Giampiero (Enrique Thibault), studente universitario della ricca borghesia milanese, fatica ad affrontare la vita con decisione. Valeria (Danièle Gaubert), di origini più modeste, è combattuta tra il desiderio di lavorare e conquistare una propria autonomia e la tentazione di un matrimonio conveniente. Durante un inverno nella Milano dei primi anni Sessanta, i due vivono una relazione fragile, incerta e piena di incomprensioni, fino a una conclusione lontana dai modelli tradizionali. 

Eriprando Visconti esordisce alla regia nel 1962 con questo film, prodotto dalla società 22 Dicembre fondata da Ermanno Olmi, qui presente anche come attore. Il film utilizza gran parte della troupe de Il posto, girato nello stesso periodo ed uscito l’anno precedente: gli echi dello straordinario lungometraggio di Olmi sono infatti presenti, con esiti nettamente superiori a questo lungometraggio, comunque interessante. Da segnalare l’originale colonna sonora jazz composta da John Lewis, capace di rafforzare il tono generale di malinconia di un film che rappresenta uno dei ritratti più riusciti e meno ricordati della Milano del boom economico, dove la città non è un semplice sfondo, ma un vero e proprio elemento narrativo fatto di uffici, appartamenti eleganti, strade fredde e quartieri in trasformazione. Il regista riprende dal celebre zio Luchino Visconti la capacità di rappresentare dall’interno, utilizzando anche spunti autobiografici, la classe benestante a cui lui stesso apparteneva, ma si allontana dall’ingombrante modello familiare sul piano formale e stilistico. Il film mostra infatti l’influenza di altri riferimenti: da Michelangelo Antonioni riprende il tema della solitudine e dell’incomunicabilità; dal già citato Olmi l’attenzione realistica ai gesti quotidiani e agli ambienti cittadini; dalla Nouvelle Vague una maggiore libertà narrativa e visiva, con scene spontanee e uno stile più immediato e contemporaneo. Modelli che Eriprando Visconti non raggiunge naturalmente, giocando un po' troppo di maniera, ma arrivando ugualmente a dare vita a un’opera moderna e capace, nonostante tutto, di avere una sua personalità. A lungo difficilmente reperibile e poco visto, il film è stato restaurato nel 2026 da Cineteca Milano partendo dall’unica copia positiva 35mm conservata nei suoi archivi. 







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