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"Shining" behind the scenes: 20 curiosità sul capolavoro di Stanley Kubrick

Trasposizione cinematografica di uno dei primi romanzi di Stephen King, Shining è un angosciante e sublime viaggio negli abissi della mente umana.  Riplasmato mirabilmente dal genio Stanley Kubrick, l'adattamento per il grande schermo ha rivoluzionato il genere horror, conducendolo a una vetta di spessore drammaturgico e narrativo mai raggiunta in precedenza. Costruito su un tessuto audiovisivo ricco di riferimenti interdisciplinari (dalla filosofia di Freud e Nietzsche alla fotografia di Diane Arbus, passando per le citazioni cinematografiche), Shining si configura non solo come una delle opere meglio riuscite del suo autore, ma anche come uno dei capolavori più iconici della storia della Settima Arte.

Affascinante tanto nel final cut quanto nel making of, Shining nasconde dietro la propria realizzazione numerosi aneddoti e curiosità: in occasione del quarantennale dalla sua uscita in sala, abbiamo deciso di ripercorrere insieme a voi i più significativi.

1) Danny Torrance e il dito parlante

Chiunque abbia visto Shining conosce perfettamente il curioso modo di interagire tra Danny Torrance e Tony, il suo amico immaginario. 

Il “dito parlante”, manifestazione di Tony, è stata un’idea dello stesso Danny Lloyd: il giovanissimo attore che presta il volto al figlio di Jack e Wendy Torrance ha “escogitato” spontaneamente questo stratagemma durante la sua prima audizione.
Un’altra curiosità riguardante personaggio e interprete: dal momento che Jack Nicholson e Shelley Duvall parlavano con spiccati accenti, rispettivamente, del New Jersey e del Texas, Stanley Kubrick pretese che l’attore destinato a interpretare loro figlio fosse del Midwest, così da giungere a un compromesso credibile tra le due parlate. La scelta ricadde per l’appunto su Danny Lloyd, nato nell’Illinois.

“Where Are They Now?”

Danny Lloyd ha abbandonato la recitazione per dedicarsi all’insegnamento: è professore di biologia presso l’Elizabethtown Community and Technical College di Elizabethtown (Kentucky).

2) Quando la dieta ti fa uscire di testa

Jack Nicholson è un attore straordinario, questo è indiscutibile. Ogni tanto, però, anche i migliori hanno bisogno di un piccolo “incoraggiamento”: nel caso di Shining, una dieta alquanto snervante. Affinché l’alterazione rabbiosa di Jack Torrance risultasse il più possibile realistica, per oltre due settimane il povero Jack Nicholson è stato costretto a mangiare solo panini al formaggio, cibo da lui detestato.


3) L’ondata di sangue

La precisione maniacale di Stanley Kubrick è cosa nota: perfezionista al limite dell’ossessivo-compulsivo, il regista era solito ripetere (e ripetere, e ripetere…) le scene fino a che queste ultime non avessero raggiunto la forma ideale. Paradossalmente, uno dei take di più forte impatto (e, potenzialmente, di più difficile realizzazione) ha richiesto al regista soltanto tre riprese. Di che cosa stiamo parlando? Ovviamente, dell’ondata di sangue che fuoriesce dagli ascensori dell’Overlook Hotel, una delle scene più memorabili dell'intera pellicola. L’eccezione che conferma la regola, parrebbe: “peccato” che l’allestimento abbia richiesto ben nove giorni di lavoro! Ogni volta che le porte degli ascensori si aprivano, facendo sgorgare l’impetuosa cascata rossa, il regista non riusciva a vedersi soddisfatto, dichiarando: “Non sembra sangue”. 

Un’affermazione davvero curiosa, specie se si guarda alle difficoltà di distribuzione del trailer: la Motion Picture Association of America (MPAA) vietò che negli spot fosse mostrato il sangue, dal momento che tali immagini avrebbero raggiunto un pubblico di tutte le età. Kubrick riuscì tuttavia a convincere la MPAA che si trattava di acqua rugginosa, permettendo la distribuzione del trailer senza tagli di alcun tipo.

4) Stephen King vs Stanley Kubrick 


La prima chiacchierata tra Stephen King e Stanley Kubrick avvenne di primissimo mattino, per telefono, e travolse lo scrittore (alle prese con i postumi di una sbornia) come un fulmine a ciel sereno. Le prime parole che Kubrick rivolse a King furono alquanto insolite, ma la cosa non ci stupisce più di tanto: il regista si lasciò andare in una serie di elucubrazioni sulle storie di fantasmi, riscontrandovi un evidente ottimismo, poiché sembrano garantire una vita dopo la morte. A queste affermazioni King rispose: “E dunque l’Inferno?”; dopo un breve silenzio Kubrick replicò: “Non credo nell’Inferno”. Fu allora King a prendere parola, spiegando al regista come vi siano persone che non solo credono nell’Inferno, ma che lo temono più della morte stessa. Questa riflessione si rivelò cruciale per Kubrick, per la comprensione della storia e, di conseguenza, per la realizzazione del film.

Tuttavia, nonostante le premesse positive, King si scoprì alquanto scontento della trasposizione cinematografica del suo romanzo. Lo scrittore ammirò sinceramente l’allestimento scenografico, definendolo sbalorditivo, ma nel complesso bocciò il film, riscontrandovi tanta apparenza e poca sostanza: “un’auto elegante, ma senza motore”, così King ha spesso parlato in riferimento al lungometraggio. L’autore ebbe da ridire anche sulla resa dei personaggi, specialmente per quanto riguarda Shelley Duvall e la sua Wendy Torrance: King criticò aspramente la sua caratterizzazione, definendo il personaggio estremamente misogino e assai lontano dal suo ritratto originale. La stessa Duvall intervenne nella diatriba, prendendo le parti di Kubrick e riconoscendogli il merito di aver trasformato un romanzo di serie B in un capolavoro. Da parte sua, Kubrick ritenne necessario arricchire il personaggio di una certa disperazione patetica: solo così il pubblico avrebbe potuto comprendere il suo attaccamento nei confronti di un marito alcolizzato e violento. Il regista, inoltre, non si permise mai di attaccare l'autore, almeno non pubblicamente: in più di un'occasione Kubrick definì debole la narrazione di King, rifiutando  qualsiasi suo suggerimento o contributo per la trasposizione cinematografica.

5) L’accoglienza critica

Oggi Shining è considerato non solo uno dei film migliori di Stanley Kubrick, ma anche uno dei grandi capolavori della storia del cinema. Tuttavia, all’epoca della sua uscita in sala l’opera non incontrò il plauso unanime della critica. Ad esempio Janet Maslin, penna del The New York Times, definì le immagini del film, anche quelle più sorprendentemente terrificanti, tanto imperiose da divenire paradossalmente irrilevanti. Aspra anche la critica mossa da Variety: “Considerando l’ottimo materiale su cui lavorare, Kubrick e Nicholson hanno fatto squadra per distruggere tutto quanto vi era di terrificante nel best seller di Stephen King”.
Anche il regista Brian DePalma si schierò apertamente contro il film, affermando: “Stanley Kubrick non può dirigere un horror perché non ama e non è in grado di comprendere le persone”.
Nel 1981 il film fu persino candidato a due Razzie Awards*: per la peggior regia (Stanley Kubrick!) e la peggiore attrice non protagonista (Shelley Duvall).

*Noti anche come Golden Raspberry Awards, sono riconoscimenti che “premiano” i peggiori esiti della stagione cinematografica.

6) Relazioni pericolose

Nonostante Shelley Duvall abbia difeso Kubrick nella diatriba contro King, la sua vita sul set è stata tutt’altro che facile. Sia lei che Nicholson hanno dichiarato che il film è stato uno dei più difficili della loro carriera e l’attore ha più volte affermato di non aver mai visto nessun’altra collega affrontare un ruolo complesso e duro come quello di Wendy Torrance.
Duvall, durante le riprese, ha sofferto di esaurimenti nervosi, che si manifestavano con malattie e perdite di capelli, anche a causa del trattamento ricevuto da Stanley Kubrick. Se, infatti, la relazione fra Nicholson e il regista funzionava – al netto delle richieste più esigenti -, quella fra Kubrick e la Duvall aveva altri toni: l’autore se la prendeva con lei, si infuriava e pare si arrivato addirittura a dirle che faceva perdere tempo a tutta la crew.
Con il passare degli anni l’attrice è riuscita a prendere le distanze e afferma di aver compreso le motivazioni dietro tali comportamenti – spingerla al limite per ottenere la miglior performance possibile – ma, allo stesso tempo, dice che non si sarebbe mai più voluta ritrovare nella stessa situazione.
In modo simile, anche Slim Pickens ha scelto di non tornare da Kubrick: l’attore, dopo aver lavorato ne Il dottor stranamore, era stato chiamato per la parte di Hallorann ma ha rifiutato categoricamente.


7) Kubrick&Spielberg

Kubrick voleva girare in ordine cronologico e, per farlo, era necessario avere i set degli interni pronti e costruiti. Così l’Overlook Hotel fu completamente riprodotto agli Elstree Studios in Inghilterra, occupando tutti i capannoni a disposizione.
L’albergo è stato pensato, da Kubrick e dallo scenografo Roy Walker, come un insieme di suggestioni, nate inviando diversi fotografi in giro per gli USA e cercando di amalgamare elementi di hotel sparsi nello stato. Per esempio, il bagno rosso è costruito su modello di una toilette progettata da Frank Lloyd Wright, mentre la Colorado Lounge si basa sull’ingresso dell’Ahwanee Hotel nella Yosemite Valley; pare che le similitudini siano tali che molti turisti, ancora oggi, chiedano se si trovano “nell’hotel di Shining”.
La lentezza nel girare e altri incidenti di percorso – come l’incendio nel capannone che ospitava il set della sala dove Jack scrive – hanno ritardato la produzione di Shining, le cui riprese sono durate 51 settimane, invece che 17, ma anche de I predatori dell’arca perduta (curiosamente, però, il capannone andato in fiamme venne poi usato per la scena dei serpenti nel film di Indiana Jones).
Spielberg, infatti, doveva girare proprio a Elstree e venne messo in stand-by fino alla fine della lavorazione di Kubrick. Tra i due, però, nacque una grande amicizia, omaggiata anche in Ready Player One dove alcune scene chiave di Shining sono ricostruite in CG poiché parte di uno dei livelli del gioco presente nel film.

8) Un vortice di poster

Saul Bass, famigerato illustratore statunitense, è ricordato proprio per il suo lavoro nel cinema: i suoi contributi all’industria hanno elevato le locandine e i titoli di testa, trasformandoli in vere e proprie opere d’arte (su tutti, ricordiamo La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock).
Non stupisce, quindi, che un autore come Kubrick abbia voluto avvalersi della collaborazione di un artista di tale calibro. La precisione del regista, però, si è fatta sentire anche in questo campo: la cronaca vuole che Bass abbia prodotto circa 300 versioni del poster prima di disegnare quella definitiva che ha soddisfatto il gusto di Kubrick.

9) Tutti pazzi per Lynch

Eraserhead è uno degli esordi più folgoranti e inquietanti di tutta la storia del cinema. Stanley Kubrick, quindi, non poteva non amarlo.
Il regista di Shining ha anche citato il film di Lynch come diretta influenza creativa durante il processo di produzione e l’ha mostrato a cast e crew per farli entrare nella giusta atmosfera e dare loro un’idea di ciò che voleva.
Altri titoli usati come ispirazione? Rosemary’s Baby di Roman Polanski e L’esorcista di William Friedkin.

10) Non tutti i re-take vengon per nuocere

Abbiamo già parlato della quantità – a volte incredibile – di ciak girati da Kubrick. Questa sua abitudine è tornata comoda a Ridley Scott che, forzato dalla Warner Bros. ad aggiungere un lieto fine all’edizione originale di Blade Runner, si è trovato a chiedere una mano proprio a Kubrick. Gli servivano alcuni passaggi della scena iniziale in cui la Volkswagen Beetle si dirige verso l’Overlook Hotel e Kubrick non ha esitato a regalarglieli, dal momento che era un grande ammiratore di Alien.
Pose un’unica condizione: che Scott usasse soltanto inquadrature non utilizzate per Shining. Questo non si rivelò un problema, dato che il materiale scartato abbondava.

11) Qual è il tuo colore preferito?

Rosso il sangue, rosso il bagno, rossi i tappeti, rosso dappertutto.
Il colore è visibile, in modo esplicito o implicito, praticamente in ogni singola inquadratura del film.
Rosso è anche la traduzione, dallo spagnolo, di “Colorado”, altro sostantivo usato per definire il colore e, guarda a caso, anche il nome dello stato in cui si trova l’Overlook Hotel e dove si svolgono le vicende.


12) Bisogna provare, provare, provare, provare...

Una delle inquadrature della scena in cui Jack fa rimbalzare la pallina contro il muro ha tenuto impegnata tutta la crew per diversi giorni.
Kubrick, infatti, voleva a tutti i costi che la palla colpisse la lente della camera che quindi continuò a filmare mentre si procedeva a fare tiri su tiri nella speranza di centrare il bersaglio. Tutta l’unità coinvolta nelle riprese si fece avanti per provare, di solito nelle pause fra un ciak e l’altro, fino alla riuscita dell’impresa.

13) Attori, vite parallele

In una realtà parallela Jack Nicholson non è Jack Torrance e Shelley Duvall non è sua moglie Wendy. In quest’altro universo la parte del protagonista potrebbe essere andata a Robert De Niro, scartato perché non abbastanza psicotico per il ruolo secondo Kubrick (che ha preso questa decisione dopo aver visto Taxi Driver), oppure a Robin Williams, la cui performance in Mork & Mindy l’aveva reso esageratamente psicotico agli occhi del regista. Per il ruolo di Wendy, Nicholson aveva suggerito Jessica Lange, mentre per quello di Lloyd, il barista, uno degli attori più quotati era Harry Dean Stanton, che però non riuscì a mantenere l’impegno preso a causa del suo ruolo in Alien.

14) La regola dei 180°?

Secondo le regole del montaggio classico, quando due soggetti interagiscono stabiliscono un asse – la linea d’azione – che delimita due campi. Per mantenere la continuità visiva, si segue la regola dei 180° che prevede che la camera si muova sempre all’interno dello stesso campo – modificando l’inquadratura a piacimento.
Quando si sceglie di scavalcare la linea immaginaria e scavalcare il campo è con uno scopo ben preciso: disorientare lo spettatore. Kubrick usa questo "trucco" in uno dei momenti chiave del film, la scena in cui Jack incontra Grady nel bagno degli uomini, suggerendo allo spettatore che la razionalità è un concetto ormai lontano dall'Overlook.

15) Quando il doppiaggio è disastroso

Stanley Kubrick si è occupato personalmente del casting dei doppiatori per le versioni tedesca e spagnola di Shining. In quest'ultimo caso, la scelta del cineasta è ricaduta sugli attori Joaquín Hinojosa (Jack Torrance) e Verónica Forqué (Wendy Torrance): entrambi alle prime armi, i due hanno svolto un lavoro talmente mediocre (per usare un eufemismo) da passare alla storia come uno dei peggiori doppiaggi mai realizzati nel cinema spagnolo (e non).


16) Garrett Brown pendolare

Garrett Brown è riconosciuto come l’inventore della steadicam, che permise ai cameraman di effettuare riprese in movimento evitando i classici scossoni nel risultato, e Kubrick fu tra i primi a volerlo dietro la macchina da presa: insieme ottenero risultati sorprendenti, come si può notare da tutte le inquadrature bassissime nelle sequenze in corridoio.
Leggenda vuole che Brown sia stato assunto da Kubrick con la promessa e l’assicurazione che le riprese non sarebbero mai durate più di sei mesi, dal momento che poi doveva recarsi negli Stati Uniti per girare Rocky II. Morale della storia: Brown si è ritrovato a fare da pendolare fra Londra e Philadelphia per diversi mesi perché le riprese di Shining si protrassero oltre il periodo stabilito.
Sarà forse stato per la proverbiale quantità di ciak girati da Kubrick, come i 50 tentativi necessari a far scivolare la pallina da tennis dritta contro il gioco di Danny?

17) “Here’s Johnny!”

Quando Jack sfonda la porta del bagno dove si è nascosta Wendy con un’ascia, scena cult che ha fatto la storia del cinema, pronuncia minacciosamente le parole “Here’s Johnny!” (“Sono in lupo cattivo" nella versione italiana). Alle origini di questa scelta un riferimento televisivo ben preciso, ossia la catchphrase esclamata dal conduttore Johnny Carson alla sua entrata nel Tonight Show (ulteriore curiosità: il programma ha ispirato anche il Murray Franklyn Show di Joker).
Meno accreditato invece il riferimento a Johnny Cash e a un incidente che lo vide coinvolto negli anni Sessanta: durante un tour, il cantautore e musicista avrebbe spaccato la porta che collegava due stanze del motel in cui soggiornava con la band proprio con un’ascia.
La scena, inoltre, omaggia un passaggio de Il carretto fantasma (Victor Sjöström, 1921).


18) The Red Drum Gataway

Nel 2015 i visual effects creators Adrien Dezalay, Emmanuel Delabaere e Simon Philippe realizzarono un bizzarro cortometraggio mashup intitolato The Red Drum Getaway. La storia vede come protagonista un uomo qualunque, interpretato da James Stewart (le sequenze sono tratte dai suoi film con Alfred Hitchcock), che si trova a essere stalkerato da Jack Torrance. Il personaggio di Stewart, sempre più stranito e allarmato, si trova dunque catapultato nel mondo di Kubrick e dei suoi criptici abitanti.


19) Long Lankin

Nella camera di Dick Halloran è visibile una pila di dischi riposta accanto alla TV. In cima a questa pila si può scorgere Commoners Crown, un album datato 1975 del gruppo folk-rock britannico Steeleye Span. La terza traccia dell'album si intitola "Long Lankin" e si basa su una ballata tradizionale inglese chiamata "Lamkin". Indovinate di che cosa parla la canzone? Dell’omicidio di una donna e del figlio neonato da parte di un uomo (alcune versioni raccontano di un muratore infelice, altre di un diavolo o di una sorta di boogieman).



20) What if: Jim Carrey è Jack Torrance in un inquietante video deepfake

E se il protagonista di Shining fosse Jim Carrey anziché Jack Nicholson? Il risultato della performance sarebbe altrettanto terrificante?
A rispondere a questa curiosità ci pensa uno strabiliante video deepfake realizzato dall’account YouTube Ctrl Shift Face:


Clicca qui per scoprire tutti i deepfake video di Shining con protagonista Jim Carrey.

Viola Franchini - Francesca Sala