Jumpers - Un salto tra gli animali

Hoppers

Durata

105

Formato

Regista

Mabel (Piper Curda) è una studentessa universitaria amante della natura e con una particolare affezione nei confronti di uno stagno dove era solita recarsi insieme alla nonna, da poco deceduta. Quando il sindaco della città di Beaverton minaccia la serenità dello stagno per la costruzione di un’autostrada, Mabel si oppone e, con l’aiuto di una tecnologia elaborata dalla professoressa Fairfax (Kathy Najimy), “salta” nella coscienza di un castoro robotico per poi cercare di convincere la fauna locale a insorgere contro l’espansione della città, con conseguenze inaspettate. 

Questo lungometraggio Pixar inizia raccontando il sogno di ogni bambino: incarnarsi nel corpo di un animale in modo da comprenderne il linguaggio. Probabilmente ben pochi ragazzini avrebbero scelto quello di un castoro, ma Mabel (il cui nome ricorda scherzosamente il maple syrup) si vede costretta a farlo quando l’arrogante Jerry Generazzo e la sua autostrada incombono sul suo piccolo oasi di pace cacciando la fauna locale. Una volta castoro, Mable si scopre in grado di comprendere il linguaggio animale e il film non esita a presentare simpatiche gag idiomatiche riguardo l’impossibilità umana di capire ciò che lei - o qualunque altro animale - stia dicendo. Ciò che, invece, è sicuramente comprensibile oltre ogni confine di specie è il concetto di fiducia, più volte sottolineate nel corso del film, per cui secondo le leggi dello stagno il «siamo tutti sotto lo stesso cielo» prende il posto di “abbattete i muri, costruite ponti”. Concetti adulti, sicuramente non sconosciuti alla stessa Pixar (le intenzioni ecologiste ricordano molto da vicino lavori precedenti come Up e WALL•E ) ma che l’animazione si dimostra ancora una volta in grado di trasmettere con lucidità, senza soppiantare una considerevole dose di dolcezza garantita dalla presenza scenica degli animali, adorabili con i loro occhi liquidi specialmente quando osservati dalla soggettiva degli esseri umani. Jumpers adotta poi un registro comico che tocca più volte lo humour nero grazie a riuscitissime gag messe a segno dalla precisa regia di Daniel Chong, il quale si spinge fino a elaborare una serie di trovate atipiche se si considera il pubblico di riferimento, come un paio di scene di macabre trasformazioni corporee oltre a un esplicito riferimento a Gli uccelli di Hitchcock. Dopo una prima metà di riscaldamento, il film cresce alla distanza prima di gettarsi in un drastico sprint verso il finale, dando vita a un terzo atto che mescola eccessivamente le carte in tavola fino ad apparire confusionario. Quello che viene prima, tuttavia, è un assaggio di ciò con cui la casa di Toy Story - Il mondo dei giocattoli ha viziato il pubblico per anni, vale a dire una lodevole intensità visiva, personaggi carismatici e spunti morali di matura efficacia. 


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