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I migliori personaggi del cinema dei fratelli Coen
Uno dei più grandi meriti dei fratelli Coen è stato quello di aver dato alla luce una panoplia di personaggi impossibili da dimenticare, incastonati, ognuno a su modo, nella memoria collettiva di tutti gli estimatori del cinema dei due registi. Fra spietati killer, cowboy dagli imperiosi baffi e cantanti folk dall’aria perennemente insofferente i due registi originari di St. Louis Park (Minneapolis) sono riusciti a infondere il tratto distintivo del loro stile proprio attraverso la scrittura di uomini e donne perennemente in bilico tra l’ordinario e lo straordinario, tra il più serio dei drammi e la grottesca commedia. In occasione del nostro workshop dedicato alla carriera di Joel ed Ethan Coen vi proponiamo 10 personaggi iconici del loro cinema.

H.I. di Arizona Junior (1987). Incursione nella commedia grottesca da parte dei fratelli Coen che ritagliano, attorno alla silhoutte di Nicolas Cage, un personaggio incredibilmente paradossale e lunatico, tanto da ricordare una caratterizzazione dei fumetti. H.I. è un criminale recidivo dal cuore d’oro, con un peculiare, quanto sincero, attaccamento al concetto di famiglia.



Barton Fink di Barton Fink – È successo a Hollywood (1991). John Turturro gioca in sottrazione e vince: non soltanto l'ammirazione dei tanti estimatori del film, ma anche il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes. Colpisce la profonda umanità del personaggio interpretato da Turturro, ambizioso ma al contempo debole e confuso, caricatura del drammaturgo incapace di salvare il mondo con la propria arte.



Marge Gunderson di Fargo (1996).  Il talento di Frances McDormand riceve qui il giusto e più sacrosanto riconoscimento: Oscar alla miglior attrice protagonista. Indimenticabile la sua Marge, una donna che si rivela straordinaria agendo in maniera del tutto ordinaria. Sopraffatta dalla crudeltà e dal cinismo del mondo che la circonda, la protagonista, incredula e incapace (forse per scelta) di giudicare, non può far altro che riconoscere la propria impotenza dinnanzi al corso bizzarro e beffardo degli eventi.



Jesus Quintana de Il grande Lebowski (1998). Pochi minuti bastano a John Turturro per incastonare nella memoria degli spettatori uno dei personaggi più mirabili del cinema dei due fratelli. Uomo assurdo e paradossale, indimenticabile nella sua divisa viola da bowling. Le note di Hotel California, interpretata dai Gipsy Kings, sono folgoranti tanto quanto la sibillina lingua di Jesus: “Lo hai detto hermano. No se escherza con Jesus!”.



Walter Sobchak de Il grande Lebowski (1998). Un John Goodman in uno dei ruoli della vita ci regala questo folle e assurdo reduce del Vietnam. Amante del bowling a livelli insani, arroccato sulle sue convinzioni e capace di peggiorare ogni situazione in cui si butta con l’intenzione di dare una mano. Impossibile non amare questo assurdo ed esilarante personaggio dal grilletto facile. “Questo non è il Vietnam, è il bowling, ci sono delle regole!”.



Jeffrey Lebowski, aka Il Drugo, de Il grande Lebowski (1998). Quello del Drugo non è solo un personaggio, è uno stile di vita. Vestaglia, white russian e palla da bowling per l'immortale incarnazione di Jeff Bridges: ecco tutto l’occorrente che serve per diventare una vera e propria icona, alle soglie del culto religioso. Il Drugo bighellona tutto il giorno, con aria trasandata e noncurante ciondola da una parte all’altra della città, guidato più dal corso degli eventi che da una sua reale volontà. Eroe e simbolo di tutti gli sfaccendati perché Drugo, in fondo, voleva solo il suo tappeto "che dava un tono all'ambiente".



Ed Crane de L’uomo che non c’era (2001). Billy Bob Thornton ci regala un personaggio apatico e morto dentro, spettatore mesmerizzato davanti alla visione delle proprie sconfitte e delusioni. Voyeur disincantato di un mondo che si dissolve davanti ai suoi occhi tristi.



Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi (2007). Adattamento del celebre romanzo di Cormac McCarthy e pellicola che valse ai due fratelli ben tre Oscar: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale. Uno Javier Bardem in stato di grazia, premiato di diritto col quarto Oscar del pacchetto trionfale, ci regala uno dei villain più spietati della storia della settima arte: “Io e la moneta siamo arrivati allo stesso punto”.



Larry Gopnik di A Serious Man (2009). Protagonista di quella commedia tragica che è la vita, dominata dal caos e dal caso. La vita di Larry cade a pezzi e lui non chiede altro che capirne il motivo, ma la ricerca di un senso dinnanzi a una concatenazione di eventi terribili e apparentemente sconclusionati è foriera di un'angoscia esistenziale profonda e lancinante e l'unica soluzione pare dunque abbandonarsi alla confusione e all'irrazionalità del mondo.



Mattie Ross de Il Grinta (2010). Straordinaria prova dell’emergente Hailee Steinfeld, praticamente perfetta per espressività e movimenti. Caparbia quattordicenne, che resta impressa per la sua determinazione e forza di volontà.



Simone Manciulli
Maximal Interjector
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