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Il cinema dei fratelli Coen: la nostra top 5

Tra i cineasti più originali e versatili del panorama contemporaneo, Joel e Ethan Coen hanno impresso il loro marchio indelebile e perfettamente riconoscibile nella storia della settima arte.

Il loro è un cinema sofisticato che combina la deformazione grottesca con un punto di vista sul mondo profondamente amaro e malinconico, dissacrante ma mai compiaciuto, valorizzando al meglio la commistione tra i generi ripensati in maniera sempre brillante e spiazzante. In questo modo i due registi originari del Minnesota raccontano di film in film un universo caotico e sregolato, popolato da antieroi destinati a essere perdenti e a vagare in un mondo che non comprendono e di cui non si sentono mai pienamente parte.

Un percorso autoriale decisamente coerente e stratificato quello intrapreso dai fratelli Coen fin dal loro esordio nel 1984 che li ha portati in oltre trent’anni di carriera a diventare modelli di riferimento tanto apprezzati quanto inimitabili.

In occasione dell'uscita di The Tragedy of Macbeth, ecco la nostra top 5 dedicata ai fratelli Coen:



5. A proposito di Davis



Uno dei titoli meno fortunati firmati dal duo di Minneapolis (due nomination tecniche agli Oscar e un sostanziale flop al botteghino), ma uno dei più toccanti, perfetto compendio dell’universo coeniano tra situazioni sempre in bilico tra farsa e tragedia e un protagonista perdente per natura ma mai rassegnato davanti al corso degli eventi. Grandiosa la prova di Oscar Isaac, tutta giocata sui silenzi di frustrazione e sguardi persi nel vuoto, e notevole la fotografia di Bruno Delbonnel. Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2013.



4. Non è un paese per vecchi



Un trionfo agli Oscar con quattro premi conquistati su otto nomination (miglior film, regia, sceneggiatura non originale e attore non protagonista per Javier Bardem) per questo adattamento dell’omonimo romanzo di Cormac McCarthy. Durissimo e confezionato in maniera impeccabile, il film gestisce magistralmente una tensione latente e psicologica di rara intensità e vive di un’attenzione straordinaria data a ogni dettaglio, tanto nell’apparato visivo (da applausi la fotografia di Roger Deakins) quanto nella costruzione dei memorabili personaggi.



3. Fargo



Prima di diventare una serie tv di culto, un film eccezionale e primo grande successo commerciale dei fratelli Coen. La provincia americana così fredda e asettica è specchio di una società che ha accettato passivamente la violenza e l’amoralità come elementi di normalità, emblema di un mondo tanto feroce quanto grossolano e perciò assai più pericoloso. Un noir complesso e originalissimo, a partire dall’idea di rendere una donna incinta l’eroina della vicenda. Due Oscar (miglior sceneggiatura e miglior attrice protagonista, la memorabile Marge Gunderson cui Frances McDormand presta il volto) e premio a Cannes per la miglior regia.



2. L’uomo che non c’era



Uno dei film più personali e maturi dei due fratelli del Minnesota, raffigurazione lucida della spietata imprevedibilità del caso, dinnanzi a cui qualsiasi ambizione, passione o speranza umana risulta ben poca cosa. Ed Crane (uno straordinario Billy Bob Thorton) osserva con disincanto un mondo che si dissolve davanti ai suoi occhi tristi, specchio di un’anima apatica e morta dentro, annientata dalle sconfitte e dalle delusioni che la vita gli ha riservato. Formalmente impeccabile e emotivamente struggente, con un finale che non si dimentica. Premio per la miglior regia a Cannes.



1. A Serious Man



Cadenzato dalle musiche psichedeliche dei Jefferson Airplane, il dramma più ameno e la commedia più disperata firmata dai fratelli Coen. Intriso di riferimenti alla cultura ebraica e permeato da un pessimismo cosmico come unica risposta a un mondo grottesco, spietato e dominato dal caos, il film si fa rappresentazione di un universo irrimediabilmente destinato a dissolversi, privato di qualsiasi speranza di redenzione o salvezza e in cui le azioni, i desideri, le passioni e le frustrazioni umane si rivelano per quello che sono: nulla dinnanzi a un destino di morte e disperazione. Una perfetta sintesi della filosofia coeniana che mette in scena la commedia dell’esistenza con un sorriso beffardo e intimamente angosciato.

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