Un bon petit soldat

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102

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Carla (Alba Rohrwacher) è una dirigente brillante e interamente votata al lavoro. Da poco nominata responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda, ha il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione. Ma quando scopre un caso di management tossico, il confine tra compromessi e compromissioni si fa sempre più sottile. Fino al punto di rottura.

A tre anni dal bellissimo Le occasioni dell’amore (2023), Stephane Brizé aggiunge un ulteriore tassello a una tra le filmografie più importanti del cinema contemporaneo europeo: con Un bon petit soldat, Brizé torna a confrontarsi con il tema lavoro, già al centro dell’omonima trilogia composta da La legge del mercato (2015), In guerra (2018) e Un altro mondo (2021). Al centro del film troviamo Carla, un personaggio di raro spessore drammaturgico che nasconde dietro un’apparenza impeccabile una profonda insicurezza e una fragilità che finiscono per ripercuotersi soprattutto sulla sua vita familiare. Le logiche del mercato sembrano, infatti, aver plasmato ogni aspetto della sua esistenza, tanto che la donna non riesce mai a staccarsi dall’ambito lavorativo e trasferisce sul figlio le proprie frustrazioni e insicurezze. Emblematica, in questo senso, è la sequenza delle ripetizioni di matematica, in cui la donna arriva a insultare e umiliare il bambino per non essere riuscito a rispondere alle sue domande. Risulta così particolarmente significativa la scelta di Brizé di filtrare costantemente il rapporto madre e figlio attraverso lo schermo di un telefono o di un pc, sottraendo in tal modo agli incontri la fisicità e l’intensità del contatto umano. L’ecosistema lavorativo rappresentato da Brizé è un mondo perennemente in guerra, nel quale i dipendenti di un’azienda sono trattati alla stregua di elettrodomestici, facilmente sostituibili e sacrificabili: è anche su questi spunti che Brizé dà vita a una satira estremamente divertente che offre anche alcuni momenti a dir poco esilaranti. Eppure, dietro questo velo di umorismo si nasconde in realtà un film cupissimo, segnato da un profondo pessimismo sull’impossibilità di sottrarsi a un sistema che non ammette fragilità né incertezze, nel quale puoi sopravvivere solo se ti comporti da "buon soldato", come suggerisce il titolo. Un senso di impotenza racchiuso nello sguardo disilluso di Alba Rohrwacher con cui si chiude il film, in uno dei finali più toccanti di tutto il cinema di Brizé. Alla seconda collaborazione con il regista francese dopo Le occasioni dell’amore, Rohrwacher regala un’interpretazione di straordinaria intensità emotiva, sicuramente tra le migliori di tutta la sua carriera. Il risultato è l'ennesimo esempio del lavoro di un autore capace di dare vita a un cinema solido e rigoroso nella forma e, al contempo, profondamente umano, capace di interrogarsi sul presente senza mai dover rinunciare a uno sguardo empatico sui propri protagonisti. Il film si conclude sulle note di A New Error dei Moderat, brano già utilizzato da Xavier Dolan in Laurence Anyways (2012) e da Andrea Pallaoro in Monica (2023). Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026.

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