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Tutti i film di Christopher Nolan dal migliore al peggiore
Tra i registi più talentuosi e ingombranti del panorama contemporaneo, Christopher Nolan ha saputo farsi notare sin dall'esordio in miniatura con Following, mostrando fin da subito lo stile, l'approccio e le tematiche che lo renderanno a tutti gli effetti tra gli autori più apprezzati (e idolatrati, e discussi) del nostro tempo. Nell'attesa di Tenet, che proprio in queste ore ha avuto il via libera anche per l'uscita in Cina e arriverà nelle nostre sale il prossimo 26 agosto, ecco la classifica di tutti i film di Christopher Nolan, che festeggia oggi il suo cinquantesimo compleanno, dal migliore al peggiore.

1) Dunkirk (2017)



Per la prima volta l’autore della trilogia del cavaliere oscuro si cimenta con una storia vera e il risultato è stupefacente e maestoso: Dunkirk è infatti un war movie senza precedenti che riscrive il genere e i suoi codici espressivi in modo sorprendente e abbagliante; un concerto audiovisivo in cui l’epicità assordante della resistenza e della battaglia convive costantemente con un’enorme attenzione alla commovente specificità di ogni essere umano, che il film accarezza con tocco lieve. Il miracolo di Dunkirk, nelle mani di Nolan, cineasta da sempre ossessionato dal Tempo come massima unità di misura dell’esistente, diventa un’estrema corsa contro la morte e lo scorrere dei giorni: una fuga sincopata (Syncopy è anche il nome della casa di produzione di Nolan e della moglie Emma Thomas) che il regista mette in scena in maniera magniloquente ma anche asciutta, senza fronzoli e con una stringatezza che fino a ora non aveva mai trovato posto nel suo cinema in termini così inequivocabili.

2) Inception (2010)



Costruito come un intricato puzzle narrativo (allo spettatore il, non sempre semplice, compito di ricomporlo), dove realtà e sogno o, perfino, sogni dentro altri sogni tendono a mescolarsi senza sosta, Inception è innanzitutto un mirabile spettacolo per gli occhi, i cui effetti speciali prendono spunto dalle incisioni di M. C. Escher e le cui strutture labirintiche sembrano ispirate dai testi di Jorge Luis Borges. Se a prima vista colpisce soprattutto l'incessante ritmo complessivo e la perfetta orchestrazione audiovisiva (notevole l'accompagnamento musicale di Hans Zimmer), guardandolo più attentamente si scorge anche una storia d'amore profonda, toccante e commovente: la moglie di Dom (interpretata da un'intensa Marion Cotillard) è morta da qualche tempo, ma l'uomo non può (o, meglio ancora, non vuole) farla uscire dal suo subconscio. Con lei aveva costruito uno spazio (utopico, direbbe qualcuno) dove poter invecchiare insieme: Dom terrà quei ricordi (e non solo) dando piena linfa a un parallelismo tra il film e l'ossessione dell'archiviazione di video e immagini tanto in voga nell'universo digitale contemporaneo. 

3) Il cavaliere oscuro (2008)



Christopher Nolan applica liberamente talento e forza bruta di effetti speciali a una vicenda drammaticamente coinvolgente e dal ritmo serrato, priva di cali nonostante la lunga durata (165 minuti). Una spietata e mai banale riflessione tra il bene e il male che restituisce all'Uomo Pipistrello tutta l'oscura ambiguità che lo identifica: il protagonista abbraccia in toto la sua natura di antieroe tormentato, accettando la parte (negativa) che Gotham ha voluto dargli. Batman sceglie infatti di girare il volto di Due Facce dal “lato cattivo” a quello “buono”: questo è il viso che vuole far ricordare agli abitanti della sua città, il viso dell'“eroe” Harvey Dent. Complesso, stratificato, straordinario nello spessore psicologico dato ai personaggi, Il cavaliere oscuro è anche una memorabile pellicola d'azione e una vetta nella storia dei cinecomic.

4) Memento (2000)



Un dramma interiore significativamente intrecciato a una negoziazione libera e mai schematica dei procedimenti narratologici, che indaga le paranoie di un individuo attraverso un uso frastagliato e non convenzionale del montaggio, suddiviso in due macro-aree non sequenziali dal punto di vista narrativo (la prima scena e l'ultima, la seconda e la penultima, e così via). I segmenti del racconto si susseguono pertanto l'uno all'altro in forma volutamente sfalsata, creando simmetrie, suggestioni e parallelismi tutti da ricomporre e favorendo l'immedesimazione nelle traversie psichiche di Leonard. Allo spettatore, chiamato in causa attivamente, il ruolo di dipanare una matassa così intricata, tra depistaggi e un uso centrale del bianco e nero fortemente espressivo.

5) The Prestige (2006)



Il mistero che permea la vicenda si accompagna a una struttura narrativa che gioca con le aspettative dello spettatore, stravolgendo e ipnotizzando mediante riflessioni sull'identità: ciò che emerge è un infinito gioco di specchi, metafora (anche e soprattutto) della materia cinematografica («Osserva attentamente: il trucco è ciò che conta») e della crudeltà alla base di ogni sistema, sia esso sociale o votato allo spettacolo. Il ritmo serrato e la cupa fotografia di Wally Pfister completano un quadro abbagliante anche se un po' farraginoso: il rischio è di perdersi, ma ne vale comunque la pena.

6) Following (1998)



Con un budget irrisorio e una manciata di idee vincenti da sviluppare, il britannico Christopher Nolan (classe 1970) si è imposto fin dal suo lungometraggio d'esordio come un autore capace di plasmare la materia filmica attraverso un personale processo antinarrativo denso di fascino e suggestione in grado di raccogliere le istanze postmoderne meno convenzionali. Piccolo cult indipendente (ri)scoperto (almeno in Italia) solo dopo i successi posteriori firmati da Nolan, Following racchiude già il germe della poetica di un regista che ama confrontarsi con il paradosso, la parossistica frammentarietà dell'esistenza, l'angoscia metafisica. 

7) Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012)



La presenza di Bane è sprecata, con il personaggio (originariamente affascinante e letale) limitato da una fisicità ingombrante che pare essere l'unica sua risorsa e totalmente scempiato, nell'edizione italiana, dal ridicolo doppiaggio rantolante di Filippo Timi. L'azione non manca e un paio di notevolissime sequenze vanno menzionate (l'assalto all'aereo e l'attentato sul campo da football, in primis), ma il valore filosofico della riflessione sull'ambiguità presente ne Il cavaliere oscuro viene presto stemperato in un mare magnum di intrighi e doppi giochi. 

8) Insomnia (2002)



Christopher Nolan realizza il remake dell'omonimo film norvegese diretto da Erik Skjoldbjærg nel 1997, puntando sull'approfondimento psicologico e sulle caratterizzazioni dei due protagonisti. Il risultato è un rigoroso thriller a effetto, in cui però il gioco a incastro sulle costruzioni narrative mostra meccanismi un po' arrugginiti e una convenzionalità che non rende merito alle capacità dell'autore (l'imposizione di un soggetto precostituito ha indubbiamente influito sul regista, abituato a estremizzazioni ben più visionarie). Interessante, comunque, la riflessione sul labile confine tra innocenza e colpevolezza. 

9) Batman Begins (2005)



Se la prima parte, in cui viene mostrato l'addestramento di Wayne, funziona con le sue atmosfere dark (la scena dell'evasione dalla prigione-pozzo è di notevole impatto visivo), il ritorno a Gotham affloscia il ritmo, complice anche un villain poco incisivo (Cillian Murphy nel ruolo dello Spaventapasseri). La scelta di Christian Bale per interpretare un Uomo Pipistrello massiccio e tenebroso è azzeccata, ma non è in questa pellicola che il camaleontico attore dà il meglio di sé nel ruolo di Batman: l'ambiguità dell'eroe oscuro viene resa molto meglio nel secondo capitolo della saga.

10) Interstellar (2014)



A parte la pista patemica sul rapporto familiare padre-figlia (che da grande sarà interpretata da Jessica Chastain), tutto il resto (spiegazioni scientifiche in primis) è ritagliato e incollato a uso e consumo del regista, che dove vuole è pignolo al limite del pedantismo e altrove non lesina brusche ellissi che spingono spesso il racconto nel territorio dell'incoerenza. Troppe citazioni dalla tradizione classica della fantascienza, senza alcuna intuizione se non l'interessante sequenza del buco nero che lascia intravedere le potenzialità inespresse della pellicola. Confezione curata ma affascinante solo a tratti (i momenti più suggestivi sono verso la conclusione) e parecchio autoreferenziale.

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