Sono un criminale
They Made Me a Fugitive
Durata
101
Formato
Regista
L’ex aviatore Clem Morgan (Trevor Howard) si unisce al contrabbandiere Narcissus (Griffith Jones), convinto che la sua sia un’attività truffaldina ma relativamente innocua. Quando si mette di mezzo il traffico di droga e Clem decide di abbandonare la gang, però, Narcissus lo incastra e lo fa finire in prigione. Una volta evaso, e con l’aiuto di Sally (Sally Gray), cercherà di scagionarsi e vendicarsi.
Invece di quelle classiche delle metropoli statunitensi, Cavalcanti rende le strade di Londra le protagoniste di un noir diretto con classe, nella cui sceneggiatura non mancano dialoghi incisivi e stoccate di humour tipicamente britannico (soprattutto grazie al personaggio dell’ottima caratterista Mary Merrall). Il gangster a stelle e strisce è sostituito da un sadico ed elegantissimo dandy, e l’antieroe fascinoso à la Bogart lascia il posto a un uomo spaesato, che cerca di tirare a campare dopo che la fine della guerra l’ha reso disoccupato. Una cruda radiografia di una società allo sbando (la sequenza con i coniugi Fenshaw, primi a incontrare Morgan dopo l’evasione, è una lucidissima disamina di un cinismo che sembra inarrestabile), ma anche una strenua ricerca di verità e giustizia, a dispetto di ogni ostacolo. C'è qualche passaggio prevedibile e alcune scelte sono un po' di maniera, ma i personaggi sono ben scritti e, insieme alla bella fotografia e a un montaggio efficace, concorrono alla riuscita di una pellicola non memorabile ma comunque ricca di fascino: Cavalcanti gestisce al meglio sia gli esterni, ancora segnati dalla guerra, che le scenografie in studio (in particolare è di grande suggestione il finale nell’agenzia di pompe funebri che funge da facciata per l’attività di Narcissus). Presentato in concorso a Venezia nello stesso anno di un altro ottimo noir britannico, Il fuggiasco di Reed