Selvaggi in fuga
Hunt for the Wilderpeople
Durata
101
Formato
Regista
Ricky Baker (Julian Dennison) è un ragazzino in mano ai sevizi sociali che viene mandato in una nuova famiglia adottiva. Rimasto solo con lo zio Hector (Sam Neill), i due si trovano da un momento all’altro dispersi nella foresta e braccati dalle forze dell’ordine.
L’ultimo film di Taika Waititi prima della parentesi hollywoodiana è una commedia allo stesso modo sboccata e tenera. I due protagonisti sono outsider della società che iniziano a comprendersi e a volersi bene solo allontanandosi ancora di più dalla civiltà, vivendo in fuga dal mondo, ma non dai loro sentimenti. La trama si fa presto decisamente irrealistica e Waititi non si fa problemi ad andare sopra le righe, a volte capitombolando (la lotta contro il cinghiale in CGI), ma restando comunque coerente alla sua storia. Diviso in brevi capitoli, il film è un’avventura alla portata di un ragazzino problematico e impacciato (ma con una propensione per la poesia) e di un ultrasessantenne scorbutico che si trova a inventarsi un ruolo da padre che non si aspettava (e che non desiderava). La goffa sfida di sopravvivenza viene portata a termine con un lieto fine classico, ma sono molte le sorprese (e le risate) durante il percorso. Il regista appare nel ruolo del prete nella scena del funerale, in cui la sua capacità di mischiare umorismo e amarezza si mostra purissima. Il film ha ottenuto in patria il record del maggiore incasso per una produzione interamente neozelandese.