Pecore sotto copertura
The Sheep Detectives
Durata
109
Formato
Regista
Il pastore George (Hugh Jackman) ama leggere romanzi gialli alle sue pecore, nonostante sia sicuro che non comprendano una sola parola. Eppure, quando un fatto misterioso sconvolge il campo, il gregge si unisce e decide di investigare per scoprire la verità.
I toni di Pecore sotto copertura vengono esplicitati sin dai titoli di testa, quando Leo, la celebre mascotte di Metro-Goldwin-Mayer, anziché prodigare il suo roboante ruggito delizia con il timido belato di un agnellino. Più o meno, il film prosegue nel verso esattamente opposto: pecore, animali più insospettabili del pianeta, che a seguito dell’omicidio del padrone si fanno leonesse e decidono di usufruire della conoscenza acquisita masticando (letteralmente) romanzi gialli per scoprire l’identità dell’assassino. Peraltro, il fatto che proprio le pecore, notoriamente conosciute per non essere tra le creature più intelligenti che popolano la Terra, siano responsabili della risoluzione del caso, è un pretesto ambientale per riscattare le abilità di animali sfruttati ingiustamente dalla grammatica come sinonimo di ignoranza. La sintassi cinematografica è al servizio del mistery, fornendo nelle fasi iniziali un quadro generale di ambienti, personaggi, personalità e rapporti, proprio come in una classica partita di Cluedo. A ulteriore conferma di ciò la limitata dimensione spaziale all’interno della quale i vari personaggi si muovono: Denbrook, un allegro e coloratissimo paesello sperduto tra le campagne britanniche. Un soggetto bizzarro, recuperato a partire dal romanzo Glennkill di Leonie Swann, e che funziona grazie al ritmo sostenuto e il leggero, ma non inconsapevole, tocco comico che il regista gli imprime. Una tra le maggiori abilità del film è proprio quella di saper esibire argomenti adulti e ragionati quali perdita, comunità e il ruolo della memoria rimanendo fedele al suo spirito innocentemente famigliare, fornendo inoltre più di un pretesto per concedersi una genuina risata alla vista di ovini che interagiscono in modo anomalo con esseri umani ignari della situazione. Purtroppo, non sempre l’obiettivo viene raggiunto in maniera appagante e a più riprese l’opera inciampa tra i sassi della retorica forzata. Inoltre, proprio come le pedine di una sessione notturna di Cluedo, i personaggi umani risultano molto geometrici nella loro caratterizzazione, venendo paradossalmente surclassati dalle pecore in termini di complessità psicologica. Insomma, Pecore sotto copertura appare come un lavoro squadrato e a volte sin troppo didascalico, ma a tratti sollevato da ammassi di lana portati in vita grazie a una brillante CGI, proprio come il mistero che fa da carburante al racconto.