Pillion – Amore senza freni
Pillion
Durata
106
Formato
Regista
La vita di Colin (Harry Melling), timido e introverso, cambia radicalmente quando conosce il motociclista Ray (Alexander Skarsgård). Tra i due inizia una relazione unilaterale, in cui Colin viene sottomesso: quando il giovane prova a portare la relazione ad un altro livello, le cose si complicano.
Sulle note di Chariot interpretata da Betty Curtis, il film si apre (e non poteva essere diversamente) sulla strada: Ray, completamente coperto dalla tuta da motociclista, sorpassa una macchina in cui Colin è seduto dietro mentre i sedili anteriori sono occupati dai suoi genitori. Basta questo per inquadrare i due protagonisti: il primo è indipendente e imperscrutabile dietro la visiera scura del casco; il secondo è ancorato, forse incastrato, nel contesto familiare, solitario non per scelta ma per indole. L’incontro tra i due è inaspettato e brutale, e ne nasce una relazione a tratti liberatoria e a tratti ingabbiante. Se infatti la stessa risulta fuori dai canoni dei film romantici per via del contesto BDSM, non mancano delle regole ferree che impediscono ai due di esprimere i propri sentimenti liberamente. Il film inizia con toni leggeri e frizzanti, ma ben presto l’assenza di sincera comunicazione tra i due disvela tutta la tossicità della personalità di Ray, che impedisce a Colin di viversi la sua prima relazione con i tempi e con gli strumenti che gli servirebbero per investigare le proprie fantasie sessuali e le proprie esigenze emotive. Pillion (che è il nome inglese per il sedile del passeggero, subordinato e costretto ad appoggiarsi a chi guida) diventa così ben più di una commedia spinta, andando a raccontare con freschezza e profondità un tipo di rapporto non spesso indagato con cognizione di causa. Forse l’unico vero intoppo è la caratterizzazione di Ray, che esprime così poco di sé da sembrare talvolta più macchietta che personaggio a tutto tondo: Skarsgård però sa conferire sfumature che colpiscono nel segno. La prova migliore, in ogni caso, è quella di Harry Melling, figura complessa, tenera, impacciata e malinconica, che cerca un proprio spazio e una propria voce. Anche la regia sa offrire squarci interessanti, come i ralenti durante le corse in moto che negano la velocità oggettiva per soffermarsi sulla necessità di Colin di un contatto fisico intenso e sincero. Esordio tutt’altro che banale, che sancisce definitivamente il talento di Melling. Tratto dal romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones.