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Andrej Tarkovskij: il grande regista russo in 10 fotogrammi e citazioni indimenticabili

Regista e sceneggiatore russo, Andrej Tarkovskij è tra i più influenti e radicali cineasti della storia del cinema. Dopo aver studiato musica e arabo, si diploma al VGIK, la Scuola di Cinematografia sovietica, per poi esordire nel 1956 con il cortometraggio I killer (Ubijcy). Debutta al lungometraggio nel 1962 con L'infanzia di Ivan (Ivanovo detstvo), Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia, e dirige nel 1966 il capolavoro Andrej Rublëv, fortemente osteggiato dal regime. Il 1972 è l'anno di Solaris (Solyaris), lanciato come la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968) di Stanley Kubrick, cui segue, nel 1979, Stalker, straordinario viaggio negli abissi della mente umana. Gli ultimi film girati sono Nostalghia (1983) e Sacrificio (Offret, 1986).

In occasione del nostro nuovo appuntamento col cinema di Tarkovskij, ripercorriamo in rapida successione il suo cinema di grande levatura formale, metafisica e spirituale attraverso 10 fotogrammi fondamentali arricchiti da alcune citazioni tratte dal suo volume Scolpire il tempo, uno degli scritti sul cinema più densi, significativi e ricchi di stimoli filosofici sul senso intimo delle immagini mai redatti da un regista. 

L'INFANZIA DI IVAN (1962)

"In una situazione di tensione priva di sviluppo, statica, per così dire, le passioni si acuiscono al massimo e si manifestano in maniera più palese e convicnente che non in una siutazione di mutamenti graduali. È a causa di questa mia predilezione che amo Dostoevskij. Mi interessano maggiormente, infatti, i caratteri esteriormente statici, ma interiormente pieni di tensione a causa dell'energia della passione che li sopraffà. L'Ivàn del racconto che avevo letto apparteneva a qusto genere di caratteri e queste particolarità del racconto di Bogomòlov avvinsero la mia immagine".

ANDREJ RUBLËV (1966)

"Nella scienza l'intuizione sostituisce la logica. Nell'arte, invece, come nella religione, l'intuizione è equivalente alla convinzione, alla fede. È una condizione dell'anima e non un metodo di pensiero. La scienza è empirica, mentre il pensiero per immagini è mosso dall'energia della rivelazione. Si tratta di una specie di illuminazione improvvisa, come se un velo cadesse dagli occhi! Ma non riguardo ai particolari, bensì all'insieme, all'infinito, a ciò che la scienza non può afferrare". 

SOLARIS (1972)

"L'artista ha il dover e di essere imperturbabile. Egli non ha il diritto di rivelare la propria commozione, la propria partecipazione, e di esprimere direttamente tutto questo. Qualsiasi commozione provocata dall'oggetto dev'essere tramutata nella serenità olimpica della forma. Solo allora l'artista potrà parlare delle cose che lo commuovono". 

LO SPECCHIO (1975) 

"Che cosa significano, ad esempio, in senso funzionale, le immagini di Leonardo da Vinci o di Bach? Esattamente nulla, all'infuori del fatto che esse, di per sé, stanno a significare quanto siano autonome. Esse vedono il mondo come per la prima volta come se non fossero appesantite da nessuna esperienza precedente. Il loro sguardo indipendente è simile a quello di chi fosse appena giunto in esso!".

STALKER (1979)



"Esiste la libertà di scelta per lo spettatore del cinema? Ogni fotogramma preso singolarmente, infatti, ogni scena o ogni episodio, non descrivono, bensì letteralmente fissano l'azione, il paesaggio, i volti dei personaggi.  Perciò nel cinema avviene una singolare imposizione di norme estetiche, una definizione univoca della realtà concreta, contro la quale sovente insorge l'esperienza personale dello spettatore". 

NOSTALGHIA (1983)



"Avrei mai potuto supporre girando Nostalghia in Italia che lo stato di malinconia soffocante e senza sbocchi che riempie tutto lo spazio dello schermo in questo film sarebbe diventata la sorte della mia vita successiva? Avrei mai potuto pensare che da allora e fino alla fine dei miei giorni avrei portato in me stesso questa grave malattia? Pur lavorando in Italia, cionondimeno ho girato un film russo in tutti i suoi aspetti: spirituali, estetici ed emotivi". 

SACRIFICIO (1986) 



"Il naturalismo è la forma di esistenza della natura nel cinema e quanto più naturalisticamente la natura si presenta nell'inquadratura tanto più, da una parte, tanto più noi crediamo ad essa, e, dall'altra, tanto più nobile è l'immagine che ne scaturisce: l'anima stessa della natura nel cinema scaturisce dalla verosimiglianza naturalistica".

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