Incubi notturni
Dead of Night
Durata
103
Formato
Invitato in una villa di campagna per lavoro, un architetto (Mervyn Jones) vive inquietanti déjà vu, essendo sicuro di aver già visto gli altri invitati nei propri incubi. È anche convinto che l’incontro avrà esiti drammatici e l’atmosfera si presta a uno scambio di racconti sul tema del paranormale, nonostante lo scetticismo di van Straaten (Frederick Valk), psicologo che cerca di dare spiegazioni plausibili agli eventi narrati.
Gli Ealing Studios chiamano a raccolta quattro registi di talento (nonostante siano quasi tutti a inizio carriera, con l’eccezione del veterano Cavalcanti) per un film horror a episodi che ha influenzato decenni di produzioni simili, non solo per la struttura, ma anche per tematiche. Il primo episodio è diretto da Dearden, così come la cornice narrativa, ed è efficace nella sua brevità, cui idea (che agli occhi moderni non può non far pensare alle premesse della saga di Final Destination) si basa su un pilota che sfugge alla morte in seguito a un sinistro presagio. Il secondo episodio è diretto da Cavalcanti, ed è forse il più canonico: ispirato a un vero fatto di cronaca nera di fine Ottocento (l’infanticidio di Francis Kent per mano della sorella adolescente), è una storia di fantasmi dal retrogusto malinconico, efficacemente ambientato durante una festa natalizia. Il terzo è a firma di Hamer, e mostra una lenta caduta nella follia per mano di uno specchio incantato che non riflette la realtà. Da non sottovalutare le possibili letture metacinematografiche di questo “schermo” inaffidabile, eppure potentemente convincente e coinvolgente. Il quarto episodio è il più leggero ma riesce a non risultare troppo fuori fuoco grazie alla regia di Crichton, che già dà un buon assaggio dello humour dei suoi film successivi, assecondato dalla chimica di Radford e Wayne che interpretano una coppia di golfisti seguendo il successo dei loro personaggi ossessionati dal cricket ne La signora scompare di Hitchcock. Da segnalare che l’opera originale è un racconto di H. G. Wells. L’ultimo incubo è nuovamente in mano a Cavalcanti ed è quello più apprezzato e ricordato: un magnifico Michael Redgrave interpreta un ventriloquo che cerca di non impazzire nonostante la maligna influenza del suo pupazzo. Brividi assicurati, anche grazie alla chiusura della cornice in cui il povero architetto si trova immerso in tutte le storie per poi rimanere bloccato in un loop. Il risultato finale regge il peso degli anni ed è solido esempio di horror britannico pre Hammer. Vincitore del premio alla miglior sceneggiatura durante la prima edizione del Festival di Locarno, ma anche il montaggio è particolarmente azzeccato. Tra gli horror preferiti di Martin Scorsese.