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Il cinema di Leos Carax: le vostre analisi!
Durante il workshop dedicato al cinema di Leos Carax abbiamo proposto ai partecipanti di scrivere una loro analisi sul cinema di questo autore eclettico, visionario e intrigante! Ecco i lavori che hanno meritato la pubblicazione!

Holy Motors
: il dialogo tra Michel Piccoli e Denis Lavant

di Valentina Angius

"Che cosa ti fa andare avanti, Oscar?"
"Continuo come ho cominciato, per la bellezza del gesto"
"La bellezza si dice che sia nell'occhio di chi guarda"
"E se non c'è più nessuno a guardare?"

Questo dialogo, non so bene perchè, è uno dei miei preferiti del cinema, mi ha colpito dal primo momento e ogni volta mi fa riflettere.
Per me è il cuore del film, perché rimanda immediatamente alla prima scena, in cui abbiamo una sala cinematografica e nessuno che sta guardando, nessuno che guarda l'atto messo in scena.
Holy Motors è un film su tantissime cose: sul gesto, sulla performance, sul cinema e la sua morte, ma credo sia in gran parte anche un film sulla vita, sulla bellezza e sulla percezione di esse: l'esistenza delle cose è vincolata alla percezione che noi abbiamo di esse e dell'interpretazione che ne diamo? Un po' come l'antico dilemma "Se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, non fa rumore?". E' ancora bello un film se nessuno lo guarda? Ha senso fare film se non c'è più nessuno a guardarli? La bellezza esiste a prescindere o per esistere ha bisogno di uno spettatore? 
E Michel Piccoli mette in dubbio il motivo che fa andare avanti Mr Oscar: ha davvero senso fare arte se non c'è più nessuno che guarda? I personaggi che interpreta Mr Oscar esistono ancora se non ci sono più spettatori o esistono solo nel momento in cui qualcuno guarda?
Sono riflessioni che vanno oltre all’arte e diventano filosofia, ma inevitabilmente il pensiero va al cinema, alla crisi che sta vivendo, a un cinema che nell'universo di Holy Motors è già stato soppiantato da un'altra arte, e anch'essa è in crisi.
Io penso che Carax stesso ci stia dicendo che andrà avanti a fare arte perché è arte, non importa che qualcuno guardi i suoi film, non importa se è già passato un cane nero a traghettare il cinema nell'aldilà.

Gli amanti del Pont-Neuf, una storia d’amore?
di Gaia Brambilla

La storia tra Alex, artista di strada senzatetto, e Michèle, pittrice con gravi problemi di vista scappata di casa, si sviluppa tra inganni e bugie, un lungo elenco di storture e prevaricazioni.

Lui fruga ripetutamente tra le cose di lei, nella prima notte sul Ponte dove lui vive e lei cerca temporaneo rifugio per spiarne i quadri mentre dorme, poi per carpire informazioni: trova una lettera con un indirizzo da cui ruba un diario attraverso cui viene a conoscenza di una precedente e burrascosa relazione con un violoncellista. Alex sviluppa una gelosia per questa storia passata e un giorno mentre segue Michèle nella metropolitana, cerca di sviarla mentendole quando lei sente suonare un violoncello e si affanna per rivedere il suo ex.

Lei ha una pistola dono del padre militare, ma dopo averla usata da ubriaca gli chiede di buttarla nel fiume: lui le mente anche su questo, finge di buttarla e la tiene.

Le lascia credere di avergli insegnato a dormire senza sonniferi, lei ne è molto fiera, la considera una prova d’amore, ma lui continua a prenderli di nascosto.

Michèle vorrebbe utilizzare i soldi frutto delle loro rapine per andare in albergo perché in inverno non si può stare sul ponte. Lui dice che in inverno si va sotto, ma secondo lei sotto c’è puzza. Alex è incapace di comunicare, o di argomentare i suoi desideri, ma si arroga comunque il diritto di decidere per tutti e due: in una scena di grande crudeltà, le avvicina di nascosto la scatola con i soldi in modo che lei ci prenda dentro e la faccia cadere in acqua. Michèle si dispera, si dà la colpa “impedita e cieca, buona a niente” e lui le lascia credere di essere la responsabile perché più della sofferenza di lei conta la realizzazione dei suoi desideri. La malattia e le difficoltà fisiche della donna diventano il mezzo attraverso cui raggiungere i propri obbiettivi.

Più che amore, controllo e possesso: pur sapendo che lei soffre, la vorrebbe malata, e le nasconde i manifesti con cui la famiglia annuncia una nuova cura. Tenendola in una condizione di bisogno e dipendenza si assicurerebbe importanza e lei non potrebbe mai lasciarlo. Ma malgrado tutto quello che arriva a fare per eliminare i manifesti, sentono l’annuncio dalla radio, anche se Alex cerca di impedirlo abbracciandola e raccontandole un incubo in cui non la trovava più sul ponte.  Pur sapendo che per lei “sarebbe la fine dell’incubo”, fino all’ultimo Alex vuole ostacolarne la guarigione.

Incapace di gestire qualsiasi aspetto emotivo, ricorre all’automutilazione, ferendosi l’addome quando lei passa la notte al Louvre per poter rivedere un quadro senza le luci artificiali che glielo impediscono, un desiderio che Alex non sa fronteggiare e forse nemmeno comprendere, l’unica cosa che riesce a fare è cedere alla rabbia, contro di se e contro Michèle. E nel dolore di scoprire che lei, infine, se ne è andata spinta dalla speranza di guarire, si spara ad una mano.

Anche quando si rivedono anni dopo lui è sordo alle richieste di lei che dopo una serata di risate e bevute dice ”Devo andare, sono stanca” e, alle sue proteste, “Ti racconterò. Ci sono cose che ho lasciato incancrenire, ci vuole tempo, non obbligarmi a dirtele proprio stasera. Devi essere paziente”

Ma l’egoismo di lui non può attendere né essere paziente. E alla prospettiva di vederla andare via la trascina con sé in acqua. Lei ha una rivelazione? O è solo accettazione, rassegnazione?  Nell’ultima scena sono apparentemente entrambi felici di andare via insieme sulla chiatta, ma si fatica a crederlo un lieto fine.

Monsieur Opale, monsieur Merde e la bellezza del gesto
di Martina Cossia Castiglioni

Siamo a Parigi, vista dall’alto. In basso, le tombe e i monumenti del più grande cimitero della capitale, il Père–Lachaise. Poi la camera scende e un cerchio nero (come nel cinema muto) si chiude intorno a un tombino, dal quale esce una strana creatura. È un uomo vestito di verde, un occhio completamente bianco, capelli e barba lunghi, unghie sporche e un bastone in mano. Cammina fra le lapidi, ruba i mazzi di fiori dai vasi e li mangia, urta i passanti, poi col suo bastone colpisce quello di un cieco facendolo cadere. È Monsieur Merde, uno dei tanti personaggi nei quali si trasformerà, su commissione, Oscar/Alex, il protagonista di Holy Motors di Leos Carax. 

Creato dal regista e comparso per la prima volta in un cortometraggio all’interno dell’opera collettiva Tokio, Merde è interpretato (come tutte le molteplici identità di Oscar) dall’attore feticcio di Carax, Denis Lavant. In questo ruolo la sua andatura dinoccolata, la sua gestualità, ricordano quelle di un’altra inquietante figura cinematografica, quella di Monsieur Opale nella pellicola di Jean Renoir Il testamento del mostro (1959), la prima in Francia a essere realizzata in coproduzione con la televisione. Ispiratosi al Dottor Jekyll e Mr Hyde di R. L. Stevenson, il regista trasporta l’azione del romanzo nella Parigi degli anni Cinquanta. Nel doppio ruolo del dottor Cordelier e del misterioso Opale c’è l’attore e regista Jean Louis Barrault.

Merde e Opale hanno alcuni tratti che li avvicinano. Entrambi hanno un bastone da passeggio che a volte diventa un’arma nelle loro mani. Seguono l’istinto, i loro comportamenti sono svincolati dalle regole, dalle convenzioni sociali. Merde è più primitivo e in un certo senso, forse, più innocente, l’altro è deliberatamente crudele. Il primo vive nelle fogne, nel sottosuolo, il secondo nasce dal lato più oscuro, più profondo del dottor Cordelier.
C’è dunque il tema della trasformazione, del cambio di identità. Merde è solo una delle nove identità che assumerà Oscar, rendendo sempre più labile il confine tra realtà e finzione. Opale rappresenta il doppio che c’è in ognuno di noi. 

Così come tutto Holy Motors ruota intorno a Denis Lavant e alle sue grandi capacità interpretative, così Il testamento del mostro è affidato soprattutto alla recitazione di Jean Louis Barrault.   
A differenza di Merde, che sembra esprimersi solo con suoni gutturali, Opale è in grado di parlare e sostenere una conversazione in maniera coerente. Eppure l’interpretazione di Barrault è tutta giocata sulla gestualità, sui movimenti delle spalle, del collo, sul modo di camminare. Prima che un attore di cinema Barrault era soprattutto un uomo di teatro, un teatro dove parole, gesti, scenografia e musica avevano uguale valore. Ma era anche un mimo e dunque lavorava sulla gestualità. 
È forse questo il legame più importante tra la pellicola di Renoir e quella del regista di Holy Motors. Al centro di tutto il cinema di Leos Carax c’è il corpo umano, e sulla gestualità lavora anche Oscar/Alex/Denis Lavant.

Nelle sue pellicole Carax mostra spesso i “trucchi”, l’artificio, la magia del cinema.
Ne Il testamento del mostro Jean Renoir ha girato la metamorfosi di Cordelier con più macchine da presa per dare maggiore continuità e credibilità alla trasformazione, allontanandosi in apparenza dall’artificio, dalla finzione.
Eppure, in realtà, nella sua pellicola l’artificio è svelato sin dall’inizio. Jean Renoir, che interpreta sé stesso, è in uno studio televisivo e introduce il pubblico ai luoghi e ai personaggi principali del film di fronte alle telecamere. Solo quando appare per la prima volta Monsieur Opale, il regista scompare e lascia parlare le immagini. Come Leos Carax, che in Holy Motors entra in una sala cinematografica e nel suo stesso film, per poi sparire e dare spazio alle performance di Oscar e alla «beauté du geste».

Leos Carax: “Da giovane volevo fare film con la musica, ma la musica mi ha rifiutato”
di Giulia Pugliese

Boy Meets Girl (1984)

Holiday in Cambogia Dead Kennedys, 1980 
“It's a holiday in Cambodia
It's tough, kid, but it's life
It's a holiday in Cambodia
Don't forget to pack a wife”

When I live my dream ,1967
When I live my dream, I'll take you with me
Riding on a golden horse
We'll live within my castle, with people there to serve you
Happy at the sound of your voice

Baby, I'll slay a dragon for you
Or banish wicked giants from the land
But you will find, that nothing in my dream can hurt you
We will only love each other as forever
When I live my dream”

“Well, you'll work harder with a gun in your back
For a bowl of rice a day
Slave for soldiers till you starve
Then your head is skewered on a stake”

Una musica oscura senza senso e di protesta per un film oscuro, perturbante con echi al cinema muto e alla Nouvelle Vague. Una musica figlia di quel tempo e di quella ribellione che erano gli anni ’80, punk come negli anni ’70, ma diversa. Musica che, come il film, prende spunti dal passato per diventare altro, cupa come il bianco e nero, come la fine di un amore e come una morte improvvisa. Ma “Boy Meets girl” è anche un film sul romanticismo e relazioni: dove un ragazzo vuole essere perfetto per una ragazza appena conosciuta, che però è innamorata di un altro ragazzo; per questo l’uso di un David Bowie inedito e old fashioned che parla di sogni e di favole. Due anime diverse che si uniscono per raccontarci che a volte non c’è senso per come vanno le cose. 

Rosso sangue (1986)

Modern love David Bowie 1983 
“I catch a paper boy
But things don't really change
I'm standing in the wind
But I never wave bye-bye
But I try, I try”

 “(Modern love) walks on by
(Modern love) gets me to the church on time”

I film di Leos Carax si potrebbero riassumere con questa immagine: un ragazzo che viene inseguito da una ragazza che a sua volta insegue un’altra ragazza. Doppio triangolo (Alex-Lise-Thomas e Alex-Anna-Marc), padri che in realtà sono amanti e giovani che fanno l’amore senza sentimento e si ammalano, più “Modern love” di così! Leos Carax mette insieme tante cose: post modernismo con la commistura di immagini e generi, pop, fumetto (c’è Hugo Pratt nel film), Nouvelle vague, Juliette Binoche che sembra Louise Brooks (con Alex che le dice “mi piacciono le tue labbra, sembrano quelle delle vecchie attrici”) e Michele Piccoli volto classico del cinema francese. Giochi di bambini e di magia che si mischiano con la morte. Funziona perché c’è il suo tocco personale, diverso e strano come David Bowie. 
Coraggiosa la volontà di parlare del problema, così attuale per i tempi, dell’epidemia di AIDS tra i giovani e di farlo in una maniera inedita. Il bosco per la prima volta diventa casa, luogo dove due moderni Adamo ed Eva fanno l’amore e poi si dicono addio.

Gli amanti del Pont-Neuf (1991)

Time will crawl di David Bowie  1987                                                     
“I know a government man                                                                      
He was as blind as the moon                            
He saw the sun in the night
He took a top-gun pilot
He made him fly through a hole
'Til he grew real old
And he never came down
He just flew 'til he burst”

“Time will crawl 'til our mouths run dry
Time will crawl 'til our feet grow small
Time will crawl 'til our tails fall off
Time will crawl 'til the 21st century lose”

You’re gonna get yours di Public Enemy 1987 
Cruisin' down the boulevard
I'm treated like some superstar
You know the time so don't look hard”

“No cop got a right to call me a punk
Take this ticket, go to hell and stick it
Put me on a kick but line up, times up
This government needs a tune up
I don't even know what's happenin', what's up?
Gun in my chest, I'm under arrest” 

Un film su quanto può essere distruttivo l’amore, ma anche un film contro la Francia, paese che per eccellenza è il baluardo dei diritti (ambientato proprio durante la celebrazione della presa della Bastiglia). Un film politico che si schiera dalla parte degli ultimi, i clochard. Pont-Neuf ricostruito, come luogo ideale per un amore impossibile, la storia di due amanti e del loro vagabondare, di un incontro-scontro, di due persone unite per necessità e di come una deformità può tenerle unite e anche allontanarle.

 Un amore diverso, che Leos Carax è sempre stato bravo a raccontare. Nella colonna sonora un altro artista molto amato da Leos Carax: Iggy Pop con “Strong Girl”. 

Holy Motors (2011)

Revivre di Gerand Masent 
“On voudrait revivre.
Ça veut dire
On voudrait vivre encore la même chose.
Refaire peut-être encore le grand parcours,
Toucher du doigt le point de non-retour
Et se sentir si loin, si loin de son enfance”

“Où l'on est devenu anonyme passant,
Chevelu, décoiffé, difforme,
Chevelu, décoiffé, difforme se disant
On voudrait revivre, revivre, revivre”  

Can’t get out of my head di Kylie Minogue 2001
“I just can't get you out of my head
Boy, your lovin' is all I think about
I just can't get you out of my head
Boy, its more than I dare to think about

La-la-la-la-la-la-la-la
La-la-la-la-la-la-la-la”

“Every night
Every day
Just to be there in your arms
Won't you stay
Won't you lay
Stay forever and ever, and ever, and ever”

Holy Motors
, il film che riporta Leos Carax sulla vetta, l’industria cinematografica e i critici ritornano a parlare di lui, rimane però la disillusione di essere stato per molto tempo dimenticato e non considerato. Un film che è più film e che racchiude dentro se stesso molte intenzioni. 
Seguiamo la giornata di Monsieur Oscar che si trasforma in diversi personaggi e piano piano perde se stesso, se c’era un se stesso o forse Monsieur Oscar è solo una tela bianca al servizio di qualcuno? Un film anche uditivo, dove all’inizio sentiamo un mare e una barca che non c’è.  Leos Carax gioca in maniera sadica con noi, gli spettatori e altera le nostre percezioni: sentiamo una canzone di Kylie Minogue e poi la vediamo, vediamo Monsieur Oscar rientrare a casa da un'ipotetica famiglia, ma in realtà sono delle scimmie; lo vediamo anche morire, ma in realtà è vivo. 
Ma il senso del film ci viene dato proprio dalla canzone di Gerand Masent “vorrei rivivere un'altra volta, per vivere le stesse cose ancora”, per commettere gli stessi errori forse, perché così è la natura umana. Ma c’è anche un senso di ossessione per questi “motori sacri” che stanno scomparendo e per “l’amore del gesto” come dice Monsieur Oscar. 

Annette (2021)

So may we start di Sparks 2021 
“So may we start?
So may we start?
High time to start
(One, two, three, four)

So may we start?
So may we start?
It's time to start
High time to start”

“They hope that it goes the way it's supposed to go
There's fear in them all but they can't let it show
They're underprepared but that may be enough
The budget is large but still, it's not enough”

We love each other so much di Sparks 2021
“We love each other so much
We love each other so much
We're scoffing at logic
This wasn't the plan
We love each other so much”

Per un regista per cui la musica è così importante, era arrivato il momento di confrontarsi con un musical, l’opportunità gli viene data proprio da un gruppo, che è spesso nelle sue colonne sonore, gli Sparks, duo americano che ha avuto successo tra gli anni ’70 e gli anni ’80, ma che ancora scrive e compone. Leos Carax da vera rockstar quale è, si confronta con questo genere in modo sfarzoso e personale, creando un film di grande appeal e che alterna momenti di grande spettacolo, a momenti più intimistici.  

Un film a suo modo circolare perché si apre parlando agli spettatori “So may we start?” e finisce con il protagonista che chiede agli spettatori di non guardarlo più, dopo che per tutto il film non ha fatto altro che richiederne le attenzioni.

Il film parla di una coppia improbabile: un uomo imperfetto che fa lo stand-up commedian e una donna perfetta che fa la cantante lirica; lui fa ridere e tutti lo amano per le sue imperfezioni, lei invece muore sul palco e tutti la amano per la sua perfezione e grazia. Se da un lato Leos Carax si confronta con le tematiche del divismo, con la paura di essere dimenticati (lui che per molti anni lo è stato), la competizione tra artisti e con la cancel culture degli ultimi anni; il film gli permette di confrontarsi con tematiche più personali ed autobiografiche: il sentirsi imperfetti in una relazione, la perdita, il senso di colpa e l’impossibilità di migliorare se stessi, infatti il protagonista sprofonderà nei suoi vizi, dimenticandosi della figlia Annette. Eppure, i due protagonisti, Ann e Henry, si amavano così tanto come dice la canzone, quando passeggiavano nei boschi (anche se lui già abbracciandola, sembrava quasi strozzarla) e andavano in moto, perché si sa che andare in moto assieme e un po’ come stare abbracciati a letto. A testimonianza di questo amore, c’è una bambina che però ha l’aspetto di un simulacro, di una marionetta come a rappresentare l’imperfezione di quell’amore. Ancora una volta Leos Carax gioca con le percezioni dello spettatore e sarà proprio la bambina-simulacro a ristabilire l’ordine, la giustizia e in qualche maniera a salvare suo padre. 
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