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Le più grandi sorprese degli Oscar arrivano nel finale: Frances McDormand, Anthony Hopkins e lo strano "scambio delle categorie"

La prima cerimonia degli Oscar segnata dal Covid e dal distanziamento sociale si è conclusa e, nonostante le modifiche apportate al formato e gli sforzi compiuti per garantire lo show, è stato quasi tutto come al solito.
Fino agli ultimi 15 minuti.

Per la prima volta da che si ha memoria, gli organizzatori degli Oscar hanno deciso di cambiare l'ordine delle tre categorie finali, annunciando il miglior film per terzultimo, appena prima di svelare la miglior attrice e il miglior attore.
Tuttavia, tutto sembrava andare ancora (quasi) come previsto, fino a quando, negli ultimi minuti, non sono arrivate le sorprese più grandi, veri e autentici shock per i cinefili scommettitori.

A portarsi a casa la statuetta come miglior attrice protagonista, per la terza volta nella sua brillante carriera (raggiunta Meryl Streep, ne manca uno per eguagliare la leggendaria Katharine Hepburn), è Frances McDormand, la cui candidatura era sembrata ai più un omaggio, piuttosto che una reale possibilità di vittoria.
La maggior parte degli occhi, infatti, erano puntati sulla lotta tra Viola Davis (Ma Rainey's Black Bottom) e Carey Mulligan (Una donna promettente).

Infine, ciliegina sulla torta di un anno a dir poco bizzarro, l'Oscar al miglior attore: Joaquin Phoenix incarna la sorpresa di tutti quando dalla sua bocca esce il nome di Anthony Hopkins, vincitore con The Father - Nulla è come sembra.
L'attore britannico non presenzia alla cerimonia dell'Academy da anni, dopo aver definito la stagione dei premi "nauseante", e questa volta non ha fatto eccezione, rimanendo nella sua casa in Galles. 

Si sgretola, così, una delle granitiche convinzioni che circolava prima della serata: l'assegnazione dell'Oscar postumo a Chadwick Boseman per la sua performance in Ma Rainey's Black Bottom, dopo una stagione passata a dominare la categoria di miglior attore.
Le vittorie di Hopkins e McDormand hanno emulato i risultati dei BAFTA, unico precedente di valore di quest'anno che rispecchi le decisioni dell'Academy riguardo ai migliori attori.

Tra le altre sorprese della serata, da segnalare una nota amara per l'Italia: non realizzano l'impresa le pluripremiate Diane Warren e Laura Pausini, candidate all'Oscar per la miglior canzone con Io sì (Seen), da La vita davanti a sé.
Ad aggiudicarsi la statuetta, dopo l'incredibile successo dei Grammy Award con I Can't Breathe, è la nuova stella della musica statunitense H.E.R., vincitrice grazie al brano Fight for You, tratto da Judas and the Black Messiah.

Un ultimo, curioso appunto riguarda il mastodontico film di David Fincher, Mank. La sua epopea sulla Hollywood degli anni '30 conquista due sole statuette, su un totale di dieci candidature: quella per la miglior scenografia e, un po' a sorpresa, quella per la migliore fotografia a Erik Messerschmidt, che infrange i sogni di gloria di Joshua James Richards, candidato per il suo lavoro in Nomadland.

Comunque, anche grazie a questi due Oscar, Netflix conclude la serata con sette statuette, un record per una piattaforma streaming.

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