In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn (Emily Alyn Lind) si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom (Nick Nolte), un anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice (Caylee Cowan) rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. L’attrice, per ingannare il tempo durante la notte, rievoca a sua volta una storia più antica: quella di una coppia di contadini (Adelaide Clemens, Scoot McNairy) che accoglie un giovane vagabondo tormentato (Atticus Affleck), mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi. 

Dopo Joaquin Phoenix – Io sono qui! (2010) e Light of My Life (2019), Casey Affleck torna dietro la macchina da presa per concludere una trilogia esistenzialista sulla ricerca della propria identità, sia essa artistica, famigliare o sociale. Per amissione dello stesso Affleck, questo suo terzo lungometraggio nasce dall’interrogativo su quali siano le modalità attraverso cui l’uomo possa fare pace con l’esistenza che gli è stata data in sorte. Per farlo, il regista americano costruisce una complessa struttura narrativa a matrioska, una mise en abyme nella quale personaggi di generazioni diverse si passano idealmente il testimone del racconto, rievocando vicende del passato. Questi racconti sono destinati a intrecciarsi, generando una profonda connessione diacronica capace di sviluppare una sorta di compendio sulle miserie e sulle virtù dell’essere umano: una meditazione su odio, vendetta, perdono e compassione. Peccato che il film rischi di cadere qua e là sotto il peso della sua ambizione, soprattutto a causa di un'orchestrazione narrativa che si fa troppo macchinosa, mentre funziona comunque la mescolanza di stili e una parte conclusiva capace di lasciare comunque più di uno spunto su cui riflettere al termine della visione. Eccessivamente ridondante, il film riesce però quantomeno a giocare in maniera interessante con l’archetipo del vampiro, figura in grado di incarnare gli interrogativi esistenziali e le diverse sfaccettature dell’essere umano: curiosa e comunque capace di dare vita a varie interpretazioni la scelta di Affleck di scritturare per questo ruolo i suoi due figli, Atticus e Indiana. Presentato in Concorso alla mostra del Cinema di Venezia 2026.

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