Gutierrez Morales. «La loro storia, per me, esemplifica la capacità umana di creare un significato proprio nel luogo in cui ci siamo disgregati».
Una nuova Tijuana sullo schermo
Tijuana, todavía affonda le sue radici nel rapporto personale di Gutierrez Morales con la città di confine in cui è nato e cresciuto e nella sua esperienza di immigrato queer.
«Tijuana è una città giovane e in rapida crescita, diventata un importante centro di passaggio per la migrazione, poiché persone provenienti da ogni parte del mondo si trovano a transitare attraverso la città nel perseguimento del sogno americano», spiega. «Ma, a causa della sua posizione geografica, è una città spesso rappresentata in modo distorto nel cinema, solitamente avvolta da una lente di violenza molto lontana dalla realtà».
«Uno dei miei obiettivi è stato rappresentare Tijuana attraverso la mia personale visione intima e straniera della città», prosegue. «Partendo dalle mie esperienze e dalle mie preoccupazioni in quanto immigrato queer, Tijuana, todavía è diventato, quasi naturalmente, il racconto di due uomini che si ritrovano mentre sono bloccati al confine».
Tra intimità digitale e confini fisici
Il film esplora il ruolo della comunicazione digitale non come semplice strumento tecnologico, ma come un’ancora emotiva per i personaggi in transito.
«Nel film, l’uso della comunicazione digitale trascende il mezzo e diventa qualcosa di essenziale, profondamente vissuto», afferma Gutierrez Morales. «Attraverso l’intreccio delle storie di Chava e Maksim, il film esplora nuovi territori del cinema queer ambientato in Messico, dove le nostre storie sono spesso ridotte a stereotipi o a narrazioni convenzionali del trauma».
«Come passo verso la reinvenzione, la nostra proposta è quella di esplorare le nostre sofferenze condivise e trasformarle, così da crescere, amare e continuare a esistere», aggiunge.
Radici personali e politiche
Gutierrez Morales attinge profondamente dal proprio percorso e dalle esperienze delle persone a lui vicine per dare forma ai due protagonisti del film.
«La loro storia è profondamente personale: mi riconosco in Chava, che ha potuto prendere vita solo grazie al modo in cui Humberto lo ha interpretato fisicamente ed emotivamente, così come nel suo incontro con Maksim, ispirato a sua volta a una versione più giovane di me», osserva. «Un’ulteriore fonte d’ispirazione è stato il mio caro amico Anatoly Fedorov, che, proprio come Maksim, è fuggito da San Pietroburgo dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina».
Scheda tecnica
Titolo: TIJUANA, TODAVÍA (Still, Tijuana)
Anteprima Mondiale: 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Biennale College Cinema (2026)
Scritto e diretto da: Gabriel Gutierrez Morales
Con: Melissa Castañeda, Alfredo González Unibe
Produttori associati: Max Blásquez, Omar Juárez Espino, Guz Guevara
Produzione: Fosfo Producciones
Distributore (Mexico): Colmena
Cast:
Humberto Busto nel ruolo di Chava
Petr Filimonov nel ruolo di Maksim
Miry Rodríguez nel ruolo di Irma
Dilan Rivera nel ruolo di Chubby
Elliot Roy Rensky nel ruolo di Trevor
Jorge Domínguez Cerdá nel ruolo di Uncle
Supporto alla produzione:
Sviluppato e prodotto nell’ambito del programma Biennale College – Cinema 2025/2026. Contributo alla produzione: 200.000 euro assegnati dalla Biennale di Venezia.