Boy
Boy
Durata
87
Formato
Regista
Boy (James Rollstone) vive con il fratello minore Rocky (Te Aho Eketone-Whitu), la nonna e un nutrito gruppo di cugini. Il padre Alamein (Taika Waititi) è in prigione ed è idolatrato dal figlio. Quando l’uomo torna a casa, le aspettative di Boy devono fare i conti con la realtà.
Tra i prodotti più intimi di Taika Waititi, Boy racconta con buona sensibilità la disfunzione del ruolo genitoriale, in cui l’incapacità del padre a crescere e a prendersi le proprie responsabilità costringe i figli a maturare ben prima del dovuto. Nel film gli adulti sono assenti o incapaci di fare da modello per i più giovani, che hanno invece il monopolio della maggior parte delle scene. Fino all’arrivo di Alamein, che fagocita l’attenzione di Boy, il quale vorrebbe un padre ma si trova davanti un uomo che rifiuta persino di farsi chiamare così. Eppure il bambino lo ammira inizialmente senza riserva ed è proprio la sua evoluzione e presa di coscienza a regalare i momenti più intensi del film. Waititi dosa bene la sua comicità, mantenendo con efficacia gli elementi più scalmanati alle “visioni” di Boy, che vede il padre alternatamente come genio dell’evasione, grande combattente ed eroe di guerra. Le sue prospettive e quelle del fratello Rocky (in una squisita animazione stilizzata) rendono davvero protagonista lo sguardo infantile: ingenuo eppure già fortemente inquieto. Soggetto ispirato all’infanzia del regista, che ha anche scelto come ambientazione la cittadina in cui è cresciuto, a sottolineare l’intimismo della pellicola, è un film con alcune grossolanità narrative, ma comunque capace di risultare riuscit e toccante. Spassosissima scena lungo i titoli di coda, in cui si omaggia Thriller di Michael Jackson mischiando il balletto originale con l’haka Maori, cui comunità è forse la vera protagonista del film.