Primetime
Primetime
Dove vederlo
In sala - Dal 15/10
Durata
110
Formato
Regista
A metà anni 2000, lo spregiudicato conduttore e giornalista NBC Chris Hansen (Robert Pattinson) fa la storia della TV con il programma To Catch a Predator, rivoluzionario format investigativo in cui, attraverso operazioni sotto copertura, vengono smascherati adulti intenzionati a incontrare minori conosciuti su Internet.
Dopo una lunga carriera artistica nel documentario, iniziata nel 2012, Lance Oppenheim (classe 1996) fa il suo esordio nel cinema di finzione con un progetto radicato nel tessuto sociale a stelle e strisce, che trova la sua ragione d’essere nelle profonde contraddizioni della cultura, in questo caso anche pop, americana. Una radiografia lisergica e cangiante dell’industria televisiva più degenerata, che si riflette in una spettacolarizzazione di massa che rifiuta qualsiasi riflessione etica o morale. It’s showtime: Oppenheim riavvolge il nastro dello showbiz e torna, anche attraverso un sapiente uso dei formati che richiama l’estetica lo-fi dell’epoca, agli anni in cui si affermava una forma di televisione ibrida che rompeva i legami con i codici della TV generalista tradizionali. Il docu-reality, in tutta la sua viscida spregiudicatezza, diventa specchio di una società sempre più appiattita su esigenze basse e triviali. La nobiltà d’intenti delle persone coinvolte nel programma diventa una squallida facciata per dare in realtà sfogo a ogni bassezza possibile, sempre all’insegna di una costante ricerca di successo e popolarità. Pattinson è perfetto nell’interpretare le ossessioni anche infantili di un uomo alla deriva e nell’incarnare l’aspetto più malato dell’american dream. Peccato che Oppenheim abbia dato vita, in realtà, a un’opera molto più conservativa di quanto ci si potesse aspettare, a cui manca il coraggio di andare fino in fondo, di spiazzare realmente lo spettatore, di mettere con le spalle al muro il marcio in cui si immerge. I lampi di fulminante inventiva cinematografica, comunque, non mancano, soprattutto sul versante della ricerca stilistica ed espressiva, che si spinge al limite della sperimentazione visiva. Il risultato è un biopic accattivante e di enorme appeal popular che, incrociando finzione e realtà sulla base dell'articolo Tonight on Dateline This Man Will Die di Luke Dittrich, aderisce perfettamente alle esigenze produttive tipiche di A24, tra cinema arthouse, modaiolo ed estetizzante, e autentica voglia di dare vita a un prodotto che segni, nel suo piccolo, il linguaggio cinematografico contemporaneo. «Mi piaceva l'idea di tornare a esplorare la cultura mediatica dei primi anni 2000, prima che il panorama dell'informazione si frammentasse, quando una collocazione in prima serata sembrava una questione di vita o di morte. Per alcuni, lo era davvero» (Lance Oppenheim). Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.