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40 anni de I cancelli del cielo: perché il capolavoro sognato da Michael Cimino decretò la fine della New Hollywood
L’inizio del filone della New Hollywood è oggetto di discussione fra gli studiosi di cinema: c’è infatti chi considera come inizio il 1967, l’anno di film come Il laureato di Mike Nichols e Gangster Story di Arthur Penn, altri invece portano a riferimento il 1969, anno in cui Easy Rider (Dennis Hopper) riscosse un grande successo. Si dibatte quindi sull’esatto momento di inizio di questa era cinematografica, d’altro canto tutti concordano sul momento che ne decretò la fine: il 18 novembre di 40 anni fa, precisamente alla première a New York City, quello che si sarebbe poi rivelato essere il flop più clamoroso della storia della settima arte stava avendo la sua prima proiezione ufficiale sul grande schermo. Il film in questione non può che essere la pellicola maledetta per antonomasia: I cancelli del cielo (1980) di Michael Cimino.



Fu un'opera dalla produzione travagliata, in cui non si sono lesinate polemiche e discussioni tra la direzione artistica (Cimino in particolar modo) e la produzione della United Artists. Il budget preventivato per l’intero film ammontava a circa 7 milioni di dollari; il primo milione venne speso nel giro di 6 giorni, nientepopodimeno che il corrispettivo di un minuto di girato. Già dalla prima settimana di riprese era già quindi chiaro che qualsiasi previsione sul budget non sarebbe stata rispettata. Furono in molti a puntare il dito contro la tracotanza artistica di Cimino, regista e personalità tutt’altro che accomodante. Il regista stava infatti inseguendo quello che ai suoi occhi sarebbe stato il suo capolavoro e, ossessionato dal raggiungimento di una perfezione sostanziale e formale, dilungò a dismisura i tempi di lavorazione del film. Alla fine, furono 44 i milioni spesi, somma esorbitante che dimostrò essere disastrosa, oltreché fatale per la casa di produzione (questo flop decretò infatti la bancarotta della United Artists) a fronte di soli 3 milioni di incasso negli USA. Il film, bocciato da critica e pubblico statunitense, venne invece accolto benevolmente dalla critica europea. A niente valsero però gli apprezzamenti provenienti dal Vecchio Continente e la carriera di uno dei registi più importanti della New Hollywood venne così segnata da questo disastro commerciale.



I cancelli del cielo, oggi, viene finalmente acclamato per quello che è: un sublime (post)western, un affresco dove la dimensione epica si mescola a una visione critica e anti-consolatoria dell'America capitalista (che è probabilmente il vero motivo dietro la sua ostracizzazione). Cambiò in peggio la storia di Hollywood, poiché da allora la libertà di azione dei registi si ridusse notevolmente. La colpa, tuttavia, non è di Cimino (la cui carriera fu rovinata per sempre), ma solo di chi non riuscì a capirlo. È assurdo pensare che proprio la United Artists, casa di produzione fondata tra gli altri da Charlie Chaplin e David Wark Griffith, che da sempre faceva dell’attenzione al valore artistico dell’opera una delle proprie prerogative, andò in contro al tracollo per un’opera che, a oggi, è considerata una vera e propria gemma della storiografia cinematografica. Ironico anche pensare che Cimino, uno dei maestri della New Hollywood, ne segnò immancabilmente la fine: al destino certo non manca il senso dell’umorismo.



Simone Manciulli

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